Nel 2019 l’evasione fiscale scende sotto la soglia dei 100 miliardi: che sia un effetto della fatturazione elettronica?

L’evasione fiscale incide pesantemente sui conti pubblici ma negli ultimi anni il trend è in miglioramento e nel 2019 è scesa sotto la soglia di 100 miliardi di euro, attestandosi a 99,2 miliardi. A sottolinearlo è il ministero dell’economia, sulla base dell’elaborazione dei dati ISTAT relativi al periodo dal 2014 al 2019. 

MEF

Un calo che non arriva improvvisamente, però: se nel 2017 si stimava un’evasione di 107 miliardi all’anno, nel 2018 il valore è calato a 102 miliardi, per poi scendere ulteriormente sotto i 100 nel 2019. In particolare, è diminuito il mancato pagamento dell’IVA, una delle tasse più evase insieme all’IRPEF (nel caso dei lavoratori autonomi). Considerato che proprio nel 2019 l’obbligo di emettere fattura elettronica è stato esteso a quasi tutti (fanno eccezione gli aderenti al regime forfettario e alcune specifiche categorie), è ipotizzabile che questa misura abbia contribuito alla minor evasione fiscale

Evasione fiscale in calo: è un effetto dell’obbligo di emettere fattura elettronica?

Secondo la CGIA di Mestre, l’associazione artigiani e piccole imprese, il calo dell’evasione è dovuto a una serie di misure, fra cui la fatturazione elettronica. 

Tra la compliance fiscale, lo split payment e, a partire dal 2019, per mezzo della fatturazione elettronica, una serie di contribuenti tra cui gli evasori incalliti, chi riceveva i pagamenti dallo Stato per un servizio o una prestazione lavorativa resa e poi non versava l’Iva  e, infine, i professionisti delle cosiddette ‘frodi carosello’, sono stati indotti a ravvedersi. Non solo; anche il leggero calo delle tasse registrato in questi ultimi anni ha sicuramente avuto un effetto positivo sul fronte delle entrate. Sebbene sia ancora del tutto insufficiente, la contrazione della pressione fiscale ha contribuito a ridurre l’evasione, soprattutto quella che in gergo viene chiamata di ‘sopravvivenza“, si legge in una nota dell’associazione, che però riporta cifre leggermente differenti da quelle del MEF, che si rivela più ottimista e indica un mancato gettito di 80 miliardi di euro (contro i 99,2 stimati dal MEF).

CGIA mestre

Indipendentemente dai risultati delle elaborazioni su base Istat, però, è chiaro che il trend è positivo, e l’evasione si sta riducendo, pur lentamente. Sempre secondo la CGIA, in 4 o 5 anni sarebbe addirittura possibile dimezzare l’evasione fiscale in Italia, che si allineerebbe così con la media europea, ma per raggiungere questo obiettivo sarebbe necessario incrociare più efficacemente le informazioni delle 161 banche dati fiscali in mano all’Amministrazione finanziaria, oltre che trovare una soluzione al mancato gettito derivante dai colossi dell’e-commerce. Va sottolineato che Amazon e altre multinazionali tecnicamente non evadono le tasse, ma si limitano a eluderle, cosa che è perfettamente legale.

Sempre la nota della CGIA sottolinea un punto significativo: “se molti contribuenti hanno cominciato a comportarsi correttamente nei confronti del fisco è anche perché negli ultimi anni chi è stato chiamato a spendere i soldi pubblici ha finalmente cominciato a farlo con oculatezza. Certo, gli sprechi e gli sperperi ci sono ancora, ci mancherebbe, tuttavia l’evasione si contrasta anche razionalizzando la spesa pubblica“.

La CGIA si spinge anche a sfatare il la comune credenza secondo cui l’IRPEF è pagata al 90% da dipendenti e pensionati, fatto che sottintende che artigiani e Partite IVA in genere siano evasori incalliti: “Ci permettiamo di ribadire che questa affermazione è del tutto fuorviante, perché sottende che in Italia a pagare la quasi totalità dell’Irpef sarebbero solo due categorie di contribuenti: quelle richiamate poc’anzi. In realtà chi continua a ripetere questa ovvietà è “vittima” di un grave abbaglio statistico/interpretativo. Se, infatti, è palese che oltre l’82 per cento dell’Irpef (e non il 90 per cento) è versata all’erario da pensionati e lavoratori dipendenti, questo avviene perché queste 2 categorie rappresentano quasi l’89 per cento del totale dei contribuenti Irpef presenti in Italia. Se si vuole dimostrare lo squilibrio del carico fiscale legato all’Irpef, la metodologia “corretta” consiste nel calcolare l’importo medio versato da ciascun contribuente facente parte di ognuna delle 3 principali tipologie che pagano l’imposta sulle persone fisiche: autonomi, dipendenti e pensionati. Applicando questa metodica, dagli ultimi dati disponibili sui redditi relativi al 2018 (fonte Ministero dell’Economia e delle Finanze), emerge che, mediamente, i pensionati pagano un’Irpef netta annua di 3.173 euro, i lavoratori dipendenti di 4.006 euro e gli imprenditori/lavoratori autonomi di 5.741 euro“.

Questo non significa che il fenomeno vada sottovalutato, anzi, la stessa CGIA ribadisce che “l’evasione fiscale in Italia c’è ed è presente in tutte le categorie professionali, quindi, anche tra gli autonomi e gli imprenditori. Pertanto, va contrastata ovunque essa si annidi, senza però accusare pregiudizialmente nessuno, tantomeno attraverso l’interpretazione scorretta di dati molto parziali”.

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Sicuramente, l’introduzione a partire dal 2022 di sanzioni per gli esercenti che non accettano pagamenti tramite carte di credito o di debito rappresenta un passo avanti nella lotta all’evasione. 

Fattura elettronica anche per i forfettari? Probabilmente sì, ma a partire dal 2024

A oggi, sono solo poche categorie a essere escluse dall’obbligo di fatturazione elettronica, e si tratta prevalentemente di farmacie e istituti medici (per comprensibili questioni di privacy) e chi aderisce al regime forfettario, che prevede un’imposta flat sostitutiva dell’IRPEF del 15% (5% per i primi 5 anni di attività). Dal 2024, però, anche questi ultimi potrebbero essere obbligati a emettere solo fatture elettronica: l’UE ha infatti dato il via libera. 

Va detto che già oggi chi aderisce al forfettario può, se lo desidera, emettere fatture elettroniche, ottenendo anche alcuni vantaggi, inclusa la riduzione da 5 a 4 anni dei termini per gli accertamenti fiscali. Dal nostro punto di vista, però, il vantaggio principale di emettere fatture elettroniche è che permette di fare un passo avanti nel percorso di trasformazione digitale delle imprese. Digitalizzando i dati di fatturazione è infatti possibile eliminare la carta e gestire in maniera più efficace i processi fiscali e burocratici, a beneficio della produttività. 

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