L’E3 è morto, ma forse gli indie ne avrebbero ancora bisogno

L’E3 è morto, viva l’E3, si potrebbe dire e quantomeno diversi sviluppatori indie potrebbero ritrovarsi a rimpiangere la buona vecchia fiera globale dedicata all’industria videoludica, in base a quanto sta emergendo in questi giorni. A dire il vero, l’organizzazione classica dell’E3 cominciava a scricchiolare già da diversi anni e la sua cancellazione totale, avvenuta quest’anno per motivi contingenti legati ovviamente alla pandemia da coronavirus, è sembrata piuttosto un colpo di grazia che non una scelta innovativa e completamente inaspettata, in grado di portare a conseguenze inenarrabili. In molti stavano ormai tifando per la chiusura dell’evento, ma tra questi i più ferventi sostenitori dell’abbandono del vecchio format erano forse i grossi publisher e i produttori stessi, ormai indirizzati più all’organizzazione di eventi specifici indipendenti con i quali risparmiare tempo, soldi e chilometri, mentre ben più difficile era interpretare il pensiero dei singoli sviluppatori indie.

Trattandosi di un sottobosco estremamente variegato e difficilmente inscrivibile all’interno di un unico movimento dalle caratteristiche omologhe, c’era probabilmente chi guardava di buon occhio la chiusura dell’E3 ma probabilmente anche chi si sarà interrogato su come organizzarsi e dove ritrovare lo stesso spazio e le stesse occasioni per mettersi in luce. L’E3 è un luogo caotico dal quale è difficile emergere, ma se non altro il fatto di catalizzare completamente l’attenzione dei media sull’industria videoludica in generale ha il vantaggio di porre comunque tutti sotto una luce particolare. I grandi protagonisti sono ovviamente sempre gli stessi, ma di luce riflessa anche i più piccoli riuscivano comunque a brillare per qualche giorno, se non altro facendosi conoscere sfruttando una vetrina comune. Poi è vero che i tempi sono cambiati e gli accordi di publishing non si fanno probabilmente più tra le sale di una fiera come negli anni 80, ma da un punto di vista squisitamente comunicativo e promozionale era sicuramente un’occasione in più, aperta a tutti.

Indie Live Expo 2020 06 05 20

Se poi si aveva la fortuna di incastrarsi in qualche evento maggiore, tipo le conferenze di Sony e Microsoft o all’interno di uno dei vari contenitori organizzati da third party e organizzazioni varie, c’era la possibilità di risaltare in maniera notevole, oltre al fatto che i press tour che avvenivano fisicamente nello stesso luogo potevano più facilmente comprendere una puntata presso qualche team sconosciuto e ci poteva scappare una scoperta inaspettata. Con l’organizzazione di quest’anno, oltretutto aggravata dalla necessità di lavorare in remoto, riuscire ad entrare all’interno di qualche mega-presentazione era praticamente impossibile e anche gli eventi dedicati agli indie vengono più facilmente snobbati in questo contesto. Una prima prova è arrivata dal famoso Inside Xbox di inizio maggio, per il quale Microsoft si è beccata una grande quantità di critiche per il solo motivo di aver mostrato titoli per lo più indie e quindi non abbastanza interessanti per il pubblico di massa, a quanto pare.

Allo stesso modo, anche il Guerrilla Collective andato in scena in questi giorni non sembra aver proprio smosso grande interesse. Sarà anche perché questo è un anno particolare, con il prossimo lancio di PS5 e Xbox Series X ad assorbire tutta l’attenzione, ma resta l’idea che, dissipatasi la magia dell’E3 e di quella mitica settimana che per tutti i media risulta interamente dedicata ai videogiochi, anche gli eventi di questo tipo siano relegati a una fascia d’interesse ancora più bassa di quanto succeda solitamente. L’enorme quantità di giochi condensati insieme e l’impossibilità di provarli direttamente da parte degli addetti stampa, poi, oltre a una certa mancanza di organizzazione nella diffusione di press kit e materiali a distanza, ha fatto passare quasi sotto silenzio la presentazione di una grande quantità di giochi avvenuta nelle ore scorse. Dunque, la chiusura dell’E3 è un danno per gli sviluppatori indie? Bisogna ovviamente anche calcolare i costi che comunque andavano sostenuti per promuovere i giochi direttamente a Los Angeles, dunque è difficile ancora rispondere alla domanda, anche perché non si conoscono ancora gli effetti della nuova organizzazione, ma l’idea è che i giochi indipendenti abbiano fatto meno rumore del solito quest’anno.

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