Le console più belle della storia – Multiplayer.it

Siamo abituati a vederle tutti i giorni e ad averle spesso in mostra nel salotto, ma quali sono le console più belle della storia? Ecco la nostra classifica!

L’annuncio di PlayStation 5 ha diviso in due il mondo dei videogiocatori. Da un lato c’è chi ha apprezzato lo stile ardimentoso della nuova console targata Sony, mentre dall’altro c’è chi avrebbe preferito un design un po’ più anonimo, che si facesse notare meno senza il rischio di attirare eccessivamente l’attenzione nella vita di tutti i giorni. Ma l’impatto estetico della prossima generazione di console sarà in realtà solo l’ultimo capitolo di una sfida a suon di angoli smussati e colori che si consuma ormai da decenni nelle case di milioni di persone. Nel corso del tempo il design delle console si è infatti proposto sotto diverse forme e colori, con un aspetto tradizionale o un po’ più stravagante ben prima che PlayStation 5 (e non dimentichiamo Xbox Series X) si mostrasse alla platea di videogiocatori.

Presi dalla stimolazione del nostro senso estetico maturata con le discussioni delle ultime settimane sull’aspetto delle console di prossima generazione, abbiamo deciso di stilare la nostra classifica delle dieci console più belle della storia. Per prepararla, ci siamo dati poche semplici regole: sono escluse modifiche e cover applicate ai modelli arrivati sul mercato, così come le varie limited edition. Abbiamo invece incluso nella lista delle possibili candidate tutte le revisioni effettuate dopo il modello inizialmente arrivato sul mercato. Siete pronti? Andiamo!

Dreamcast (1998)

In cima alla lista dei rimpianti più grandi nella storia delle console compare sempre Dreamcast. Approfittiamo quindi di questa speciale classifica per riconoscere alla console pubblicata da Sega nel lontano 1998 i suoi meriti, a partire da una forma tutt’altro che banale. Mentre storicamente nel progettare le loro console in tanti si sono spesso concentrati sulla volontà di trasmettere un’idea di estrema potenza o di giocattolo costoso, Dreamcast puntava su una filosofia diversa. Già guardando la console si capiva che era stata progettata col divertimento impresso in mente, grazie a una forma essenziale ma allo stesso tempo piacevole da vedere, ma soprattutto alle quattro porte per controller in bella vista sulla parte frontale. E che dire poi del modem incorporato? Un’idea precisa di quello che sarebbe stato il futuro, avuta purtroppo per Sega in anticipo rispetto a quella che sarebbe stata la diffusione del gioco online negli anni successivi.

Dreamcast

Xbox One S (2016)

L’aspetto della versione originale di Xbox One ci ha sempre ricordato quello di uno dei vecchi videoregistratori VHS che tra gli anni ’80 e i ’90 hanno accompagnato le console all’interno delle nostre case come acquisto tecnologico. Dal punto di vista della forma ci piaceva quindi molto di più quella di Xbox 360, prima che Microsoft decidesse di far debuttare la nuova Xbox One S. Una revisione eccellente della console uscita nel 2013, invidiata da tutti gli acquirenti della prim’ora non solo per la sua dimensione ridotta rispetto all’originale (40% in meno), ma anche per la colorazione che vede prevalere un elegante bianco con finiture in nero. Ad accompagnare troviamo un design molto più stiloso rispetto all’originale, che rende Xbox One S un oggetto estremamente piacevole da vedere. Oseremmo dire uno dei più belli di questo genere che si possa attualmente desiderare in salotto.

Xbox One S

Gamecube (2001)

Mentre come già detto più sopra in tanti si sono storicamente concentrati nella creazione di monoliti che trasmettessero un senso di potenza inamovibile solo a guardarli, il Gamecube di Nintendo andava controtendenza ed era appunto… un cubo. Essenziale a più non posso nella forma quindi, ma allo stesso tempo con quel doversoso tocco di colore garantito dal viola che col suo effetto shocking sopperiva alla mancanza di un design dalle linee particolari. Un oggetto concepito per essere maneggevole all’inverosimile, trasportabile insieme ai suoi piccoli dischi non solo in giro per tutta la propria casa, ma anche fino a quella di eventuali amici senza doversi preoccupare del suo ingombro appositamente ridotto.

Gamecube

PlayStation 4 (2013)

Si è presentata nelle nostre case in modo quasi anonimo, differenziandosi con le sue linee dritte da quelle curve che avevano contraddistinto le varie versioni di PlayStation 3. A distanza di quasi sette anni possiamo però dire che PlayStation 4 è invecchiata più che bene, sia nella sua forma base che in quella Pro, al punto da farci temere l’impatto che avremo quando a sostituirla ci sarà la più appariscente PlayStation 5 col suo bianco. Un design elegante ma discreto, che è riuscito a farsi apprezzare sempre di più nel corso degli anni con una forma a parallelepipedo bella da vedere sia in orizzontale che in verticale. Ci mancherà.

Le console più belle della storia

PlayStation Portable Go (2009)

Anche se manca il podio per un soffio, Sony riesce comunque a piazzare un’importante doppietta con PlayStation Portable Go, che è tra l’altro l’unica console portatile a entrare in questa classifica. Già nella sua versione base l’aspetto di PSP era a nostro avviso molto affascinante, ma è l’edizione Go arrivata qualche anno dopo ad averci maggiormente impressionati sotto il profilo estetico. Col pensionamento del drive UMD Sony colse infatti la possibilità di andare a rompere in modo netto col design precedente di PSP, realizzandone una versione ancora più stilosa. Anche se la forma era infatti simile, l’effetto slide del display ancora oggi dopo più di un decennio non può lasciare indifferenti.

Pspgo

Atari 2600 (1977)

C’è stato un tempo in cui i televisori che avevamo nelle nostre case non avevano uno schermo ultrapiatto ma uno splendido tubo catodico a renderli enormi. Oltre ai materiali più comuni, i rivestimenti esterni erano di vario tipo. Quelli più vecchi avevano anche il legno, ripreso alla perfezione da Atari 2600 con una fascia frontale che la fa apparire oggi indubbiamente vintage, ma dopo oltre quarant’anni anche estremamente ardimentosa. Una console protagonista e simbolo di un’epoca in cui a fine anni ’70 nelle case aveva inizio il boom tecnologico, un periodo che oltre che dalla suddetta fascia di legno trasuda da qualsiasi altro aspetto di Atari 2600. Basi pensare alle levette superiori (tra le quali quella per l’accensione) o al joystick super minimale. Poesia.

Atari2600

Nintendo Wii (2006)

Così come il suo predecessore Gamecube, anche Nintendo Wii resta un simbolo della capacità dell’azienda giapponese di andare controcorrente. Mentre Microsoft e Sony si combattevano con le loro console a suon di dimensioni piuttosto importanti, Nintendo Wii arrivava come Gamecube con l’idea di sfruttare tutti gli spazi, anche quelli più ridotti. Anche grazie a scelte di questo tipo Nintendo prevedeva la diffusione che la console avrebbe poi avuto in tantissime case coi suoi 101 milioni e passa di pezzi venduti, contribuendo così all’affermazione dei videogiochi come fenomeno di massa. Con la sua dimensione più che discreta, Nintendo Wii si adattava a qualsiasi collocazione senza dare nell’occhio, compresa quella da salotto dove sapeva comunque fare la sua figura una volta catturato lo sguardo delle persone presenti.

Nintendo Wii

Panasonic 3DO (1993)

Se il solo aspetto sarebbe potuto bastare ad affermarsi sul mercato a discapito della concorrenza, da console dimenticata per eccellenza 3DO sarebbe oggi ben altro. Sono invece in pochi a ricordarsi ormai dell’esistenza della piattaforma messa in commercio da Panasonic, che con la sua forma granitica era in grado di evocare addirittura immagini sacre. Le quattro colonne portanti sulle quali 3DO si ergeva davano infatti alla console le sembianze di una specie di altare del videogioco, ma potevano anche essere viste come i quattro motori di un’astronave proiettata verso il futuro. Peccato che con l’arrivo della prima PlayStation questi motori non siano mai riusciti ad accendersi pienamente, finendo nel dimenticatoio da lì a poco.

3Do

Super Nintendo (1990)

Con tre diverse piattaforme è Nintendo a poter vantare il maggior numero di console presenti in questa speciale top ten, dove non poteva mancare il caro vecchio Super Nintendo. In questo caso la nostra fortuna è stata quella di non risiedere in Nord America, dove SNES arrivò con una versione nettamente più brutta in termini estetici rispetto a quella armoniosa commercializzata in Giappone ed Europa. Una console entrata nella storia, immediatamente riconoscibile per il suo aspetto tornato di recente nelle nostre case grazie all’uscita di SNES Mini. La diffusione di quest’ultimo conferma che ancora oggi questa console è amata da molti anche nell’aspetto.

Snes

Sega Mega Drive (1988)

Siamo stati per alcuni minuti a guardare fianco a fianco le foto del primo Mega Drive di Sega e del suo Model 2, per capire quale tra essi meritasse di concludere questa classifica. Alla fine ha prevalso il design originale della console, divenuto un po’ un simbolo degli anni ’80 così come Atari 2600 lo è stato dei ’70. La particolarità del design del Mega Drive era quella di non guardare a nessuna delle altre piattaforme da gioco, puntando dritto al mondo dell’equipaggiamento audio di alto livello (vedere controllo volume cuffie) e alle macchine da corsa. Proprio a queste ultime si lega la famosa forma tonda rialzata dove si trovava l’alloggio per le cartucce. Con questa serie di scelte Sega voleva comunicare l’intenzione di puntare a un pubblico più adulto rispetto al concorrente Super Nintendo, che però finì per avere la meglio.

Megadrive

La nostra classifica delle console più belle della storia termina qui. Quali altre avrebbero meritato secondo voi di trovare spazio in questa top ten? A discapito di chi? Fatecelo sapere nei commenti!

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