Togo, la recensione del film Disney+ con Willem Dafoe

Negli ultimi anni sono tanti i film che vedono come protagonisti degli “attori” a quattro zampe e il 2019 è stato senza ombra di dubbio l’anno di maggior rilievo a tal punto. Il prodotto di maggior interesse è stato sicuramente il live action de Il Re Leone, ma possiamo annoverare anche Attraverso i miei occhi, il più recente Il richiamo della foresta e un altro live action targato Disney ovvero Lilli e il Vagabondo. Restiamo in casa Disney con quella che di fatto è una nuova produzione originale del servizio streaming Disney+: Togo (conosciuto anche come Togo – Una grande amicizia). La pellicola è tratta da una storia vera ed emozionante che vede come protagonista un abile Willem Dafoe e il cane da slitta Diesel (Togo). L’ambientazione si discosta dal classico regno di Walt Disney e anzi riprende a piene mani quanto di già visto grazie a Balto in quello che possiamo definire uno spin-off live action.

Togo: una disneyana maturità

Il regista Ericson Core, pur dovendo gestire un budget inaspettatamente limitato, riesce a distinguersi dal resto delle produzioni Disney mantenendo un buon ritmo e mostrando non poche affascinanti trovate visive e narrative. L’opera di Core, infatti, va oltre l’irresistibile fascino del suo protagonista a quattro zampe e alla bravura indiscussa di Dafoe e racconta una storia che riesce a intrattenere, emozionare e trasmettere le stesse sensazioni provate con i grandi classici del genere. La storia narrata in Togo è quella di una grande amicizia (lo dice anche lo stesso sottotitolo del film) tra l’addestratore di cani da slitta Leonhard Seppala e il suo cane leader Togo che devono affrontare insieme la Corsa del siero, conosciuta anche come la Grande Corsa della Misericordia.

Quest’ultima fu compiuta nel 1925 da diverse squadre di cani da slitta incaricate di portare il vaccino necessario per contenere un’epidemia di difterite nella piccola cittadina di Nome, in Alaska. L’evento entrò nella storia non tanto per la sua importanza, quanto per il coraggio mostrato dai cani da slitta e dai relativi addestratori che si sono impelagati in un percorso di oltre seicento miglia nonostante le condizioni climatiche estreme. Tra i protagonisti più celebri di questa avventura c’è senz’altro Balto, entrato nella gloria popolare per l’impresa compiuta, ma Togo è divenuto famoso per aver coperto la tratta più lunga partendo da Nenana.

Essendo un prodotto Disney, una delle prime cose che ci aspetteremmo di vedere (e che spesso blocca la visione da parte di alcuni utenti che non amano questo aspetto) è la presenza di tratti molto sdolcinati. In realtà il regista riesce a smussare talmente bene questo aspetto da non sembrare un prodotto destinato ad un catalogo Disney: ogni eccessiva sdolcinatezza è stata sapientemente abbattuta rendendo questo aspetto altamente realistico e senza mai sfociare in facili ed inutili sentimentalismi. Certo, lo zampino della Disney è onnipresente e pertanto non potremo aspettarci eventi drammatici o tristi e lo stesso finale è un telefonato happy ending (per osservare la storia sotto un’altra lente, vi toccherà guardare il film d’animazione Balto del 1995 con un bel pacco di fazzoletti accanto a voi). Nonostante ciò, Core impregna il prodotto di tensione e lascia che questa cada giù come neve in modo tale che lo spettatore possa godersi la storia come fosse una favola, ma possa anche comprendere la sua dura morale.

Avete presente Baby Yoda nella serie The Mandalorian? Bene, anche in Togo faranno la loro comparsa dei cuccioli per aggiungere una nota dolce all’intero contesto della pellicola. Anche in questo caso, però, il regista è stato incredibilmente abile riuscendo a sfruttare queste sequenze a proprio vantaggio creando, prima, un rapporto di amore tra i personaggi e lo spettatore, e poi una crescente paura quando tale rapporto viene messo a dura prova da sequenze ansiogene tra la vita e la morte. La centralità della storia verte sul rapporto tra Leonhard Seppala e i suoi cani da slitta su cui emerge, ovviamente, Togo e questo si nota maggiormente quando si osserva, invece, la debolezza del rapporto tra lo stesso Seppala e la moglie Constance interpretata da Julienne Nicholson. Le scene in cui compare la moglie e si assiste al rapporto con il marito sono davvero poche, ma queste stesse risultano disinteressate e a tratti inutili perché slegate al contesto generale del racconto. Ciò, comunque, non toglie che siamo dinnanzi ad una delle opere cinematografiche con la migliore narrazione di quest’anno e non a caso ha ricevuto la nomination ai Writers Guild of America per la miglior sceneggiatura insieme a Chernobyl, The Terror 2 e True Detective 3.

Una bellezza visiva sprecata dalla distribuzione casalinga

Se dal punto di vista narrativo sono poche le cose di cui possiamo lamentarci, il vero tocco da maestro di Core si osserva sul piano tecnico. Il regista è famoso per aver lavorato come direttore della fotografia per molte produzioni tra cui Daredavil, Fast and Furious Payback – La rivincita di Porter e si vede fin dalla grana visiva leggermente rovinata voluta per rendere l’aspetto del film un po’ retrò e vecchio stile. La stessa CGI non è usata in maniera pesante e non risulta mai di basso livello tanto da dispiacersi nel guardare un tale prodotto su una Tv e non su uno schermo di un cinema.

Il film, infatti, era fin dalla produzione destinato ad una distribuzione casalinga e spesso, in questi casi, alcuni tratti legati alla fotografia e agli effetti speciali vengono messi in secondo piano, ma non in questo caso: alcuni scorci dell’Alaska sono semplicemente meravigliosi e lo stesso Togo, interpretato dal cane Diesel, presenta delle leggere influenze digitali che ne esaltano ancor di più la bellezza e l’interpretazione. Viene difficile, infatti, parlare di interpretazione attoriale quando si parla di un animale, ma in questo caso è impossibile non citarne le abilità e la presenza scenica anche grazie al modo con cui il regista lo fa interagire con gli altri personaggi e con l’ambiente che lo circonda. L’aspetto più interessante è dato dalla relazione tra il passato e il presente di Togo che ne mostrano tutte le caratteristiche principali e il rapporto speciale con il suo addestratore. Il film, quindi, mostra due storie separate che arrivano ad unirsi ed intrecciarsi in un’amicizia che va oltre il semplice rapporto uomo-animale.

Infine, sempre riguardo al piano tecnico, menzione d’onore per la colonna sonora del compositore Mark Isham. Il suo nome dovrebbe già accendervi la lampadina poiché si tratta di uno dei migliori compositori cinematografici al mondo che ha anche ricevuto una nomination all’Oscar per la migliore colonna sonora per il film In mezzo scorre il fiume. Ha collaborato già altre volte con il regista Ericson Core e qui possiamo notare come abbia dato il meglio di sé con tracce ritmate, coinvolgenti e che, sapientemente montate nel punto giusto, regalano anche una buona dose di malinconia e sensazione di dolcezza per la scena mostrata: Forgive Me, Time and Togetherness e Harnessed to Your Heart vi resteranno scolpite nella mente e nel cuore.

Conclusioni

In conclusione, in Togo ogni cosa è in equilibrio e questo è quasi sorprendente. La sceneggiatura di Tom Flynn è tanto semplice, quanto coinvolgente e lineare, l’interpretazione degli attori è magistrale con un grande Willem Dafoe e un inaspettato Diesel che gli toglie a tratti la scena e la regia di Ericson Core è intelligente e mai banale. Ogni cosa è a suo posto in un connubio perfetto di intensità, emozioni e spettacolo. Un aspetto fondamentale, infine, che lo rende uno dei prodotti più particolari del panorama disneyano, è senz’altro quello di aver trattato il personaggio di Togo tridimensionalmente e non come un semplice bel cane capace di compiere gesta eroiche o, peggio, che parla. Il cane è reale e i suoi comportamenti sono verosimili e sinceri, anche quando questi sono più tristi e dolorosi.

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