Smartphone Wiko View 4 Lite, la prova – La Stampa

Esistono smartphone per tutti i gusti, tutte le fasce di prezzo e tutti i tipi di utilizzo. Molto spesso, per raggiungere un buon rapporto qualità/prezzo, un produttore sacrifica però caratteristiche e  funzionalità per dare una caratteristica che renda il suo prodotto diverso dai concorrenti. È questo il caso di Wiko che, con il View 4 Lite, punta decisamente sul fattore autonomia.

Wiko View 4 Lite è uno smartphone che non ha pretese, e lo mostra già dall’esterno: non c’è un sensore per le impronte digitali, né un vero e proprio sensore per il riconoscimento del volto. È leggero, nonostante sia molto grande: schermo da 6:42” con rapporto di visione 20:9, il che significa che è decisamente lungo e potrebbe non entrare nella tasca di un pantalone in molti casi.

Wiko View 4 Lite è molto grande, potrebbe non entrare in tutte le tasche (Giacomo Barbieri / La Stampa)

E’ difficile entrare nel merito delle caratteristiche di questo smartphone, perché non sono davvero il succo del discorso. E’ inutile dire che ha 2 GB di RAM e 32 GB di memoria interna, che ha uno schermo 720p, ma basta sapere che è discretamente luminoso, ben definito, che riesce a mantenere 5-6 app in background, che carica la maggior parte delle pagine. L’unico neo davvero rilevante nel 2020 – un compromesso che ormai non dovrebbe accettare nessun produttore – è la presenza di una porta micro USB invece che USB-C, ormai presente sulla maggior parte dei dispositivi (anche non smartphone) in commercio. Se non altro perché carica più velocemente, si utilizza un solo caricabatterie per tutti i dispositivi, e non rischia di rompere il cavo infilandolo nella porta (USB-C è reversibile, quindi qualsiasi lato va bene).

La porta micro USB è l’unico grande compromesso che si poteva evitare, nel 2020 (Giacomo Barbieri / La Stampa)

Il View 4 Lite può essere utilizzato fondamentalmente da quelli che vogliono uno smartphone di supporto per una seconda SIM con una buona autonomia o da chi, in generale, non pretende granché dal suo dispositivo. Lo smartphone non si blocca quasi mai (se non quando Google Mail o Spark caricano centinaia di mail, ed è comprensibile), ma è sempre lento. Nelle animazioni, nei caricamenti, nello scatto di foto con la fotocamera anteriore (sembra che sia perennemente attiva la modalità notte, che rallenta il movimento per migliorare il dettaglio atteso dagli oggetti nella scena) e anche nella scrittura sulla tastiera. Per una persona abituata a usare smartphone top di gamma, risulta assolutamente poco reattivo. In realtà, per chi usa il telefono per, appunto, telefonare, mandare messaggi, fare qualche foto e poco altro, è ottimo. E costa solo 129 euro di listino, ma si trova anche a meno. 

All’inizio della prova, View 4 Lite è stato inizializzato con un backup di un Galaxy Note 10, con circa 100 app. Dopo qualche ora in cui lo smartphone ha palesato rallentamenti davvero rilevanti, e frequenti blocchi all’apertura delle app, sono state cancellate quasi tutte, rimanendo con una quindicina di applicazioni oltre quelle predefinite, e i blocchi non si sono più verificati. View 4 Lite non è progettato certamente per un utilizzo impegnativo, ma per fare poche cose: in aggiunta alle app di messaggistica e social network, anche qualche gioco viene eseguito in maniera soddisfacente, tra cui Pokémon Go e PUBG Mobile.

PUBG Mobile su Wiko View 4 Lite (Giacomo Barbieri / La Stampa)

Il comparto fotografico fa uso di algoritmi di riconoscimento delle scene e degli oggetti per migliorare il contrasto, l’esposizione e il colore. Di per sé, la qualità è appena discreta: in modalità macro l’oggetto in primo piano non viene messo a fuoco e molti oggetti e scene vengono saturati eccessivamente, con colori troppo accentuati.

L’intelligenza artificiale migliora l’esposizione e il contrasto (Giacomo Barbieri / La Stampa)

Il punto di forza del View 4 Lite è l’autonomia: la batteria non è tra le più capienti (4000 mAh) ma il mix tra bassissimi consumi e poca memoria da gestire garantisce almeno un paio di giorni di utilizzo, anche intenso. In realtà, durante il periodo di prova, è stato necessario caricare lo smartphone fino al 100% solo una volta: sebbene la ricarica non sia velocissima, una mezz’ora al giorno assicura autonomia per le 24 ore successive, oscillando sempre tra il 30 e il 60% – che è anche una buona pratica per mantenere ottimale la vita della batteria.

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