The Last of Us Parte 2: le storie dimenticate dell’Outbreak Day – Everyeye Videogiochi

Immersi nel mondo stravolto di The Last of Us Parte 2, popolato da fazioni d’ogni sorta e dai nuovi abomini del Cordyceps, i giocatori hanno vissuto due campagne “antitetiche”, originatesi dal medesimo ciclo di violenza e capaci di suscitare sentimenti contrastanti. Pur ruotando attorno a Ellie, Abby e ad altri comprimari d’eccezione come Dina e Lev, l’avventura confezionata da Naughty Dog consente di raccogliere frammenti di storie piene d’umanità e strazianti al tempo stesso, legate non soltanto all’America post-infezione ma anche agli ultimi respiri di un mondo che stava per vivere il tragico Outbreak Day. Oltre a disgregare il tessuto sociale degli Stati Uniti, la CBI ha stravolto le priorità di ogni singolo individuo in un battito di ciglia, facendogli mettere da parte la propria identità, gli interessi e la sua stessa vita, in luogo del singolo obiettivo che poteva contare ancora qualcosa: sopravvivere a un incubo a occhi aperti. Come al solito, nel caso in cui non voleste ricevere spoiler su alcuni eventi di The Last of Us Parte 2, vi consigliamo di recuperare l’articolo in un secondo momento.

Alla ricerca della salvezza

Jackson, la cittadina gestita da Tommy e Maria Miller, è una sorta di piccolo angolo di paradiso se pensiamo a cosa si verifica ogni giorno al di fuori dei suoi confini. Durante il prologo di The Last of Us Parte 2 vestiamo i panni di un’Ellie abituata a vivere una quotidianità più o meno serena, condivisa con molte persone care e piena di piccoli “lussi” (ha una casetta tutta sua).

Con il tempo, la giovane combattente si è abituata a dare per scontate queste fortune, che per migliaia di sopravvissuti all’esterno di Jackson non sono altro che ricordi sbiaditi di una vita perduta. Mentre era in cerca di provviste in una casa in rovina nei pressi della cittadina, infatti, Abby si è imbattuta in un racconto a dir poco straziante, scritto da un uomo che ha perso ciò che aveva di più caro nel ricercare la salvezza. Seth di San Francisco voleva raggiungere Jackson assieme alla sua famiglia ma purtroppo è stato assalito nei pressi di Reno, vedendo morire la moglie e il figlio maggiore dinanzi ai suoi occhi.

Senza più un’auto, la bussola o armi, l’uomo non riusciva a seguire le mappe a causa della bufera, che rendeva decisamente ardua l’avanzata. Pur avendo trovato una vecchia casa in cui riposarsi, Seth assiteva impotente alla morte dei suoi figli che, ormai stanchi e malnutriti, si stavano spegnendo lentamente. Un barlume di speranza si è riacceso nel cuore del californiano quando ha udito degli spari, forse provenienti da una pattuglia di Jackson che stava ripulendo la zona dai Runner.

Oltre a non voler pensare alla tragica alternativa, il Seth della storia potrebbe essere il burbero signore che durante la sera della festa ha avuto un diverbio con Ellie, per poi scusarsi il mattino dopo. Se questi che abbiamo raccontato fossero proprio i suoi trascorsi, crediamo che anche i suoi due figli siano stati tratti in salvo e che la scomparsa dei suoi cari non sia stata vana.

Una rapina finita male

Capaci di influenzare l’ordine mondiale e le vite stesse degli esseri umani, i soldi non sono nient’altro che pezzi di carta nel mondo di The Last of Us Parte 2. Spintesi nel caveau della Westland Bank in quel di Seattle, Ellie e Dina si sono ritrovate circondate da cumuli di denaro, fantasticando su come avrebbero potuto spenderli nel vecchio mondo.

Al tempo in cui i soldi erano ancora il motore di ogni cosa, la Westland Bank è stata assalita da un gruppo di sfortunati rapinatori, che purtroppo hanno tentato il colpo proprio durante quel che sarebbe diventato l’Outbreak Day. Pentitosi di aver partecipato alla rapina organizzata da Neal Grant, un membro della banda era stato convinto del fatto che i poliziotti fossero troppo impegnati a dare la caccia agli infetti per preoccuparsi di un colpo in banca.
I suoi contatti avevano ragione, infatti l’edificio è stato assalito proprio dalle bestie del Cordyceps, mentre il rapinatore – morso nel tentativo di salvare Kyle Peters – è stato rinchiuso dai suoi stessi compagni all’interno del caveau. Pregustando il momento in cui avrebbe “cantato” e condotto i suoi complici dietro le sbarre, il malcapitato ha impiegato alcune ore prima di realizzare che il mondo stava piombando nel caos e che nessuno sarebbe mai corso lì a salvarlo o ad arrestarlo. Tra un crescente senso di nausea e i forti dolori alla testa, il ladro ha capito di starsi trasformando “in uno di loro”. Di conseguenza ha rivolto verso di sé il suo fucile per fare l’unica cosa sensata: togliersi la vita da uomo.

Un atto di carità prima della caduta

Nell’esplorare il centro di una Seattle in rovina e “reclamata” dalla natura, Dina e la sua giovane amante hanno visitato una sinagoga, il che ha portato alla mente della ragazza il ricordo di Talia, l’amata sorella che aveva perduto tempo addietro. Profondamente religiosa, la donna ha tentato di far avvicinare Dina all’Ebraismo, senza però avere successo.

Ad ogni modo la sinagoga conteneva la storia del rabbino Zivah Saunders, scampato alla furia degli infetti e alle sommosse del WLF grazie a un insospettabile alleato: il tenente Torres della FEDRA. In un’accorata lettera scritta di suo pugno, il religioso ha ringraziato il militare per avergli dato la possibilità di lasciare Seattle assieme alla sua famiglia, una fuga che sarebbe stata semplicemente impossibile senza il supporto di una scorta armata. Il rabbino ha paragonato il gesto d’umanità di Torres all’aiuto che, settant’anni prima, una famiglia polacca aveva dato a suo nonno per permettergli di fuggire dalla Germania nazista.

Prima di salutarlo calorosamente, l’uomo ha riconosciuto la gravosità del ruolo di Torres, che – come spesso accade nel mondo di The Last of Us – potrebbe non essere stato solo lo spietato despota dipinto da Isaac Dixon. A poche ore di distanza dall’assalto del WLF al palazzo di giustizia di Seattle, nel corso del quale il tenente avrebbe perso la vita, Torres ha mandato un ultimo messaggio al capitano Paul Douglas, informandolo sul disastroso andamento del conflitto. La FEDRA stava perdendo il controllo dei punti nevralgici della ZQ di Seattle, ecco perché ha iniziato a scortare il personale chiave al di fuori dei suoi confini.

Rimasto in città assieme a un ridotto gruppo di uomini, Torres non poteva fare a meno di chiedersi come avrebbe fatto il WLF a far meglio di lui, a occuparsi dei bisogni dei cittadini ma senza provocarne il malcontento. E aveva ragione. Gli uomini di Isaac hanno impiegato molto poco a diventare i nuovi oppressori del popolo, a privarlo degli averi, della libertà… e dei figli. Pensiamo alla tragica storia di Boris, la cui adorata Sofia è stata giustiziata per aver imbrattato con la vernice i simboli dei Lupi.

2 ottobre 2013: storia di un “naufragio umano”

A seguito dell’Outbreak Day, il giorno in cui l’infezione cerebrale da Cordyceps ha superato la massa critica, la società civile si è avviata lentamente verso il collasso, portando con sé organi governativi, lavoro, trasporti e tutto ciò che caratterizzava l’esistenza dell’umanità per come la conosciamo. Mentre esplorava un’imbarcazione di grandi dimensioni, Abby ha appreso una tragica vicenda consumatasi al suo interno nel lontano ottobre del 2013.

Questa storia ha saputo catturare la nostra attenzione, perché ha messo i suoi protagonisti dinanzi a scelte che mai avrebbero pensato di dover compiere. Tutto è cominciato quando la nave è partita da San Diego per dirigersi a Vancouver, chiaramente non per una gita di piacere ma per evacuare alcune decine di persone. La fase d’imbarco è stata traumatica, coi sopravvissuti che – sgomitando per salire a bordo – non esitavano a spingere in mare i più deboli. Eppure, molti di coloro che sono riusciti a salvarsi non potevano dimenticare le immagini e le grida di chi non ce l’aveva fatta.

Scossa dall’adrenalina ancora in circolo, Quinn ha portato in cabina sua figlia, che prima di prender sonno ha chiesto alla sua mamma perché aveva dovuto spingere giù quelle persone. Con la voce strozzata dal dolore, la donna le ha risposto che altrimenti non avrebbero potuto salire sulla nave, una giustificazione questa che – siamo pronti a scommetterlo – avrà ripetuto diverse volte anche a sé stessa. In un messaggio rivolto al marito Will, Quinn gli ha ricordato di leggere alla bimba il suo libro di favole, nel tentativo di tranquillizzarla e di farle dimenticare il massacro a cui aveva assistito.

Il 3 ottobre alcuni passeggeri hanno iniziato ad accusare un forte mal di mare, spingendo il capitano a ordinare l’allestimento di un’infermeria di fortuna sul ponte inferiore della nave. A tre giorni di distanza dalla partenza, il passeggero Barnes è sparito dall’infermeria per poi essere ritrovato alcune ore più tardi: non aveva il mal di mare ma l’infezione cerebrale da Cordyceps.

Dopo aver scoperto la cosa, la passeggera Josephine Roberts non ci ha pensato due volte e ha scaraventato in acqua il povero Barnes. Per di più, ha chiesto al capitano di far riesaminare tutti i passeggeri dal medico di bordo e di riaprire la cassaforte con le armi ma ha ricevuto in risposta un secco no. Intanto un numero sempre maggiore di passeggeri ha cominciato a lamentare un malessere diffuso, finché la Roberts non li ha giustiziati tutti a sangue freddo.

Ne è derivata un’accesa discussione col capitano, che non ha impiegato molto a trasformarsi in una lotta per la vita. Ferito gravemente, l’uomo è riuscito a eliminare Josephine per poi chiudersi in cabina: nei pressi della costa di Seattle, ha sentito i lamentosi infetti avvicinarsi sempre più, pentendosi di non aver lasciato carta bianca alla passeggera che aveva ammazzato.

L’incidente al Lakehill Hospital e il volto del Cordyceps

Nella speranza di trovare gli strumenti medici per salvare la vita a Yara, Abby ha avuto accesso ai piani inferiori del Lakehill Hospital di Seattle grazie all’aiuto di Nora. Visitando i reparti bui e logori del gigantesco ospedale, ha rispolverato le storie di uomini e donne che – all’oscuro di quanto fosse terribile – hanno conosciuto il vero volto dell’infezione da Cordyceps.

Sopportando orari di lavoro massacranti e il peso delle bugie che era costretta a dire, la dottoressa Kayla Higashi ha accompagnato uno squadrone della FEDRA al centro emergenze e ha visto, per la prima volta, in cosa fossero destinati a trasformarsi i pazienti che arrivavano in ospedale con segni di morsi o graffi. Obbligata a mentire a questi ultimi sulla loro reale situazione, è rimasta in ospedale in nome della sicurezza nazionale, per poi – con ogni probabilità – morire assieme ai colleghi. Straziante a tal proposito è l’ultima lettera di Scott ai suoi figli, che ha scritto in fretta e furia dopo essersi barricato in una stanza assieme ad altri medici.

Conscio del fatto che l’unità della FEDRA fosse stata spazzata via e che nessuno sarebbe più andato a salvarli, il medico ha espresso tutto il suo amore nei confronti dei piccoli Jake e Susie, sperando in cuor suo che prima o poi avrebbero ricevuto quel messaggio. Questa stessa, illogica, speranza ha attraversato la mente di Don Carter – un semplice paziente del Lakehill – nei suoi ultimi momenti di lucidità. Giunto in ospedale con un morso procuratogli da un folle individuo, Carter è stato visitato da un medico che gli ha spalmato una crema sulla ferita per poi uscire dalla stanza in tutta fretta.

Dopo alcune ore di permanenza forzata in ospedale, la FEDRA infatti impediva ai pazienti di lasciare il complesso, l’inconsapevole condannato ha cominciato a star male, con la testa che gli pulsava “come un tamburo” e un senso di fame crescente e innaturale. Nel tentativo di resistere al Cordyceps, che si stava lentamente impadronendo del suo cervello, l’uomo ha impresso su carta i suoi ultimi pensieri con una calligrafia disordinata e quasi illeggibile, invocando per un’ultima volta il nome della moglie Sasha. A trasformazione ultimata, i Runner hanno assalito con violenza un’impreparata squadra di militari, che si aspettava di dover affrontare degli esseri deboli e malati e non delle bestie fameliche dalla forza sovrumana.

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