Rainbow Six Siege: Operation Steel Wave, la recensione – Multiplayer.it

Il nuovo DLC dello sparatutto tattico potrebbe essere stato l’ultimo con l’introduzione di una coppia di operatori, ma saranno riusciti a convincerci? Scopritelo nella nostra recensione di Operation Steel Wave.

Nonostante le difficoltà logistiche di questi ultimi mesi, anche se in “smart working”, Ubisoft è riuscita a rilasciare in maniera quasi puntuale – se non si considera la settimana in più sui server di test – il nuovo aggiornamento del suo titolo di spicco. Come ci avevano già ampiamente illustrato durante la presentazione della doppia road map di questo e del prossimo anno di Siege, la nuova season mette anche fine (almeno momentaneamente) a una tradizione che si protrae dal 2016: Ace e Melusi – questo il nome in codice dei due nuovi personaggi – sono gli ultimi operatori a essere rilasciati in coppia. Per concentrarsi su altri aspetti del gioco e su tutti i miglioramenti richiesti a gran voce dalla community, il team di sviluppo ha deciso di rallentare nello sviluppo di attaccanti e difensori. A partire dal prossimo DLC, il Team Rainbow si arricchirà di un solo membro per volta. Al fine di rendere meno amara questa “transizione”, è stato necessario lanciare nella mischia due operatori in grado di lasciare il segno a qualsiasi livello (da quello competitivo a quello più casual). Non mancano, ovviamente, revisioni e novità che fanno da scenario a questo update. Vediamo tutte le aggiunte nella recensione di Rainbow Six Siege: Operation Steel Wave.

Ace & Melusi: l’influencer e il ranger

Se c’è una cosa che ha sempre funzionato nell’introduzione dei nuovi operatori di Rainbow Six Siege è sicuramente la loro impressionante caratterizzazione. La squadra al completo ormai conta ben oltre i 50 personaggi e ognuno riesce a essere completamente differente dagli altri sia dal punto di vista puramente estetico – questione da non sottovalutare, soprattutto quando ogni operatore possiede abilità uniche e deve poter essere riconosciuto all’istante – sia da quello biografico, un aspetto che negli ultimi anni ha ricevuto molte attenzioni da parte degli sviluppatori. Umanizzare le nuove reclute del team Rainbow permette ai fan di avvicinarsi anche alla lore del gioco e ciò rende più gradevoli e interessanti sia i reveal che gli eventi stagionali. Dall’introduzione di Kali e Wamai, due stagioni or sono, Nighthaven ha fatto la sua comparsa e ha lasciato numerosi discorsi in sospeso: nonostante non sia ancora chiaro se si tratti di infiltrazione o di qualcosa di più complesso, anche in Operation Steel Wave uno dei due nuovi operatori appartiene a questo gruppo privato e militarizzato.

Stiamo parlando di Håvard “Ace” Haugland, l’attaccante norvegese che riesce a ritagliarsi il proprio spazio nella categoria degli hard breacher, insieme a Thermite, Hibana e Maverick. Si tratta di un paramedico estremamente determinato e particolarmente sicuro di sé, cresciuto in un piccolo villaggio e deciso a emergere in ogni situazione, a tal punto da risultare spregiudicato anche sui social network. Il suo carattere e il ruolo nel team sono perfettamente in linea col concetto di “fuoco e fiamme”, ma non si può dire esattamente lo stesso del suo gadget speciale: il SELMA è un dispositivo da irruzione a base idrica studiato appositamente per circoscrivere la zona d’esplosione ed evitare danni accidentali nelle manovre di salvataggio. Ciò come sei traduce in termini di gameplay? L’attaccante può far affidamento su 3 barilotti gialli, con tanto di logo di Nighthaven sulla scocca, che una volta lanciati su superfici distruttibili o su rinforzi, si agganciano e avviano una sequenza di detonazioni a pressione idrica in tre fasi. Dal contenitore vengono rilasciate delle cartucce ad acqua la cui esplosione riesce a forare anche il metallo. Mentre la prima si innesca, il barilotto scende al livello inferiore per piazzare la seconda e, infine, lo stesso meccanismo si ripete una terza volta (se lo spazio a disposizione lo consente). Ciò permette la creazione sia di linee di tiro strette, sia di voragini abbastanza grandi da poter essere attraversate in piedi.

Il SELMA torna utile anche per l’apertura di botole rinforzate e non, solo che nel primo caso è richiesto l’impiego di due dei tre dispositivi di Ace. Da non sottovalutare, ovviamente, la possibilità di impiego anche nella distruzione di determinati gadget dei difensori: il dispositivo del norvegese riesce ad ancorarsi agli scudi mobili, per poi esplodere, ma può anche eliminare tutto ciò che è a portata quando detona su superfici distruttibili. Manco a dirlo, sono previsti dei counter. Alcuni sono tipici per la categoria degli hard breacher (l’elettricità delle abilità uniche di Bandit e Kaid o il disturbatore di frequenze di Mute) altri sono più legati al gruppo dei dispositivi lanciabili (i gadget di Jäger e Wamai). Queste peculiarità non rendono Ace solo un semplice “sostituto “, bensì una valida alternativa con dei pro e dei contro, tali da avere impatto anche sullo stile di gioco e sul tipo di tattica da utilizzare. Nell’armamentario del nuovo assalitore compaiono nostre vecchie conoscenze: non trova grande impiego lo shotgun M1014 (presente anche nella dotazione dei membri del FBI SWAT) se l’alternativa è l’AK-12 di Fuze, tra l’altro con la possibilità di accessoriare i mirini NATO (e non quelli russi). L’unica secondaria è la P9 dei francesi, mentre per i gadget di supporto si può scegliere tra le Cariche da Irruzione e le Granate Fumogene.

Se l’abilità unica di Ace ci è sembrata particolarmente ispirata e interessante, quella di Melusi ci ha “stregati”… in tutti i sensi! La specialista Thandiwe “Melusi” Ndlovu arriva dal Sudafrica e fa parte dell’Inkaba Task Force. Lo scopo del suo gruppo di sole donne è quello di combattere il bracconaggio in maniera efficace, per preservare gli stupendi paesaggi e le specie protette del territorio. Si tratta di un’operatrice esuberante, fortemente legata alle proprie origini e alle tradizioni ma, allo stesso tempo, aperta all’utilizzo di dispositivi tecnologici particolarmente avanzati, come i suoi Banshee. Si, avete letto bene! Il nome è proprio quello dei famosi spiriti donna della mitologia irlandese, perennemente in lacrime e particolarmente aggressivi. Il nuovo difensore del team Rainbow, infatti, porta nel suo inventario ben 3 prismi antiproiettili di grosse dimensioni, che può agganciare a qualsiasi tipo di superficie piana (sia verticale che orizzontale).

Questi gadget generano muri di suono costanti tra i 18 e i 19 Hz, in grado di destabilizzare e rallentare notevolmente gli avversari all’interno del raggio d’azione (che al momento si estende addirittura a 6 metri, ma per il quale è già stato annunciato un prossimo nerf che lo ridurrà a 4 metri). In caso di ostacoli o pareti divisorie tra l’attaccante e il dispositivo, la propagazione del muro sonico si interrompe. Il “grido” emesso dai Banshee, inoltre, può essere udito anche nelle stanze limitrofe al punto d’azione, in modo da allertare chiunque si trovi a portata. Si tratta di un’abilità unica particolarmente comoda poiché non richiede alcun controllo manuale (dopo il piazzamento dei dispositivi) e che, dunque, permette a Melusi di sfruttare appieno le sue qualità da roamer, tra cui i ben 3 punti velocità (e 1 corazza). È sorprendente pensare che l’ultimo difensore così veloce sia stato introdotto ben 2 anni fa con l’italiana Alibi! La Difesa Sonica, però, richiede un certo livello di attenzione poiché, per quanto i proiettili non la scalfiscano nemmeno, gli esplosivi e, addirittura, i colpi di melee possono liberarsene in pochi istanti. Thandiwe deve essere pronta a intervenire in qualsiasi momento per approfittare del grosso vantaggio sugli assalitori colpiti dall’effetto del suo gadget. Le EMP di Thatcher e i Droni Shock di Twitch, infine, possono disattivare momentaneamente i Banshee.

Nell’equipaggiamento della nuova operatrice ritroviamo il T-5 SMG di Lesion e il Super 90 di Frost, entrambe ottime alternative per il ruolo rivestito da Melusi. Anche in questo caso è prevista un’unica arma secondaria: si tratta della RG15, già nella dotazione delle sorelle polacche. Sui gadget secondari c’è stata inizialmente un po’ d’indecisione, poiché ci è stata presentata con le Granate ad Impatto e lo Scudo Mobile ma, al momento del lancio della nuova stagione, quest’ultimo è stato sostituito dal C4. La ragione dietro questa modifica dell’ultima ora è da ricercare nel grosso fastidio che avrebbe potuto creare agli attaccanti la presenza di un ulteriore gadget da dover distruggere con degli esplosivi.

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Questo posto profuma di Casa…

Con l’avvicinarsi di Operation Steel Wave, ogni “veterano” si Siege ha rivolto un ultimo sguardo alla mappa che è stata il baluardo di questo sparatutto strategico. A partire dalla presentazione dell’E3 del 2014 (anche se in CGI), fino alle prime versioni beta, arrivando al lancio del gioco nel dicembre del 2015, Casa è stata LA mappa di Rainbow Six Siege. Il passare del tempo e l’introduzione di nuove meccaniche e operatori ha portato il meta del gioco a cambiare più e più volte, a tal punto da rendere obsolete determinate ambientazioni e strutture. Nel corso degli ultimi anni, Ubisoft ha proposto svariate rielaborazioni – alcune più, altre meno riuscite – di mappe specifiche e col nuovo DLC è giunto il momento anche per Casa. Ma ce n’era davvero bisogno? Rispondere a questa domanda non è affatto semplice.

Steel Wave 3

La mappa originale era tutto fuorché competitiva: impensabile renderla disponibile in pool che non fossero quelle casual… impossibile averla in classificata. Da qui a dire, però, che la mappa fosse “fastidiosa” in libera – ora si chiamano partite veloci, ma siamo affezionati al termine “libera” – o che fosse “scomoda” per gli allenamenti nel campo di addestramento… ce ne vuole! Sarebbe stato tutto più lineare, dunque, se il modello rielaborato proposto dal team di sviluppo fosse stato creato in ottica di un utilizzo in scenari differenti, quali quelli delle ranked o addirittura in competitive (un ritorno nella lega massima, dopo anni e anni, sarebbe stato epico). Se, però, nonostante la ristrutturazione anche particolarmente accattivante, la mappa resta confinata nelle playlist in cui già figurava, diventa naturale chiedersi ancora una volta: ma ce n’era davvero bisogno? L’edificio è sicuramente più grande, molto più in linea con i requisiti dell’attuale Rainbow Six Siege, grazie a un lavoro certosino e ben riuscito, ma purtroppo ancora esageratamente lontano da poter risultare una valida opzione in classificata. A questo punto sembra davvero strano pensare che il team di sviluppo abbia investito così tante energie in un rework che non sembra aver modificato in alcun modo lo statu quo ante. Ci auguriamo, dunque, che nei piani futuri di Ubisoft sia previsto qualche progetto in grado di restituire nuova dignità a una mappa rielaborata, ma attualmente poco utile.

Il buff e il gadget che ti aspetti

Ubisoft non lesina mai nell’introduzione di quegli accorgimenti volti a bilanciare il gioco e migliorarne determinati aspetti. Non sorprende, dunque, che parecchi mesi dopo il suo rilascio, finalmente Amaru abbia ricevuto un po’ di “amore”. L’attaccante di Operation Ember Rise, sin dal momento del suo arrivo, non è mai riuscita performare davvero bene.

L’Uncino Garra, per quanto concettualmente interessante, è risultato esageratamente macchinoso. Nel nuovo update, la fluidità delle animazioni e la rapidità dell’intero processo sono state smussate, in modo da rendere l’operatrice molto più imprevedibile e silenziosa. Le barricate delle finestre ora si frantumano in mille pezzi solo al momento dell’impatto col corpo di Amaru – prima del buff era il suo rampino modificato a distruggerle appena agganciato – permettendo, dunque, ingressi più repentini e, sicuramente, scenici. Importante il miglioramento anche nell’interazione con le botole non rinforzate: non è più necessario distruggerle prima di poter usare il gadget dell’operatrice, è possibile irrompere semplicemente sfruttando la potenza dell’abilità unica dell’assalitrice. Se avevamo qualche sentore sul buff in arrivo per la peruviana, nel caso del nuovo gadget secondario in dotazione ai difensori c’era l’assoluta certezza. Già durante lo scorso Six Invitational, con enorme orgoglio da parte degli sviluppatori, il teaser che presentava l’Allarme di Prossimità aveva scatenato un tripudio di applausi entusiasti. Abbiamo avuto modo, finalmente, di provarlo prima nei server di test e poi nella versione finale di Operation Steel Wave e ne siamo rimasti affascinati. Si tratta di un dispositivo davvero piccolo, ma particolarmente luminoso, che fa capolino nell’equipaggiamento di 8 operatori – Castle, Caveira, Goyo, Rook, Wamai, Tachanka, Mira e Oryx – più la Recluta. Ognuno di questi difensori può schierarne due in maniera davvero rapida, poiché questi gadget aderiscono a qualsiasi superficie. Il funzionamento è molto semplice: non appena un attaccante passa nel suo raggio d’azione, l’allarme si attiva ed emette un suono udibile da chiunque. Il trucco sta nel posizionarlo in angoli nascosti e difficilmente raggiungibili da colpi d’arma da fuoco o esplosioni.

Steel Wave 4

Stato dei server

È necessario dedicare una piccola parentesi a questo argomento. Per quanto – come sottolineato anche in apertura – siano stati evidenti le difficoltà degli ultimi mesi in qualsiasi ambiente lavorativo (per via dei limiti imposti da questa particolare situazione d’emergenza), iniziare col piede giusto la season, dopo una chiusura davvero disastrosa di quella precedente, sarebbe stato d’obbligo. Purtroppo, però, soprattutto nei primi giorni e – stando agli ultimi comunicati ufficiali – particolarmente qui in Europa, i server non hanno retto abbastanza l’elevato numero di utenti da gestire. Ci sono voluti giorni e giorni prima di avere risposte concrete da parte del team di sviluppo e, solamente ora, sembra che la situazione si stia lentamente ristabilendo. Se vale il detto “chi ben comincia è a metà dell’opera”, non ci resta che augurarci che questa season possa prendere una piega totalmente differente e che si riesca, per tempo, a fare una brusca inversione di marcia per imboccare prima di subito la giusta direzione.

House Rework

Versione testata
PC Windows

Digital Delivery
Steam, PlayStation Store, Xbox Store

Multiplayer.it

7.8

Lettori (1)

4.4

Il tuo voto

Operation Steel Wave può vantare due operatori come non se ne vedevano da tempo e numerosi miglioramenti della “qualità della vita” che vanno a limare sempre più il prodotto della casa di Montreal. Non si può permettere che l’instabilità dei server rovini quanto di buono proposto dagli sviluppatori.

PRO

  • Ace e Melusi sono operatori particolarmente ispirati, a cui sono bastate poche settimane per entrare prepotenza nel meta del gioco
  • Il buff di Amaru ha finalmente reso l’operatrice una scelta valida in svariate situazioni
  • L’Allarme di Prossimità è così funzionale che ci si chiede come mai non ci fosse dall’inizio

CONTRO

  • Il rework di Mappa Casa non trova ancora un senso in un contesto in cui tante altre mappe ne avrebbero potuto giovare di più
  • L’attenzione per i server non deve passare in secondo piano, è necessario assicurare stabilità a tutti i player

Sorgente articolo:
Rainbow Six Siege: Operation Steel Wave, la recensione – Multiplayer.it

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