Tales of Crestoria: la recensione del nuovo gioco di Bandai Namco – Everyeye Videogiochi

Annunciato nel settembre 2018, ossia quattro mesi dopo la chiusura di Tales of Link e Tales of the Rays, Tales of Crestoria ha impiegato quasi due anni a vedere la luce, testimoniando la volontà dello sviluppatore di Bandai Namco di perseverare lungo la via del Gacha game. Raccogliendo solo in parte l’eredità dei propri predecessori, il nuovo arrivato pare addirittura in possesso di tutte le carte in tavola per sfidare gli indiscussi sovrani del suddetto genere, fra i quali non possiamo non menzionare titoli del calibro di Another Eden, The Alchemist Code e naturalmente e Dissidia Final Fantasy Opera Omnia (per tutti i dettagli sul gioco mobile vi suggeriamo di consultare la nostra recensione di Dissidia Final Fantasy Opera Omnia). Ancora affranti per il recente posticipo a data da stabilirsi di Tales of Arise, abbiamo quindi trascorso l’ultima settimana in compagnia del nuovo Gacha game di Bandai Namco e di seguito ve ne proponiamo le nostre impressioni.

Trasgressori per caso

Gli store di iOS e Android sono ormai pieni di Gacha RPG, ma solo pochi possono realmente vantarsi di possedere un comparto narrativo degno di nota e dei protagonisti ben caratterizzati. Al netto di qualche inciampo, Tales of Crestoria è sicuramente uno di questi poiché, similmente a quanto fatto dal cupo Tales of Berseria (recuperate la nostra recensione di Tales of Berseria), poggia le proprie basi su un racconto piuttosto maturo e drammatico.

Protagonista della vicenda è il giovane Kanata, un apprendista spadaccino che trascorre le proprie giornate ad allenarsi col maestro Cress Albane e ad aiutare in qualunque modo possibile i poveri e indifesi orfanelli che, in attesa di trovare una nuova famiglia, risiedono nel vicino istituto. Non per nulla, il padre di Kanata gestisce personalmente le adozioni e spesso compie viaggi anche piuttosto lunghi, pur di trovare una sistemazione ai giovani ospiti dell’orfanotrofio. All’insaputa del povero Kanata, che ha sempre visto una specie di eroe magnanimo nella figura del padre, Cody è in realtà un commerciante di bambini che, assieme ad altri compaesani corrotti, ha sfruttato per anni l’orfanotrofio locale per soddisfare i capricci dei propri clienti e arricchirsi incessantemente. Immaturo e un po’ credulone, Katana è costretto ad aprire gli occhi quando l’amica Misella, un’affascinante orfanella di cui è innamorato, diventa la nuova merce di scambio nei loschi traffici di Cody. Scoperta la verità, il giovane spadaccino si oppone con tutte le proprie forze alla vendita, e nel mezzo di un’accesa discussione col proprio padre finisce per ucciderlo involontariamente.

Colto in fragrante dagli altri abitanti del suo paese natio, per punizione Kanata riceve il “Marchio del Peccatore“, ossia una maledizione che attira al suo portatore i misteriosi Enforcer: degli inquietanti mietitori dotati di grandi poteri magici e che si mormora vengano inviati direttamente dalle divinità per falcidiare i più efferati criminali del mondo umano.

Tra dubbi, patimenti e rivelazioni, il povero Kanata riesce comunque ad opporsi al mesto destino riservatogli e, deciso più che mai a sopravvivere, si mette in viaggio per iniziare un nuovo capitolo della propria vita e scoprirne di più circa il suo “nuovo” ego.

Sofferta e talvolta imprevedibile, la cornice narrativa di Tales of Crestoria funge quindi in maniera dignitosa il proprio compito, senza mai scadere nel ridicolo e senza abusare eccessivamente dei più inflazionati cliché del genere JRPG. A cominciare dalla meravigliosa Misella, senza dimenticare l’imperscrutabile Vicious o lo stesso Kanata, la discreta caratterizzazione dei personaggi ci è parsa convincente e in linea coi canoni cui la serie di Tales of ci ha abituati negli ultimi due decenni. La riuscita dell’intreccio, ad ogni modo, va attribuita in parte anche al coinvolgimento degli eroi provenienti dai vari capitoli della saga, che di tanto in tanto piombano sullo schermo per monopolizzare la scena e aggiungere un tocco di colore ad un racconto incredibilmente tenebroso.

Costruire il proprio Dream Team

Che si tratti di una proprietà intellettuale assolutamente originale come Granblue Fantasy o di uno spin-off su licenza di un brand longevo e molto popolare, come ad esempio Fire Emblem Heroes, la caratteristica principale di un Gacha game è la presenza di meccaniche che, riproducendo il funzionamento delle macchinette che distribuiscono capsule contenenti delle sorprese casuali, consentono al giocatore di aggiungere al party uno sconfinato numero di combattenti.

Naturalmente Tales of Crestoria non si è affatto sottratto a questa ferrea regola del genere e, attingendo alle varie incarnazioni del franchise, ha accolto al suo interno una cinquantina di personaggi fan-favorite che, uniti ai lottatori originali, portano circa a sessanta il totale degli eroi giocabili (un numero più che ragionevole e che, attraverso i consueti update mensili che caratterizzano questo tipo di prodotti, crescerà a dismisura nell’immediato futuro). Peccato solo che gli sviluppatori non abbiano provato minimamente a contestualizzare la presenza dei nostri beniamini, che difatti, tra un evento e l’altro, compaiono dal nulla e senza un valido motivo per affiancare o sostituire Kanata sul campo di battaglia. Se, ad esempio, le nuove reclute del già menzionato Granblue Fantasy vengono accolte con la scusa di ampliare l’equipaggio della nave volante Grandcypher e puntualmente sono introdotti attraverso eventi personali e giocabili immediatamente, le Side Quest dei personaggi di Tales of Crestoria sono perlopiù slegate dagli eventi narrati durante la campagna principale, risultando più che altro un misero contentino votato al fanservice.

Per quanto concerne invece il metodo di acquisizione dei suddetti, Tales of Crestoria ha utilizzato il consueto espediente dell’evocazione: accumulando abbastanza gemme o ticket offerti come premio di missioni speciali e combattimenti in arena, l’utente può mettere le mani sulle cosiddette Materia Stone, che in base al grado di rarità offrono dei notevoli power-up ai membri del party. Non solo le suddette materie vanno infatti aggiunte all’equipaggiamento dei combattenti schierati in prima linea, ma quelle di grado SR o SSR possono addirittura sbloccare nuovi personaggi giocabili.

A tal proposito, all’inizio dell’avventura il nuovo prodotto targato Bandai Namco permette innanzitutto al giocatore di scegliere uno dei 49 eroi storici e, successivamente, di completare il party attraverso il dispendio di un pacchetto di risorse limitato e gratuito. Di conseguenza, durante la nostra prova sono bastati pochissimi minuti per accogliere in squadra una decina di personaggi e iniziare a familiarizzare con le articolate meccaniche legate alla composizione del party.

Questo perché, dal momento che ogni eroe è stato associato a uno dei sei attribuiti elementali, con debolezze e resistenze dettate esclusivamente dall’elemento, la formazione del team gioca una squisita valenza tattica da non sottovalutare. Siccome il sistema consente di schierare in campo fino a quattro unità, più due riserve (che in ogni caso ricevono la stessa quantità di esperienza assegnata ai titolari, scongiurando la possibilità di “rimanere indietro”), diversificare i combattenti ed equipaggiarli con Memoria Stone del medesimo elemento, al fine di ottenere quanti più bonus possibili, diventa imperativo e permette di essere virtualmente pronti ad affrontare qualsiasi situazione.

Fra combo e Arti Mistiche

Abbandonata l’azione in tempo reale che contraddistingue gli episodi della serie principale, Tales of Crestoria ha adottato un classico e funzionale sistema di combattimento a turni in cui è il giocatore a stabilire l’ordine di attacco dei lottatori, avvantaggiando l’elaborazione di strategie atte a massimizzare i danni arrecati agli avversari. Innanzitutto occorre precisare che il bersaglio non è mai stabilito dal sistema, ma al contrario può essere selezionato o addirittura cambiato tra un attacco e l’altro, in questo modo le tecniche speciali non rischiano di essere sprecate sui mostri ormai moribondi.

I personaggi, poi, hanno a loro disposizione l’attacco standard e due Arti molto potenti, che tuttavia, dopo ogni singolo utilizzo, possono richiedere fino a cinque turni di ricarica. Gli eroi sbloccati dalle Memoria Stone di grado SSR dispongono addirittura delle tradizionali Arti Mistiche che, previo il caricamento di un’apposita e individuale barra Over Limit, sono in grado di innescare delle cinematiche e devastanti sequenze di colpi. Tra assalti fisici, magie elementali e incantesimi di guarigione, in Tales of Crestoria è insomma importante pianificare sin dall’inizio del turno tutte le mosse dei quattro titolari, in modo tale da sfruttare al meglio il limitato numero di azioni a disposizione e risparmiare qualche turno prezioso. Anche perché, a meno che il giocatore non abbia la fortuna di accogliere in squadra delle guaritrici sensazionali come Estelle di Tales of Vesperia o Cheria di Tales of Graces, nel mezzo delle battaglie non è possibile ripristinare i punti vita dei compagni.

Non meno importante è il moltiplicatore indicato in un angolo dello schermo, che durante il turno del giocatore segna il totale dei colpi assestati al nemico e si azzera all’inizio di ciascun turno avversario. Infatti, ogni volta che la combo del party raggiunge un multiplo di dieci, la percentuale di danno cresce esponenzialmente, raggiungendo un bonus del 100% subito dopo aver concatenato almeno una sessantina di colpi. Considerando che personaggi come Yuri Lowell, protagonista di Tales of Vesperia, dispongono di Arti Mistiche incredibilmente lunghe e rovinose, un saggio utilizzo del moltiplicatore può condurre alla prematura sconfitta di creature altrimenti ostiche o persino insuperabili, se affrontate senza la dovuta preparazione.

Anche perché le Arti Mistiche sono lo strumento più efficace per interrompere il caricamento delle mosse speciali dei boss e indurli nel cosiddetto stato di Break, ossia una fase di totale indebolimento che però dura soltanto un turno e può essere sfruttata per ribaltare le sorti di un combattimento.

Infine, citiamo brevemente una serie di meccaniche immancabili in un Gacha game e che pertanto potremmo anche definire “derivative“, come ad esempio l’utilizzo di strumenti e denaro per elevare velocemente il livello dei personaggi e l’efficacia delle loro Arti, la presenza di un sotto-menu in cui incastrare fino a nove Memoria Stone aggiuntive, al fine di conferire altri bonus extra a tutta la squadra, nonché le immancabili modalità online. Ad esempio l’arena consente di sfidare i team assemblati dagli altri giocatori, al fine di migliorare il proprio “prestigio stagionale” e ottenere premi altrimenti inottenibili ogni sette giorni esatti.

Una voce collocata nel menu Alleati, poi, prevede la composizione di un party di Supporto cui possono accedere tutti gli utenti registrati: all’inizio di ciascuna battaglia, difatti, Tales of Crestoria propone al giocatore di accogliere in squadra un ospite proveniente dal team di un amico, in modo tale da colmare eventuali lacune e accrescere le probabilità di superare una sfida particolarmente impegnativa.

Se, da una parte, si tratta di una meccanica apprezzabile e piuttosto utile, soprattutto se utilizzata per accedere agli elementi di cui si è sprovvisti, dall’altra vi è il concreto rischio che questa possa “rompere” il gioco, perché il sistema consente anche ai giocatori alle prime armi di attingere ai party di utenti veterani e dotati di personaggi di livello altissimo, senza che questi vengano in alcun modo adattati al livello medio degli individui in campo.

Un muro difficilmente aggirabile

A differenza dei tanti Gacha game che ricorrono all’utilizzo di sprite bidimensionali (magari per nascondere imperfezioni e giustificare un livello di dettaglio non sensazionale), gli sviluppatori di Tales of Crestoria hanno preferito seguire le orme dello sfortunato Tales of the Rays, adottando una squisita grafica 3D.

Sfortunatamente i modelli poligonali dei personaggi appaiono troppo spigolosi e un po’ imprecisi (soprattutto per quel che concerne le lunghe chiome di eroine come Velvet di Tales of Berseria o Milla di Tales of Xillia), ma nel complesso ci sono parsi abbastanza buoni, specie se consideriamo la natura mobile del prodotto. Di tutt’altra caratura ci sono invece parsi gli artwork inseriti nei menu o nei momenti focali della narrazione, che ancora una volta testimoniano le ineccepibili doti artistiche dei maestri Kosuke Fujishima, Mutsumi Inomata, Miyuki Kobayashi e Daigo Okumura, i quali ci hanno appunto regalato delle illustrazioni sensazionali. Nulla da eccepire, poi, sulla colonna sonora e sulla traduzione in lingua inglese, che svolgono il loro dovere senza particolari inciampi.

Esaminate le qualità narrative, ludiche e artistiche di Tales of Crestoria, è infine tempo di affrontare la componente più spinosa del Gacha game: le microtransazioni. Odiate dai giocatori più esperti (e con qualche anno in più sulle spalle), in cambio di denaro reale queste ultime garantiscono l’accesso immediato alle fondamentali risorse necessarie a sbloccare nuovi personaggi, potenziare eroi, tecniche speciali e Memoria Store già possedute e ricaricare gli AP (i punti azione che si consumano dopo ogni missione, ma che in realtà si rigenerano da soli entro qualche minuto).

Come tanti altri esponenti del medesimo genere, Tales of Crestoria può essere affrontato senza spendere nemmeno un centesimo, ma bisogna comunque sottolineare che proprio il titolo Bandai Namco è forse uno dei Gacha game meno propensi a ricompensare gli sforzi del giocatore con risorse gratuite.

Durante le missioni, infatti, gli elisir ottenuti si riducono all’osso e da un preciso punto della campagna diventa estremamente difficile sbloccare nuove eroi e mantenere aggiornata la squadra. Il “paywall“, quindi, è un ostacolo che Tales of Crestoria urta molto prima dei propri rivali e che solo i giocatori più pazienti e temerari riusciranno a evitare senza cedere alla tentazione di aprire il portafogli.

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