Ultimi giorni per vedere la cometa Neowise, ecco come non perdersela – Il Sole 24 ORE

ASTRONOMIA

Basta una passeggiata fuori porta o sull’argine di un fiume per godere dello spettacolo, ma meglio attrezzarsi con telescopi e circoli di astrofili

di Leopoldo Benacchio

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Un’immagine della Cometa (Afp)

Basta una passeggiata fuori porta o sull’argine di un fiume per godere dello spettacolo, ma meglio attrezzarsi con telescopi e circoli di astrofili


3′ di lettura

Ultimi, ma proprio ultimissimi, giorni per cercare di vedere la cometa di cui tutti parlano in queste ore, dal poco romantico nome di Neowise C/2020 F3. Diciamo subito che a occhio nudo la si intravede come un batuffolino con una sporgenza verso l’alto, che sarebbe poi l’inizio della coda. Certamente meglio mettersi in un luogo in cui l’illuminamento artificiale è basso, non occorre necessariamente andare in montagna, basta anche una passeggiata fuori porta o sull’argine di un fiume.

Il grande problema per il neofita, incuriosito da quello che è uno degli spettacoli più affascinanti del cielo, è dove cercarla. In questo caso però la cometa ci viene molto incontro: basta guardare verso Nord Ovest, dove troviamo il Grande Carro, impossibile non riconoscerlo, al limite cercheremo una illustrazione su Web, e poi scendere con l’occhio verso l’orizzonte. L’orario è di tutta comodità, dopo le 21 ma meglio verso le 23-24.Se uno ha in casa, o si fa prestare, un binocolo, il meglio sarebbe uno di quelli da montagna che hanno in genere buona luminosità e ingrandimento, allora è il momento giusto per rispolverarlo.

Le due code della cometa

Col binocolo, o il tele, minimo 200, della camera fotografica la Neowise si concede in tutta la sua bellezza, con la coda principale, bianca, che si estende per milioni di chilometri costituita da polvere, non molto diversa poi da quella con cui combattiamo in casa durante le pulizie. L’altra coda, ancora più bella, è bluastra, ed è costituita invece da ioni, atomi di materiale della cometa a cui è stato letteralmente rubato qualche elettrone. Non è certo la cometa del secolo, come fu chiamata la Hale Bopp nel 1997 che, ad occhio nudo, si vedeva occupare quasi mezzo cielo, ma pur sempre è uno spettacolo intrigante. Le comete sono fra gli eventi che irrompono letteralmente nel cielo, rompendo di punto in bianco, la regolarità dei ritmi celesti: sorgere e tramontare del Sole, della Luna con le sue fasi sempre diverse, delle stelle che lentamente, ma costantemente, cambiano durante l’anno.

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Ritmi che l’umanità conosce da millenni e che vede sconvolti da questi ospiti non invitati. Per questo spesso sono state interpretate come segni di disgrazia o cattivo augurio e la loro coda è stata vista, immaginata, formare le forme più strane e terribili: pugnale, coltello, spada. In effetti quello a cui assomigliano, nella natura, le comete sono le farfalle, che da bruchi striscianti divengono splendidi e variopinti insetti alati.

Questa che sta passando ha un nucleo di circa 5 chilometri, immaginiamo il Cervino, con l’aspetto di una montagna di fango e ghiacci. Gli strati superficiali, quando la cometa arriva dalle parti del Sole, come ora, grazie all’influenza della radiazione solare e delle particelle che la nostra stella emette continuamente iniziano a vaporizzare e lasciare nello spazio minuscoli grani di polvere che, alla luce del Sole, si comportano come meravigliosi catarifrangenti, dandoci lo spettacolo della coda.

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