‘The Last of Us: Parte II è Schindler’s List in un medium in cui tutto è John Wick’. Poi è un vespaio tra Schreier, Druckmann e Barlog – Eurogamer.it

I social network sono quel “fantastico” universo in cui chiunque può trasformarsi in un bulletto, supporre malafede attraverso battutine neanche troppo velate e generare vespai fraintendendo opinioni e cercando la facile strada di una indignazione che si basa sul nulla. Questa volta tutto questo ha coinvolto personalità legate all’industria videoludica piuttosto importanti tra il noto giornalista Jason Schreier, il director di The Last of Us: Parte II e vicepresidente di Naughty Dog, Neil Druckmann, e il director di God of War, Cory Barlog.

Tutto nasce da una serie di tweet di Jeff Cannata, un presentatore e appassionati di videogiochi che ha un buon seguito sui social e che ha deciso di esprimere la propria opinione sul gioco del momento, The Last of Us: Parte II (per tutti i dettagli sul gioco non perdete la nostra recensione). Per farlo si affida a una serie di cinque tweet che vale la pena leggere interamente. Quello che ha generato il vespaio di cui sopra, è il secondo, un tweet che “scomoda” un capolavoro del cinema che tratta una tematica estremamente delicata come l’Olocausto.

“In un medium in cui tutto è John Wick, The Last of Us: Parte II è Schindler’s List. E proprio come quel film ci sono stati momenti in cui non ero certo di essere in grado di continuare. È un’aggressione emotiva implacabile che sospetto spingerà anche i giocatori più impassibili e insensibili a provare dell’empatia”.

Ciò che dovrebbe essere chiaro di fronte a questo tweet è il fatto che no, Cannata non sta paragonando un videogioco che racconta una storia fittizia su un’apocalisse zombie (semplificazione) a un film che narra la tragedia dell’Olocausto ma sta paragonando ciò che due opere cercano di fare, ovvero non trasmettere “divertimento” in senso stretto spingendo chi sta guardando/giocando quasi a ritrarsi da ciò che ha di fronte agli occhi. Allo stesso tempo non sta denigrando in alcun modo John Wick o i giochi accostati al notissimo franchise action. Ma ovviamente non tutti lo hanno capito e probabilmente non erano nemmeno interessati a farlo.

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Il noto giornalista, scrittore e insider, Jason Schreier è intervenuto sull’argomento con un tweet che conteneva lo screen dell’opinione di Cannata. Nel tweet afferma: “Le iperboli sono sicuramente divertenti ma se pensi di paragonare un nuovo videogioco sugli zombie a un film che tratta l’Olocausto allora fooorse fermati”.

Già in questo caso c’è stato un primo intervento di Neil Druckmann, il director di The Last of Us: Parte II che ha spiegato semplicemente e chiaramente (evidentemente non per Schreier) che il paragone non era di certo tra un film incentrato sull’Olocausto e The Last of Us: Parte II ma come il tutto fosse in realtà un paragone a livello di risposte emotive del fruitore e a livello delle intenzioni dell’opera.

Discorso chiuso? Ovviamente no perché Schreier ha comunque deciso di continuare per la propria strada arrivando anche a bloccare un Cannata che cercava semplicemente di dialogare e spiegarsi e partecipando a una sorta di giochino in cui elementi dei videogiochi vengono accostati a elementi storicamente tragici e delicati. Un modo per prendere in giro l’accostamento originale tra The Last of Us: Parte II e Schindler’s List.

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Nel corso di questo giochino “geniale”, Schreier associa BioShock ai diari di Anna Frank: “Vedete, le registrazioni audio di BioShock sono molto simili al diario di Anna Frank (1/37)”.

Una frase che porta a un intervento di Neil Druckmann e successivamente a un dialogo che coinvolge anche Cory Barlog, director di God of War.

Druckmann: “Con tutto il rispetto trovo queste “battute” ironiche poco produttive a voler essere positivi. Possiamo fare di meglio con dei discorsi argomentati, specialmente da parte di chi come noi ha migliaia di follower e specialmente riguardo tematiche così delicate”.

Schreier: “Hey Neil tutto questo è stranamente personale. Non ho ancora compreso perché tu abbia sentito il bisogno di interpellarmi diverse volte per aver espresso che un’analogia era di cattivo gusto. Sicuramente spero che non abbia niente a che vedere con i miei recenti report sul tuo studio (sulle difficili condizioni di lavoro in Naughty Dog ndr). Stammi bene e buona fortuna per il lancio di The Last of Us: Parte II”.

Barlog: “È complicato interpretare le sfumature attraverso i tweet ma devo dire che ultimamente stai passando un po’ per una sorta di bullo Jason. Capisco che il tuo pane quotidiano sia distruggerci ma non tutto riguarda il tuo libro o i tuoi articoli. A volte riguarda solo l’essere persone per bene gli uni verso gli altri”.

Schreier: “Wow Cory. Se con il distruggervi ti riferisci alle persone in potere che facilitano il lavoro eccessivo e lo sfruttamento del lavoro allora certo, sarei orgoglioso di affermare che il mio pane quotidiano è distruggervi. Se invece parli degli sviluppatori in generale allora ciò che dici è assurdo e lo sappiamo entrambi”.

Barlog: “Risolvere lo sfruttamento e le ingiustizie sul luogo di lavoro è ASSOLUTAMENTE qualcosa su cui sono d’accordo. Ti dico di seguire la storia ovunque ti porterà, nell’industria dei videogiochi o anche nella tua al fine di essere una voce per il cambiamento. Racconta TUTTA la storia. Capisco la distanza professionale ma ultimamente dai solo l’impressione di essere meschino”.

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Riassumendo: abbiamo una persona che attacca un’opinione definendola di cattivo gusto travisandola e arrivando a bloccare chi quell’opinione l’ha espressa e sta cercando di spiegarsi con il dialogo. Poi, quella stessa persona tanto indignata si imbarca in un giochino zeppo di battutine di cattivo gusto decisamente peggiori e soprattutto ingiustificate rispetto all’opinione tanto criticata. Qualcuno ha l’ardire di chiedere maggiore serietà? Guai! Lo fa solo perché la persona in questione sta svolgendo un lavoro che lo pone sotto una cattiva luce. Indovinate un po’ chi è questa persona.

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‘The Last of Us: Parte II è Schindler’s List in un medium in cui tutto è John Wick’. Poi è un vespaio tra Schreier, Druckmann e Barlog – Eurogamer.it

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