Oxide Room 104 | Recensione

A chi non è mai capitato di soggiornare in un motel dopo un lungo viaggio? Volente o nolente, succede a tutti e alle volte, come è inevitabile, una sosta non si può controllare, perché la stanchezza colpisce all’improvviso. E allora servono un luogo, un letto e un bagno, oltre a qualche snack e un energy drink per rifocillarsi a dovere. La storia di Oxide Room 104 potrebbe ingannare i viaggiatori incalliti, quelli che non si accontentano di raggiungere una meta e soprattutto coloro che passano parecchio tempo nei motel tra un viaggio e l’altro.

Nel vasto panorama dei videogiochi ce ne sono alcuni che parlano di viaggi e di racconti vari di cui conosciamo l’inizio, lo svolgimento e la fine, e che viviamo sotto forma di racconti ed esperienze, esplorando le loro sfaccettature. Oxide Room 104, sviluppato da Wildsphere, salta direttamente l’inizio e lo svolgimento, concentrandosi sulla fine. La nostra.

Questo videogioco indipendente è un horror che abbraccia diversi stili del genere per raccontarsi, optando per una formula molto semplice e nota a tutti quelli che ne fanno incetta ogni volta che possono. Intanto precisiamo che è il primo videogioco horror di questo team composto da giovani appassionati del genere, che entrano nel mercato saturo dell’orrore in punta di piedi con la speranza di raccontare una loro visione soprattutto a chi non lo mastica a colazione e preferisce atmosfere più colorate e vivaci come quelle di Animal Crossing e Bugsnax.

Oxide Room 104

Uno stile narrativo che intrattiene e colpisce

Come ogni storia dell’orrore che si rispetti, quella di Oxide Room 104 inizia con una pioggia incessante che si apre su uno scenario sinistro e ansiogeno, trasmettendoci paura e irrequietezza sin dal primo momento, come se volesse farci capire che non siamo i benvenuti. Impersoniamo Matthew, un informatico che si ritrova in guai seri a causa di un affare andato a monte e che ora vuole risolvere al più presto per scongiurare qualunque debito economico possa colpirlo. Una volta raggiunto il motel entra al suo interno, suona il campanello e, mentre si volta, finisce tramortito a causa di un estintore tenuto tra le mani di un misterioso individuo vestito di arancione, con il volto ricoperto da escoriazioni e tagli chiamato Evil, il cattivo della situazione.

Aprendo gli occhi, dopo un rapido filmato iniziale che spiega cosa sta accadendo, Matthew si ritrova immerso in una vasca da bagno completamente nudo, sprovvisto delle chiavi della macchina e dei suoi documenti. Non sa cosa gli sta accadendo o perché, ma è certo di una cosa: deve scappare dal motel il più in fretta possibile prima che sia troppo tardi, prima di restare lì per sempre, come tanti altri.

Oxide Room 104

Non facendo spoiler che potrebbero rovinarvi l’esperienza di gioco e il suo proseguimento, sappiate soltanto che Oxide Room 104 inscena uno spettacolo terribile fatto di arti mutilati e sangue ovunque, non dando riferimenti e neppure spiegando più di quanto serve. Il team di sviluppo, approcciandosi a una narrazione non molto innovativa e già vista altrove, si è ispirato ai classici del thriller e dell’horror come Saw l’Enigmista e Nightmare, infiorettando la produzione con rivelazioni macabre e un’evoluzione del racconto gestita in maniera modesta, facendo capire sin da subito qual è il tema portante della trama e dove vuole andare a parare.

Matthew, qualora non lo abbiate capito, è l’inconsapevole protagonista di un gioco malato e macabro, frutto della mente deviata di Evil, che non è soltanto il marionettista dietro ad alcune strane sparizioni avvenute attorno al motel di Oxide, ma è anche il creatore di creature biomeccaniche figlie della sua follia e del suo ego straripante. Del suo passato si sa poco e tutto quello che viene raccontato nel corso della trama è scritto nei documenti sparsi per le camere del motel, che raccontano in maniera dettagliata cosa sta accadendo e perché, nonché quale male sia all’opera tra le sue pareti ammuffite.

Oxide Room 104

È una scelta narrativa precisa ma non molto in linea con le tante opere horror presenti sul mercato, seppure risulti funzionale e ben implementata perché non si perde in fronzoli. Al netto di questo, il risultato finale lascia poco a desiderare e non convince come ci saremmo aspettati, perché la storia non è stimolante e il taglio deciso dagli sviluppatori perde di mordente con facilità a causa della fretta, dimostrando un’inesperienza con i videogiochi horror purtroppo tangibile. Il racconto poteva essere gestito meglio e con una maggiore fluidità se non si fosse inerpicato in terreni troppo complessi, rallentando di conseguenza il ritmo narrativo e non intrattenendo in maniera soddisfacente, dandoci la sensazione che lo studio di sviluppo non abbia saputo sfruttare adeguatamente le sue idee.

Un sistema di gioco ben costruito, ma…

Oxide Room 104 è un videogioco in prima persona con dei richiami agli escape room più famosi in circolazione in cui l’interazione con gli oggetti è alla base del gameplay stesso. Ispirato a Resident Evil, Oxide Room 104 cattura gli elementi più riusciti del franchise di Capcom, proponendo una struttura ludica non sufficientemente approfondita ma comunque curiosa e coinvolgente, anche se non molto variegata e con alcuni problemi dovuti a un budget davvero troppo limitato e non sfruttato a dovere.

In tal senso, il team probabilmente si era messo in testa di sviluppare un videogioco con meccaniche complesse, capaci sia di ricordare la serie creata da Shinji Mikami quanto di proporre un diverso modo di concepire il gameplay di un videogioco horror, cercando un’originalità che, purtroppo, non abbiamo avvertito nelle sei ore necessarie per concluderlo nella sua interezza.

Oxide Room 104

Una volta usciti dalla vasca da bagno, il nostro primo obiettivo è stato uscire dalla stanza in cui siamo capitati, cercando gli indumenti e la chiave per andare via dalla camera 104. È qui che il gioco inizia davvero e ci porta a esplorare gli ambienti ostili che si stagliano davanti a noi. Gli enigmi, costruiti con intelligenza, sono stati gestiti con maturità, costringendo il giocatore a cercare persino nei luoghi meno scontati del level design. Come in Resident Evil abbiamo un inventario e uno spazio limitato, da gestire in modo oculato e attento. Qualora non ci stesse più niente nelle nostre tasche, la soluzione migliore potrebbe essere quella di infilare gli oggetti in un magazzino e riprenderli in un secondo momento.

Il ritmo di gioco – per quanto frenetico – è gestito di fretta e non sempre entusiasma, contribuendo a dei momenti di stanca che arrivano presto e dando la sensazione di non essere stato rifinito in modo attento. Morire corrisponde a un fallimento, con la perdita di tutti gli oggetti ottenuti precedentemente e una difficoltà complessiva innalzata per renderci la vita ancora più complessa. All’apparenza sembra facile ma non lo è niente: le creature del motel, nascoste ovunque e di diversa entità, non aspettano altro che colpire nell’oscurità e banchettare sul nostro corpo martoriato e ricoperto da bende e fasce per nascondere i tagli inferti da Evil. I loro attacchi sono letali quanto il loro veleno: per curare le ferite sono necessarie delle bende, mentre per guarire totalmente dall’intossicazione servono delle pillole che possiamo trovare nelle stanze del motel. Qualora morissimo, cosa che potrebbe accadere sovente, ci ritroveremmo nuovamente nella vasca da bagno, con il posizionamento degli oggetti non nello stesso punto: questa è un’ottima idea che ha saputo metterci in difficoltà in molte occasioni.

Oxide Room 104

A fare paura oltre al nemico è il sistema di puntamento del revolver, un passo indietro in tutto e per tutto, nonché un tuffo temporale agli antichi fasti degli FPS più conosciuti. Quando ci siamo trovati faccia a faccia con i nemici, siamo stati costretti a dover indietreggiare per puntare l’arma, che invece di concentrarsi sul rateo di fuoco avvicina la visuale sulla bocca della pistola. Si tratta di un’implementazione vecchia e lenta. Vecchio e lento è anche il modo di ricaricare l’arma, nonché di controllare quante munizioni ci rimangono, costringendoci ad aprire l’inventario, rallentando inevitabilmente qualunque altra azione.

Atmosfere da incubo: Oxide Room 104 sa fare paura

Ci siamo persi più volte nelle stanze del motel. Le atmosfere sono convincenti, con luoghi oscuri e poco confortevoli capaci di metterci in seria difficoltà. È una scelta di stile non molto innovativa ma, di sicuro, resta comunque calzante e azzeccata. Ci siamo spaventati più volte e in tante occasioni, ma non c’è nulla di nuovo all’orizzonte, se non ulteriori ispirazioni che arrivano direttamente dai classici dell’orrore che conosciamo tutti. A non aiutare sono le problematiche di gameplay che non ci hanno stimolato a sufficienza, portandoci a concludere l’esperienza di gioco in maniera frettolosa.

Oxide Room 104

Il lato tecnico presta il fianco a ulteriori problematiche di fondo. I tempi di caricamento sono troppo lunghi e la nostra prova, avvenuta su una console next gen, mette in chiaro un’ottimizzazione non ottimale che necessita di una patch correttiva. Un vero peccato, considerando quello che poteva dimostrare a un pubblico più vasto. I rumori ambientali e le musiche, al contrario, sono bene inseriti e mettono in chiaro sin dal principio dove la storia voglia andare a parare e quale sia il suo modo per farlo. Il videogioco, nel complesso, arriva alla sufficienza per le sue idee, ma poco altro: al team serve più esperienza per sfidare i videogiochi horror più celebri presenti sul mercato, nonché uno studio più oculato delle meccaniche del genere.

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A chi non è mai capitato di soggiornare in un motel dopo un lungo viaggio? Volente o nolente, succede a tutti e alle volte, come è inevitabile, una sosta non si può controllare, perché la stanchezza colpisce all’improvviso. E allora servono un luogo, un letto e un bagno, oltre a qualche snack e un energy drink per rifocillarsi a dovere. La storia di Oxide Room 104 potrebbe ingannare i viaggiatori incalliti, quelli che non si accontentano di raggiungere una meta e soprattutto coloro che passano parecchio tempo nei motel tra un viaggio e l’altro.

Nel vasto panorama dei videogiochi ce ne sono alcuni che parlano di viaggi e di racconti vari di cui conosciamo l’inizio, lo svolgimento e la fine, e che viviamo sotto forma di racconti ed esperienze, esplorando le loro sfaccettature. Oxide Room 104, sviluppato da Wildsphere, salta direttamente l’inizio e lo svolgimento, concentrandosi sulla fine. La nostra.

Questo videogioco indipendente è un horror che abbraccia diversi stili del genere per raccontarsi, optando per una formula molto semplice e nota a tutti quelli che ne fanno incetta ogni volta che possono. Intanto precisiamo che è il primo videogioco horror di questo team composto da giovani appassionati del genere, che entrano nel mercato saturo dell’orrore in punta di piedi con la speranza di raccontare una loro visione soprattutto a chi non lo mastica a colazione e preferisce atmosfere più colorate e vivaci come quelle di Animal Crossing e Bugsnax.

Oxide Room 104

Uno stile narrativo che intrattiene e colpisce

Come ogni storia dell’orrore che si rispetti, quella di Oxide Room 104 inizia con una pioggia incessante che si apre su uno scenario sinistro e ansiogeno, trasmettendoci paura e irrequietezza sin dal primo momento, come se volesse farci capire che non siamo i benvenuti. Impersoniamo Matthew, un informatico che si ritrova in guai seri a causa di un affare andato a monte e che ora vuole risolvere al più presto per scongiurare qualunque debito economico possa colpirlo. Una volta raggiunto il motel entra al suo interno, suona il campanello e, mentre si volta, finisce tramortito a causa di un estintore tenuto tra le mani di un misterioso individuo vestito di arancione, con il volto ricoperto da escoriazioni e tagli chiamato Evil, il cattivo della situazione.

Aprendo gli occhi, dopo un rapido filmato iniziale che spiega cosa sta accadendo, Matthew si ritrova immerso in una vasca da bagno completamente nudo, sprovvisto delle chiavi della macchina e dei suoi documenti. Non sa cosa gli sta accadendo o perché, ma è certo di una cosa: deve scappare dal motel il più in fretta possibile prima che sia troppo tardi, prima di restare lì per sempre, come tanti altri.

Oxide Room 104

Non facendo spoiler che potrebbero rovinarvi l’esperienza di gioco e il suo proseguimento, sappiate soltanto che Oxide Room 104 inscena uno spettacolo terribile fatto di arti mutilati e sangue ovunque, non dando riferimenti e neppure spiegando più di quanto serve. Il team di sviluppo, approcciandosi a una narrazione non molto innovativa e già vista altrove, si è ispirato ai classici del thriller e dell’horror come Saw l’Enigmista e Nightmare, infiorettando la produzione con rivelazioni macabre e un’evoluzione del racconto gestita in maniera modesta, facendo capire sin da subito qual è il tema portante della trama e dove vuole andare a parare.

Matthew, qualora non lo abbiate capito, è l’inconsapevole protagonista di un gioco malato e macabro, frutto della mente deviata di Evil, che non è soltanto il marionettista dietro ad alcune strane sparizioni avvenute attorno al motel di Oxide, ma è anche il creatore di creature biomeccaniche figlie della sua follia e del suo ego straripante. Del suo passato si sa poco e tutto quello che viene raccontato nel corso della trama è scritto nei documenti sparsi per le camere del motel, che raccontano in maniera dettagliata cosa sta accadendo e perché, nonché quale male sia all’opera tra le sue pareti ammuffite.

Oxide Room 104

È una scelta narrativa precisa ma non molto in linea con le tante opere horror presenti sul mercato, seppure risulti funzionale e ben implementata perché non si perde in fronzoli. Al netto di questo, il risultato finale lascia poco a desiderare e non convince come ci saremmo aspettati, perché la storia non è stimolante e il taglio deciso dagli sviluppatori perde di mordente con facilità a causa della fretta, dimostrando un’inesperienza con i videogiochi horror purtroppo tangibile. Il racconto poteva essere gestito meglio e con una maggiore fluidità se non si fosse inerpicato in terreni troppo complessi, rallentando di conseguenza il ritmo narrativo e non intrattenendo in maniera soddisfacente, dandoci la sensazione che lo studio di sviluppo non abbia saputo sfruttare adeguatamente le sue idee.

Un sistema di gioco ben costruito, ma…

Oxide Room 104 è un videogioco in prima persona con dei richiami agli escape room più famosi in circolazione in cui l’interazione con gli oggetti è alla base del gameplay stesso. Ispirato a Resident Evil, Oxide Room 104 cattura gli elementi più riusciti del franchise di Capcom, proponendo una struttura ludica non sufficientemente approfondita ma comunque curiosa e coinvolgente, anche se non molto variegata e con alcuni problemi dovuti a un budget davvero troppo limitato e non sfruttato a dovere.

In tal senso, il team probabilmente si era messo in testa di sviluppare un videogioco con meccaniche complesse, capaci sia di ricordare la serie creata da Shinji Mikami quanto di proporre un diverso modo di concepire il gameplay di un videogioco horror, cercando un’originalità che, purtroppo, non abbiamo avvertito nelle sei ore necessarie per concluderlo nella sua interezza.

Oxide Room 104

Una volta usciti dalla vasca da bagno, il nostro primo obiettivo è stato uscire dalla stanza in cui siamo capitati, cercando gli indumenti e la chiave per andare via dalla camera 104. È qui che il gioco inizia davvero e ci porta a esplorare gli ambienti ostili che si stagliano davanti a noi. Gli enigmi, costruiti con intelligenza, sono stati gestiti con maturità, costringendo il giocatore a cercare persino nei luoghi meno scontati del level design. Come in Resident Evil abbiamo un inventario e uno spazio limitato, da gestire in modo oculato e attento. Qualora non ci stesse più niente nelle nostre tasche, la soluzione migliore potrebbe essere quella di infilare gli oggetti in un magazzino e riprenderli in un secondo momento.

Il ritmo di gioco – per quanto frenetico – è gestito di fretta e non sempre entusiasma, contribuendo a dei momenti di stanca che arrivano presto e dando la sensazione di non essere stato rifinito in modo attento. Morire corrisponde a un fallimento, con la perdita di tutti gli oggetti ottenuti precedentemente e una difficoltà complessiva innalzata per renderci la vita ancora più complessa. All’apparenza sembra facile ma non lo è niente: le creature del motel, nascoste ovunque e di diversa entità, non aspettano altro che colpire nell’oscurità e banchettare sul nostro corpo martoriato e ricoperto da bende e fasce per nascondere i tagli inferti da Evil. I loro attacchi sono letali quanto il loro veleno: per curare le ferite sono necessarie delle bende, mentre per guarire totalmente dall’intossicazione servono delle pillole che possiamo trovare nelle stanze del motel. Qualora morissimo, cosa che potrebbe accadere sovente, ci ritroveremmo nuovamente nella vasca da bagno, con il posizionamento degli oggetti non nello stesso punto: questa è un’ottima idea che ha saputo metterci in difficoltà in molte occasioni.

Oxide Room 104

A fare paura oltre al nemico è il sistema di puntamento del revolver, un passo indietro in tutto e per tutto, nonché un tuffo temporale agli antichi fasti degli FPS più conosciuti. Quando ci siamo trovati faccia a faccia con i nemici, siamo stati costretti a dover indietreggiare per puntare l’arma, che invece di concentrarsi sul rateo di fuoco avvicina la visuale sulla bocca della pistola. Si tratta di un’implementazione vecchia e lenta. Vecchio e lento è anche il modo di ricaricare l’arma, nonché di controllare quante munizioni ci rimangono, costringendoci ad aprire l’inventario, rallentando inevitabilmente qualunque altra azione.

Atmosfere da incubo: Oxide Room 104 sa fare paura

Ci siamo persi più volte nelle stanze del motel. Le atmosfere sono convincenti, con luoghi oscuri e poco confortevoli capaci di metterci in seria difficoltà. È una scelta di stile non molto innovativa ma, di sicuro, resta comunque calzante e azzeccata. Ci siamo spaventati più volte e in tante occasioni, ma non c’è nulla di nuovo all’orizzonte, se non ulteriori ispirazioni che arrivano direttamente dai classici dell’orrore che conosciamo tutti. A non aiutare sono le problematiche di gameplay che non ci hanno stimolato a sufficienza, portandoci a concludere l’esperienza di gioco in maniera frettolosa.

Oxide Room 104

Il lato tecnico presta il fianco a ulteriori problematiche di fondo. I tempi di caricamento sono troppo lunghi e la nostra prova, avvenuta su una console next gen, mette in chiaro un’ottimizzazione non ottimale che necessita di una patch correttiva. Un vero peccato, considerando quello che poteva dimostrare a un pubblico più vasto. I rumori ambientali e le musiche, al contrario, sono bene inseriti e mettono in chiaro sin dal principio dove la storia voglia andare a parare e quale sia il suo modo per farlo. Il videogioco, nel complesso, arriva alla sufficienza per le sue idee, ma poco altro: al team serve più esperienza per sfidare i videogiochi horror più celebri presenti sul mercato, nonché uno studio più oculato delle meccaniche del genere.

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