The Last of Us 2: Neil Druckmann parla del crunch time di Naughty Dog – Multiplayer.it

In una recente intervista durante LeGiT (Let’s Get Into It), il podcast dell’attore e doppiatore Troy Baker, Neil Druckmann, il director di The Last of Us 2, ha parlato di uno degli argomenti più discussi e controversi emersi durante lo sviluppo del gioco. Stiamo parlando del crunch time che i dipendenti di Naughty Dog hanno dovuto affrontare durante la creazione di questo secondo capitolo, definito da alcuni massacrante.

La polemica è stata sollevata diversi mesi fa dal giornalista, in quel momento a Kotaku, Jason Schreier, che aveva parlato anche di un ambiente di lavoro piuttosto tossico. Fino ad oggi Druckmann non aveva mai parlato dell’argomento, ma evidentemente adesso che il gioco è uscito è arrivato il momento di levarsi qualche sassolino dalla scarpa e fare anche in qualche modo ammenda.

Il vice presidente di Naughty Dog, infatti, ammette di aver fallito nel bilanciare il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla vita dei suoi dipendenti. Ma ha anche detto che la situazione non è così polarizzata come si potrebbe pensare. Se da una parte è vero che si sono chiesti sforzi aggiuntivi ai dipendenti (una cosa che sembra piuttosto comune nell’industria dei videogiochi), dall’altra ci sono stati casi nei quali le persone se ne sono andate perché non potevano lavorare di più su un determinato elemento di The Last of Us Parte 2.

Druckmann fa riferimento nello specifico alle tantissime opzioni per l’accessibilità. Sembra che lui ne abbia volute alcune, ma le altre sono arrivate dalla passione dei dipendenti, che hanno voluto aggiungere sempre più funzionalità stando delle ore extra in ufficio. Ora lui è contento di averle, ma questo lo porta a dire che a volte sono gli stessi dipendenti a lavorare eccessivamente per la passione in quello che fanno e non sempre questa situazione dipende solo dalle decisioni dei dirigenti.

In futuro, però, Druckmann ha detto che chiederà un aiuto esterno per cercare di gestire meglio questo aspetto del suo studio. Non ha specificato altro, ma sembra comunque un passo importante e nella giusta direzione.

Cosa ne pensate delle parole di Druckmann?

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