Tre caravelle verso Marte e una “operazione verità” – La Stampa

Poco prima dell’alba un astro rosso sangue brilla verso sud. Non è una stella. E’ il pianeta Marte che si avvicina per allinearsi con il Sole e la Terra (allineamento che gli astronomi chiamano opposizione). Il 6 ottobre Marte raggiungerà la distanza minima: fino al 2035 non tornerà più così vicino a noi. Una settimana dopo, il 13 ottobre, si verificherà l’esatto allineamento con il Sole e la Terra. In quel periodo diventerà l’astro più luminoso del cielo, superando anche Giove e Venere. Ma per chi è appassionato di esplorazione spaziale sono questi della seconda metà di luglio i veri giorni cruciali per Marte.

Tocca al rover “Perseverance”

E’ imminente il lancio della missione Nasa “Mars 2020” con il rover “Perseverance”, destinato a posare su quel pianeta nel febbraio 2021 i due miliardi e mezzo di dollari che sono stati necessari per l’impresa, e già si sbizzarriscono i cronisti con le solite melensaggini scrivendo di “ammartaggio” (ma la parola ”atterraggio”, sulla quale il neologismo è coniato, non si riferisce al pianeta Terra, bensì più modestamente al “terreno” degli aeroporti, e il suolo di Marte è a tutti gli effetti un terreno come quello di Linate). La prima finestra utile per il rover americano si apre il 30 luglio. La meta è Jezero, un cratere largo 47 chilometri ritenuto promettente dal punto di vista paleo-biologico. A bordo, incisi su un CD, viaggeranno i nomi di migliaia di fan dell’esplorazione spaziale, un piccolo elicottero e un contenitore per campioni geologici che in futuro si vorrebbero portare sulla Terra.

Verso il cratere Jezero

L’aspettativa è grande. Francesco Salese, astrobiologo specializzato in geologia marziana, nato a Pescara nel 1988, ha appena pubblicato nell’edizione online della rivista “Astrobiology” un articolo sulle caratteristiche favorevoli alla vita del cratere Jezero dove arriverà l’anno prossimo “Perseverance”. Salese ha messo in fila tutti gli indizi che nel corso degli anni si sono accumulati a favore di una possibile evoluzione biologica su Marte quando il pianeta era ricco di acqua allo stato liquido, dagli alvei meandriformi ai 24 laghi individuati nell’emisfero nord di Marte, fino al probabile fondale di un antico oceano.

Europa e Russia: rinvio al 2022

Partirà tra il 20 e il 25 luglio anche la sonda cinese “Tiawen-1” diretta alla pianura “Utopia”, dove già nel 1977 scesero i due “Viking” americani. Ed esordiranno nella gara marziana gli Emirati Arabi con la sonda “Speranza” costruita da 75 giovani ingegneri che hanno lavorato all’università del Colorado negli Stati Uniti per affinare le competenze necessarie. Saranno assenti invece l’Europa e la Russia, che a causa del Covid (se non è un alibi) si sono trovate per la seconda volta in ritardo con la loro missione ExoMars, ora spostata al 2022.

Un regalo di “Mars Express”

L’Agenzia spaziale europea ci consola con uno spettacolare filmato costruito grazie alle immagini riprese dalla sonda “Mars Express”: mostra il cratere Korolev (foto in alto), diametro di 80 chilometri, pieno di neve ghiacciata, dimostrazione definitiva che su Marte l’acqua un tempo era abbondante e che ce n’è ancora. In sostanza niente di nuovo ma è innegabile che questo video ci lascia senza fiato.

Conoscenza pura

La triplice partenza verso Marte rinnoverà la retorica della colonizzazione del pianeta rosso, visto da certi sognatori come una “Terra bis” dove far migrare l’umanità, così come sarà di nuovo enfatizzata ogni notizia che suggerisca ipotesi di vita passata o presente su Marte. Complici di questa mitologia sono agenzie spaziali (Nasa inclusa) e imprenditori privati alla ricerca di finanziamenti pubblici, ben supportati da divulgatori sprovveduti o in mala fede, interessati a scoop privi di serio fondamento. Qui è bene augurarsi da parte dei media una “operazione verità”, impopolare ma necessaria: diciamoci chiaramente che l’interesse per Marte sta tutto nella ricerca di base, nella conoscenza pura. Non c’è alcuna possibilità realistica di rendere Marte adatto alla vita umana entro tempi ragionevoli, e se qualche forma di vita ci fu, non pensiamo a scheletri di dinosauri, tutt’al più ci troveremo davanti a tracce di batteri di incerta interpretazione.

L’universo oscuro

Marte è lo spazio dietro l’angolo di casa, e dal domestico sistema solare, spicca il volo Andrea Cimatti, ordinario di astronomia all’Università di Bologna, per accompagnarci attraverso la Via Lattea, i buchi neri, le galassie, lo spazio-tempo in espansione, la materia e l’energia oscure, per lasciarci alla frontiera della cosmologia contemporanea. Dall’ultimo orizzonte, oggi si incomincia a intravvedere qualche sottile crepa in conoscenze che fino a qualche anno fa tutta la comunità scientifica condivideva. Relatività generale e fisica delle particelle sono il naturale retroterra teorico di questa vertiginosa panoramica.

Decennio promettente

Stiamo parlando della nuova edizione del saggio “L’universo oscuro” (Carocci Editore 202 pagine, 17 euro), che Cimatti ci ripresenta in una versione prospetticamente stimolante fin dalle prime righe: “Sono passati tre anni dalla prima pubblicazione di questo libro. La mia età è aumentata del 5 per cento. Nel frattempo l’universo si è espanso ed è invecchiato dello 0,00000002 per cento. Impercettibili cambiamenti quelli dell’universo”. Eppure “Siamo all’inizio di un decennio che molto probabilmente rivoluzionerà la nostra visione dell’universo, e in cui nuovi esperimenti e nuovi telescopi cercheranno di fare luce sui grandi enigmi del cosmo.”

Descrivere e capire

Ciò che distingue il libro di Cimatti da tanta letteratura divulgativa è lo sforzo non solo di descrivere i fenomeni dell’universo, ma di “spiegarli”, farli capire: senza formule, e tuttavia in modo rigoroso, con l’obiettivo che la lettura si consolidi in robuste conoscenze acquisite dal lettore. All’impianto del libro, che concilia leggerezza di scrittura e didattica, contribuiscono le ricapitolazioni poste al termine di ogni capitolo: un modo per sintetizzare le nozioni fondamentali e nello stesso tempo fissarle, connettendole a quelle dei capitoli precedenti e seguenti. Fino all’epilogo, dove si guarda avanti, alle scoperte che potranno venire dalle missioni spaziali, dai giganteschi telescopi in costruzione e dagli apparati di laboratorio che gli astrofisici stanno progettando per comprendere il 95 per cento della realtà che ancora ci sfugge.

Messaggio politico

Quello che attende fisici e cosmologi sarà un cammino lungo e difficile, in una costante dialettica tra ricerca di base e ricerca applicata, teorie e tecnologia, sapendo che “lo sviluppo di un paese dipende proprio dalla sua capacità di sostenere la ricerca in modo significativo, a partire proprio da quella di base.” E qui il messaggio scientifico di Cimatti diventa politico. Auguriamoci che nel paese di “quota 100” a danno dei giovani, dei “navigator” che affogano, degli evasori fiscali parassiti dei cittadini onesti e dei contributi a pioggia anziché al merito, qualcuno ascolti.

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