The Seeds: la critica sociale di Nocenti e Aja

Il nome di Ann Nocenti viene spesso associato al Cornetto di Casa Marvel. Un’associazione inevitabile, considerato quanto la visione della Nocenti abbia giovato alla caratterizzazione di alcuni di tratti peculiari di Daredevil, ma questa sua affinità a uno dei più amati marveliani rischia di far passare in secondo piano la sua produzione come ritrattista della nostra contemporaneità. Fortuna vuole che sul finire dello scorso anno, BAO Publishing ha dato alle stampe The Seeds, ultimo lavoro della Nocenti realizzato assieme a un altro nome caro ai lettori marveliani, David Aja, ultimamente tanto nominato in relazione a Hawkeye, di cui ha illustrato la celebre run di Fraction divenuta base della recente serie di Disney+.

the seeds

The Seeds, va detto subito, è quanto di più lontano possiamo immaginarci dal passato supereroico di Nocenti e Aja. Un progetto con una lunga gestazione, iniziata nel 2017 e che, come da consuetudine del periodo, si è scontrata con le complicazione del COVID, un ritardo che ha consentito ai due autori di limare i dettagli e dare vita a un inquietante ritratto della nostra contemporaneità. Nato inizialmente come Scoop, questo racconto, nelle idee della Nocenti, avrebbe dovuto rappresentare una critica al giornalismo americano degli anni ’50, in cui la caccia alla notizia sensazionalistica, al netto della sua veridicità, era il motore dei tabloid del periodo. Secondo la Nocenti, questo ritratto di un’era primordiale delle fake news era perfetta per descrivere le pericolose derive del giornalismo attuale, del suo impatto sulla nostra quotidianità.

The Seeds: fake news, alieni e la fine del mondo

Fortunatamente, verrebbe da dire, quando Scoop venne proposto a Karen Berger, venne bocciata. E la Berger non era certo una sprovveduta, considerato che si parla della fondatrice di Vertigo Comics, ora responsabile della Berger Books, diramazione di Dark Horse Comics. Il primo rifiuto della Berger consente a Nocenti e Aja di definire al meglio la loro creazione, spostando prima l’ambientazione agli anni ’90, e infine appellandosi a uno strumento sempre ottimo nel muovere una critica alla società contemporanea: la fantascienza. E di fumetti che attualmente usano la sci-fi per descrivere le fragilità sociali attuali ne abbiamo apprezzati diversi, da The Undiscovered Country a Decorum.

E Scoop, grazie a un suggerimento di Aja, diventa The Seeds, trovando una nuova chiave narrativa che possa dar ulteriore spessore alla storia di Ann Nocenti. Stimolati dalle vicende delle ultime elezioni americane e da come Scoop potesse esser visto come eccessivamente riferito alla contingenza del momento, Nocenti e Aja hanno deciso di calare il tutto in un futuro non troppo remoto, in cui l’elemento della percezione della realtà, della sua strumentalizzazione, si intreccia al degrado ambientale, all’incuria dei potenti del nostro ecosistema. Temi cari alla Nocenti, che vanta un passato da documentarista su temi di questo livello. Da questa sua esperienza e dalla collaborazione con Aja, Scoop trova quindi la sua nuova identità di The Seeds.

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Una lettura intensa e dalla grammatica narrativa peculiare, in cui la complessa gestazione di The Seeds lascia inizialmente una traccia. L’avvio della storia sembra esser influenzata dalla sci-fi distopica alla Dick, in cui la percezione del lettore viene messa a dura prova, connettendo nozioni attuali, come il fragile equilibrio ecologico, a una presenza cupa e invasiva aliena. Creatura di un altro mondo vivono tra noi, in questo mondo desolato diviso tra enclavi umane protette da muri- in cui si cerca di preservare una parvenza di normalità, e terreni brulli e simili a lande post-apocalittiche, in cui coloro che rifuggono una società ipertecnologica fuggono per trovare una flebile speranza.

In questi due mondi si muovono la reporter Astra e la strana coppia formata dall’umana Lola e l’alieno Race. Astra è, a tutti gli effetti, la voce autentica della Nocenti, che tramite questa giornalista costretta a tenere vivo il battage sull’infida presenza aliena, patteggia con la propria editor la scrittura di pezzi seri con una produzione di contenuti spazzatura. Inizialmente scettica sulla presenza aliena, Astra indagando sulla voce della presenza di un alieno in città inizierà a indagare, scoprendo che non si tratti di una leggenda metropolitana trasformata in fake news, ma che da esseri da altri mondi siano realmente arrivati sulla Terra, con un compito: fecondare donne umane con dei semi.

Classico scoop artificioso della stampa scandalistica americana degli anni ’50, questa non meglio precisata missione aliena diventa il punto di svolta della trama di The Seeds, quando Astra scopre la storia di Race e Lola e si trova di fronte a una scelta: renderla pubblica, ottenendo un grande successo, o preservare la pace di questi due innamorati?

L’esperienza redazionale della Nocenti è centrale in questi passaggi, dove la sua visione del ‘buon giornalismo’ la guida nella definizione ed esaltazione del lato oscuro della professione, che trova una cinicamente lucida interpretazione nella figura dell’editor di Astra, capace di spiegare con spiazzante chiarezza come una fake news possa diventare realtà. Non a caso, questo personaggio diventa l’incarnazione di ciò che per l’etica della Nocenti rappresenta il male del giornalismo attuale, incapace di interpretare quale sia l’essenza della professione, accettando anche di non dare una notizia se la sua divulgazione possa essere più dannosa che utile al pubblico.

Critica sociale e nostalgia

La visione della Nocenti non si limita a questa critica al giornalismo, ma sembra allinearsi alle teorie sociali che vedono nella sovrastruttura tecnologica del vivere comune un pericolo, tanto che in The Seeds possiamo notare come ogni dispositivo o tecnologia che vada a scardinare alcuni dogmi sociali o miri a distruggere il mondo naturale sia dipinta come lesiva e pericolosa. Scelta comprensibile ma che in alcuni passaggi sembra estremizzata, sfiorando l’eccesso ma avendo la lucidità di non valicare un confine che renderebbe The Seeds una lettura eccessiva.

Come detto, David Aja ha contribuito alla ridefinizione della trama di The Seeds, me il suo apporto grafico è un altrettanto fondamentale elemento della forza narrativa della trama. Ispirato a una visione cinematografica disfattista, che sembra avere attinenza con opere come Brazil o District 9, il contesto urbano di The Seeds viene basato su una claustrofobia sociale, con spazi compatti, e velato da una decadenza perenne, enfatizzata dalla particolare tricromia basata su bianco, nero e una tonalità acida che acuisce questo senso di disperato declino.

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The Seeds trova in questa fortunata sinergia tra trama e impianto grafico la propria caratura, aiutando a gestire un dipanarsi di eventi che non mira allo stupore del lettore tramite colpi di scena o repentini cambi di ritmo, ma che si fonda una linearità artificiosa che rispecchia il senso di entropica deriva vissuto dai protagonisti. Non manca la sensazione di trovarsi in presenza di un’opera fortemente influenzata, anche negli stilemi narrativi, dalla narrativa complottistica anni ’90 stile X-Files, retaggio di uno precedenti stadi di lavorazione di The Seeds, ma che viene assorbito con buon risultato all’interno del lavoro finale.

BAO Publishing ha il merito di avere identificato in The Seeds un fumetto impegnato e impegnativo, una lettura che richiede di recepire gli elementi peculiari della storia della Nocenti. Una personalità che si rivede anche nella cura editoriale, con una grafica semplice e pulita, cui si unisce la presenza delle dichiarazioni di Aja e Nocenti, perfette chiavi di lettura di un’opera di alta caratura.

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The Seeds: la critica sociale di Nocenti e Aja

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