TSMC conferma: stop alle consegne di chip a Huawei da metà settembre

TSMC ha confermato di aver interrotto i rapporti con Huawei e per questo non sta ricevendo nuovi ordini produttivi da parte dell’azienda cinese dal 15 maggio. Le indiscrezioni circolavano da tempo, ma le dichiarazioni al Nikkei Asia rappresentano la prima presa di posizione ufficiale dell’azienda taiwanese in materia.

Il Dipartimento del Commercio statunitense ha rivisto nelle scorse settimane le norme che le aziende estere che usano tecnologia o macchinari USA nella produzione devono seguire per continuare a realizzare chip per Huawei. L’azienda taiwanese potrebbe ottenere una licenza speciale, ma al momento non è chiaro quali siano le intenzioni in merito né della stessa TSMC né degli Stati Uniti.

Huawei e TSMC hanno un periodo “cuscinetto” di alcuni mesi, durante il quale gli ordini esistenti possono essere esauditi e spediti. Si arriverà dunque al 14 settembre, ultima data utile per la consegna da parte di TSMC di wafer a Huawei o HiSilicon. Speculazioni vogliono che Huawei abbia aumentato gli ordini presso TSMC nei mesi scorsi per crearsi un magazzino sufficiente a coprire le necessità per il resto dell’anno e forse oltre, ma è chiaro che se così non fosse e le tensioni politiche tra Stati Uniti e Cina non dovessero appianarsi, il colosso cinese potrebbe trovarsi in problemi seri.

Non solo il comparto smartphone, dove l’azienda cinese è tra i player principali malgrado i problemi all’ecosistema legati all’impossibilità poter vendere smartphone con il Google Play Store, ma anche in fatto di infrastrutture di rete, dove peraltro Huawei è già osteggiata da Stati Uniti, Regno Unito e recentemente è stata esclusa dal bando di gara TIM sul 5G in Italia e Brasile. Il tutto senza dimenticare il business di HiSilicon, il ramo di progettazione dei chip di Huawei attivo in numerosi mercati.

Difficile dire chi potrebbe subentrare nel caso a TSMC, visto che anche il resto dei produttori più noti usa macchinari realizzati negli Stati Uniti. Si è vociferato di un passaggio alla cinese SMIC, ma non sono noti del tutto i dettagli e se l’azienda riuscirà a coprire la domanda e a soddisfare le richieste tecnologiche di Huawei: sembra esserci un gap produttivo ampio tra TSMC e l’industria cinese. Forse potrà colmare solo una parte delle necessità del colosso asiatico.

Probabilmente TSMC farà di tutto per non perdere un cliente che nel 2019 ha rappresentato il 23% del suo fatturato, la quota maggiore di tutti, ma se gli sforzi dovessero fallire, a Taiwan si dicono in grado di superare gli effetti del ban prolungato a Huawei sopperendo con gli ordini di altri clienti. D’altronde TSMC ha stimato un aumento del fatturato su base annua del 20% nel periodo tra luglio e settembre, con un ulteriore incremento delle spese per macchinari fino a 17 miliardi di dollari quest’anno.

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