Rubare dati da un PC con la sola vibrazione delle ventole. Impossibile? Non proprio

Un hacker molto determinato a raggiungere il suo obiettivo è spesso in grado di elaborare metodi molto fantasiosi e altrettanto efficaci sebbene per lo più sia sufficiente fare leva su cattive pratiche di sicurezza o su vulnerabilità software per riuscire nei suoi intenti.

Chi si è costruito una reputazione nell’individuare tecniche di hacking molto particolari, ma comunque sfruttabili, sono i ricercatori della Ben Gurion University di Israele, coordinati dal dottor Mordechai Guri, che concentrano le loro attività di ricerca sui PC cosiddetti “air-gapped” cioè che sono isolati da Internet e non sono connessi nemmeno ad una rete locale.

L’ultimo esperimento dei ricercatori è incentrato su una tecnica da loro elaborata che prende il nome di AiR-ViBeR. Il concetto di base è che le vibrazioni prodotte dai componenti elettro-meccanici di un computer – le ventole, principalmente – possono essere sfruttate per trasmettere informazioni, sfruttando un malware che è in grado di codificare i dati da trasmettere e manipolare le ventole per creare le vibrazioni desiderate.

Nell’esperimento i ricercatori hanno usato uno smartphone collocato sullo stesso tavolo di un PC per registrare le vibrazioni e le loro variazioni, sfruttando gli accelerometri del telefono che negli smartphone di oggi sono sufficientemente sensibili e precisi da recepire anche le variazioni più minute. Nel caso specifico i ricercatori hanno usato un Samsung Galaxy S10, dotato di accelerometri accreditati di una risoluzione di 0,0023956299 metri al secondo quadrato.

Che si tratti di Android o iOS, comunque, è interessante osservare che nessuno dei due sistemi operativi chiede il permesso dell’utente per leggere i dati rilevati dagli accelerometri, il che in altri termini sta a significare che non v’è alcun indizio visivo tale da far sospettare che stia succedendo qualcosa dietro le quinte. Inoltre la lettura di queste informazioni può avvenire in maniera abbastanza semplice, senza compromettere in alcun modo il dispositivo mobile: è sufficiente sfruttare un browser web con JavaScript.

Le prove di trasmissione dati hanno avuto riscontro positivo con lo smartphone collocato a circa un metro e mezzo dal PC-bersaglio. Tuttavia la velocità di trasmissione è incredibilmente lenta, nell’ordine di mezzo bit al secondo! I ricercatori hanno poi osservato che la ventola del case pare essere quella più efficace allo scopo, mentre quella della CPU è risultata essere meno utile.

Come detto in precedenza il team di Guri ha già sperimentato modalità per estrarre informazioni da sistemi air-gapped, e in questa pagina sono riassunte tutte le loro imprese. Degne di nota sono quelle di USBee, di cui avevamo già parlato nella notizia “USBee, il malware che può estorcere dati anche da computer non connessi”, o ancora una tecnica che prevede la possibilità di sottrarre informazioni recependo le variazioni, opportunamente indotte, della luminosità del monitor di un PC.

Si tratta di tecniche appunto fantasiose, probabilmente alcune più percorribili di altre nel mondo reale, ma tutte convergenti su una considerazione che è diventata una famosa massima nel mondo della sicurezza informatica: l’unico PC sicuro è un PC spento.

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