Riconoscimento facciale: per le forze dell’ordine arriva il divieto (non vincolante) del Parlamento Europeo. Troppi i rischi

Il Parlamento Europeo ha votato a favore di una risoluzione non vincolante che vieta alle forze dell’ordine l’impiego di sistemi di riconoscimento facciale. Il Parlamento, per motivare la decisione sulla risoluzione, ha spiegato che l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze dell’ordine pone attualmente una serie di rischi che vanno dalla discriminazione all’intrusione nella privacy, ai problemi di protezione dei dati personali, e alle possibili violazioni della dignità umana e delle libertà d’espressione.

“Tali rischi potenziali sono aggravati nel settore delle forze dell’ordine e della giustizia penale, poiché possono condizionare la presunzione d’innocenza, i diritti fondamentali alla libertà e alla sicurezza dell’individuo e il ricorso effettivo ad un processo equo” ha dichiarato il Parlamento.

La risoluzione non si limita a proporre il divieto all’uso dei sistemi di riconoscimento facciale per le forze dell’ordine, ma anche un divieto permanente di sfruttare soluzioni di analisi automatizzata di altre caratteristiche dell’individuo, come l’andatura, le impronte digitali, il DNA, la voce e altri dati biometrici e segnali comportamentali.

L’analisi della questione è stata portata avanti dalla Commissione parlamentare per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni che ha espresso il proprio parere con un voto finale che ha visto 36 favorevoli, 24 contrari e 6 astenuti.

Come dicevamo si tratta di una risoluzione non vincolante, che però viene avanzata nel momento in cui l’Unione Europea sta lavorando ad un nuovo quadro normativo sul tema dell’intelligenza artificiale che si applicherebbero, una volta approvate, al settore pubblico e a quello privato.

A margine dell’approvazione della risoluzione la Commissione parlamentare ha espresso esplicitamente le proprie preoccupazioni per i servizi di riconoscimento facciale come quelli erogati da Clearview AI che siede su un database di oltre tre miliardi di immagini raccolte in maniera controversa dai social network e da altre risorse della rete.


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Riconoscimento facciale: per le forze dell’ordine arriva il divieto (non vincolante) del Parlamento Europeo. Troppi i rischi

Il Parlamento Europeo ha votato a favore di una risoluzione non vincolante che vieta alle forze dell’ordine l’impiego di sistemi di riconoscimento facciale. Il Parlamento, per motivare la decisione sulla risoluzione, ha spiegato che l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle forze dell’ordine pone attualmente una serie di rischi che vanno dalla discriminazione all’intrusione nella privacy, ai problemi di protezione dei dati personali, e alle possibili violazioni della dignità umana e delle libertà d’espressione.

“Tali rischi potenziali sono aggravati nel settore delle forze dell’ordine e della giustizia penale, poiché possono condizionare la presunzione d’innocenza, i diritti fondamentali alla libertà e alla sicurezza dell’individuo e il ricorso effettivo ad un processo equo” ha dichiarato il Parlamento.

La risoluzione non si limita a proporre il divieto all’uso dei sistemi di riconoscimento facciale per le forze dell’ordine, ma anche un divieto permanente di sfruttare soluzioni di analisi automatizzata di altre caratteristiche dell’individuo, come l’andatura, le impronte digitali, il DNA, la voce e altri dati biometrici e segnali comportamentali.

L’analisi della questione è stata portata avanti dalla Commissione parlamentare per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni che ha espresso il proprio parere con un voto finale che ha visto 36 favorevoli, 24 contrari e 6 astenuti.

Come dicevamo si tratta di una risoluzione non vincolante, che però viene avanzata nel momento in cui l’Unione Europea sta lavorando ad un nuovo quadro normativo sul tema dell’intelligenza artificiale che si applicherebbero, una volta approvate, al settore pubblico e a quello privato.

A margine dell’approvazione della risoluzione la Commissione parlamentare ha espresso esplicitamente le proprie preoccupazioni per i servizi di riconoscimento facciale come quelli erogati da Clearview AI che siede su un database di oltre tre miliardi di immagini raccolte in maniera controversa dai social network e da altre risorse della rete.


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