Trump impone a Intel lo stop (temporaneo) delle consegne al terzo produttore di server al mondo

Le tensioni commerciali tra USA e Cina continuano ad avere ripercussioni su più fronti e anche il mondo dell’hardware non è esente alle dinamiche mondiali. Intel, come riportato prima dal quotidiano cinese Globaltimes.cn e poi da Tom’s Hardware, ha sospeso le consegne di prodotti a Inspur, il terzo fornitore di server al mondo e il più grande in Cina.

Una sospensione che segue l’inserimento di Inspur in un elenco pubblicato dal governo degli Stati Uniti in cui si fanno i nomi di 20 aziende che sarebbero controllate dall’esercito cinese (PLA). In tale documento si chiede di procedere con un’azione normativa rapida per impedire a tali aziende di ottenere tecnologie statunitensi critiche.

“Abbiamo temporaneamente sospeso le consegne a un nostro cliente per uniformarci alle normative sulle esportazioni del governo degli Stati Uniti. Si tratta di una pausa temporanea che dovrebbe durare meno di due settimane per alcuni prodotti e altri riprenderanno nel giro di pochi giorni. Riprenderemo le spedizioni non appena sarà possibile, garantendo allo stesso tempo la conformità con la legge statunitense”, ha dichiarato Intel a Tom’s Hardware.

Intel non cita in modo esplicito Inspur, ma si tratta di una risposta a una domanda in cui si faceva chiaro riferimento alla realtà cinese, quindi è implicito che Intel parli di Inspur. Non è chiaro al momento quali prodotti Intel siano coinvolti dallo stop alle consegne e l’impatto finanziario che questa decisione degli Stati Uniti causerà ai conti dell’azienda. Chiarissimo invece l’intento di Intel di trovare la strada giusta per ottemperare alle decisione del governo ma al tempo stesso non perdere un cliente strategico. Gli avvocati saranno già al lavoro…

Non bisogna dimenticare che il Data Center Group (DCG) di Intel pesa sul fatturato per oltre il 50% e nell’ultima trimestrale ha complessivamente ha visto crescere le vendite del 43% (a 7 miliardi) su base annua, in particolare grazie a un +53% del settore cloud.

Intel non è ovviamente l’unica azienda colpita dalle decisioni – passate, presenti e future – dell’amministrazione statunitense: ad esempio l’anno passato THATIC, la joint venture creata da AMD con il governo cinese nel 2016, un veicolo creato per concedere in licenza l’uso dell’architettura Zen ad alcune realtà locali, fu inserita nella lista con cui le aziende statunitensi non posso fare affari.

Nel caso specifico di Inspur, sembra che l’azienda commercializzi server prevalentemente con CPU Intel, quindi l’impatto su AMD potrebbe essere nullo o minimo. Non è da escludere invece che la storia sia differente per Nvidia, con Inspur intenzionata a realizzare server con il nuovo acceleratore Nvidia A100.

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Insomma, per le aziende hardware fare affari con la Cina sarà ancora più difficile, con possibili sconvolgimenti anche repentini della situazione, a meno che le tensioni tra i due paesi in campo tecnologico non si appianino: non bisogna dimenticare che quest’anno gli americani voteranno per la presidenza e un’eventuale sconfitta di Trump potrebbe cambiare la politica a stelle e strisce anche su questo fronte.

Nel frattempo l’amministrazione Trump ha annunciato che estenderà le restrizioni anche a Hong Kong, territorio che per lungo tempo è stato un “porto sicuro” per gli interscambi tra Cina e mondo tecnologico statunitense. La stretta cinese nei confronti di quello che fino a poco tempo fa era un territorio politicamente autonomo fa sì che i provvedimenti USA si applichino anche a Hong Kong.

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