Soldati Perduti, recensione: vite infrante nel capolavoro di Aleš Kot

A dispetto del titolo del nuovo graphic novel di Aleš Kot, i veri protagonisti della storia non sono i soldati, ma la guerra stessa. Strisciante, indifferente, densa di morte senza significato, è lei la macchina che muove gli uomini di cui ci parla Kot, in un’opera che fa estremamente male. Soldati Perduti è il nuovo titolo dell’autore statunitense, che immortala insieme a Luca Casalanguida gli effetti dello stress post traumatico causato dai conflitti bellici. L’opera arriva sugli scaffali italiani grazie a saldaPress, che fornisce così un altro titolo del talentuoso autore de Il Nuovo Mondo e Zero. Cosa ne pensiamo? Ve lo sveliamo qui.

Soldati Perduti

Vietnam, 1969

Il graphic novel di Aleš Kot ha inizio nel bel mezzo del conflitto che più di tutti ha lasciato una ferita aperta e purulenta negli Stati Uniti: la Guerra del Vietnam. Qui le strade di tre uomini, Kowalski, Hawkins e Burke, si incrociano con esiti diversi: creando un’amicizia tra i primi due capace di sopravvivere al conflitto bellico; deflagrando in un contrasto violento tra Kowalski e Burke. Quarant’anni dopo, nel 2009, i destini dei tre uomini si uniscono nuovamente, oltre il confine messicano, nel contesto dominato dai cartelli della droga in cui una sola scintilla potrebbe fare esplodere una nuova guerra.

Soldati Perduti

Quarant’anni sono trascorsi, ma nessuno di essi ha cancellato dal proprio animo gli orrori di cui è stato testimone e spesso carnefice. La guerra non li ha abbandonati mai del tutto, lasciando in essi il ricordo di una tragedia incancellabile. Kowalski, soprattutto, non è mai stato pienamente libero dalla guerra nella sua mente e, l’incontro inatteso con l’uomo che più di tutti ha segnato la sua vita con un incubo costante, lo porterà ad affacciarsi verso il baratro dal cui fondo la vendetta lo chiama a gran voce. Svegliarsi dall’incubo e tornare a vivere o lasciarsi trascinare giù, verso il folle desiderio di morte?

Una firma inconfondibile

I conflitti umani, le linee di separazione che gli uomini mettono tra sè stessi e gli altri, le pulsioni distruttive che trovano la loro massima espressione nelle guerre: Aleš Kot ci ha insegnato quanto queste tematiche possano essere rappresentative della natura umana, sintetizzandone il volto più brutale ma anche più profondamente reale. Facendosi largo nel mondo fumettistico degli ultimi anni, l’autore ha avuto modo di dimostrare più volte il suo talento, tuttavia con Soldati Perduti sembra che le sue doti abbiano colto il meglio da ciascuna delle sue opere per fare il miglior sunto possibile. Edito in patria da Image Comics e in Italia da saldaPress, Soldati Perduti è il graphic novel con cui Kot, accompagnato da Luca Casalanguida, ci conduce nel cuore di tenebra dei conflitti bellici, con una storia di guerra spietatamente cruda nella sua sincerità.

Soldati Perduti

Quale modo migliore per fare un ritratto dal vero alla guerra se non quello di lasciarla parlare attraverso le esistenze di chi è stato distrutto da essa? È così che dà voce al dolore dei protagonisti e ci racconta non solo quanto di più orribile può avvenire sui campi di battaglia, ma anche quanto nero e vuoto può diventare l’animo di un uomo che è stato infettato dal parassita dell’odio. Aleš Kot è così che lo definisce e non è nuovo a ciò, dato che anche in Zero metteva in atto le tragedie di vite che avevano fatto da incubatrici per quella creatura mostruosa portatrice di morte e violenza. Tuttavia in Soldati Perduti l’autore raggiunge lo zenit, attraverso una sceneggiatura dall’innegabile efficacia narrativa in cui l’orrore del parassita mortale raggiunge tutta la sua spaventosa potenza.

Soldati Perduti

Non ci si può girare intorno: Soldati Perduti fa male e ci colpisce allo stomaco senza darci la possibilità di riprendere il fiato dopo il pugno che ci infligge, impietoso. Attraverso il graphic novel di Aleš Kot assistiamo al lento declino di un uomo la cui tragedia è destinata a ripetersi ancora e ancora, investendoci con il suo dolore e la sua razionale follia. Si tratta però di un male necessario. Kot calcola bene i tempi, suggerisce qualcosa, lascia intuire qualcos’altro, mostra frammenti qua e là fino all’esplosione finale, quella in cui il protagonista è destinato di solito a ritrovare sè stesso o perdersi tra le fiamme. E il percorso attraverso cui ci conduce l’autore con misurata maestria è quello di tanti altri uomini che, come il protagonista, sono stati passati a fil di spada da un conflitto bellico e ne sono usciti con il cuore ridotto a un brandello di carne e la mente in frantumi difficilmente ricomponibili. È ciò che, in buona sostanza, ci fa comprendere perché certi fatti non dovrebbero mai più ripetersi.

Soldati Perduti: come raccontare la guerra

Non è la prima volta che la Guerra del Vietnam viene ritratta in tutta la sua spietatezza. Evento che negli americani ha lasciato più di qualunque altro l’amaro in bocca, è stata rappresentata in diverse maniere, soprattutto nella cultura cinematografica. Il fil rouge che lega i tanti film che ne parlano è tuttavia sempre lo stesso: il trauma che tale avvenimento ha causato nelle menti dei soldati che vi hanno preso parte, con risultati catastrofici sulla psiche di molti e ferite insanabili tanto nel corpo quanto nell’animo. Aleš Kot riprende il tema attraverso la carta stampata, ma lo fa con un approccio se vogliamo ancor più duro di quello adottato dai suoi predecessori che lo hanno immortalato invece su pellicola.

Soldati Perduti

Le conseguenze dello stress post traumatico esplodono con prepotenza in Soldati Perduti, in una graduale ascesa di quell’inevitabile follia cui va incontro chi non è stato aiutato a sufficienza, chi è stato lasciato indietro, chi è stato lasciato da solo a lottare contro i propri ricordi senza saperli affrontare adeguatamente. Kot ci lascia anche questo, la necessità di comprendere il dolore degli altri e di sostenerli, lasciando intuire quanto possa fare la differenza una spalla su cui poter contare in una vita in cui i proiettili hanno lasciato cicatrici troppo profonde. La narrazione del trauma si snoda tra dialoghi talvolta ridotti all’osso e scene d‘azione sfrenata che sembrano essere tratte direttamente da un film. Sottile e brillante, spara poi sulla stessa cultura americana, attraverso una critica non troppo velata sull’ “esportazione della democrazia” di cui gli Stati Uniti si sono sempre fatti portatori, pagandone le conseguenze in Vietnam.

Soldati Perduti

Parlare di guerra è inevitabilmente politico allora, ma Aleš Kot non ha paura di ciò e lo affronta a testa alta con un graphic novel che più duro non si può. Una durezza tagliente che porta non solo la sua firma, ma anche quella di Luca Casalanguida, con le sue illustrazioni spaventosamente ricche di vita quanto di morte. Il suo è uno stile che cerca il realismo, seppur non in maniera dettagliata; immortala il momento di maggiore espressività e lo restituisce carico di ombre e chiaro-scuri in cui si annidano le emozioni umane. Il taglio è cinematografico e molte sequenze sembrano quasi dei cambi di inquadratura, ora su un personaggio, ora sull’altro.

Il suo occhio “registico” si nota anche nella costruzione di sequenze quasi pressochè identiche tra loro, senonché si trovano a giocare con le presenze e le assenze dei protagonisti, capaci di riempire gli spazi con tutto il loro carico di dolore, o al contrario di renderli abissalmente vuoti e insignificanti. Grazie ai colori di Heather Marie Lawrence Moore il quadro è completo, con sovrapposizioni di sfumature che prediligono le tonalità vermiglie a “macchiare” le illustrazioni delle gradazioni giuste a far sentire lo spettro di emozioni insite nei protagonisti, compromessi per sempre dalla loro guerra.

Sorgente articolo:
Soldati Perduti, recensione: vite infrante nel capolavoro di Aleš Kot

User ID Campaign ID Link
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999995 Automazione di campagne Email
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999978 Fiasconaro
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999980 Fiasconaro
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999997 Webinar Software