La Cina verso Marte: la sonda Lunga Marcia 5 sfida gli Usa – Corriere della Sera

dal nostro corrispondente
PECHINO – Si è innalzato in un mare di scintille color arancione il razzo cinese Lunga Marcia 5, lanciato all’esplorazione di Marte (qui il video della partenza). Porta con sé un orbiter, un lander e un rover (i termini sono in inglese perché per sessant’anni è stata la Nasa americana a guidare la conquista dello spazio). Sono molte le suggestioni di questa missione: cielo blu e mare cristallino intorno al poligono di lancio, situato nell’isola tropicale di Hainan, migliaia di turisti cinesi entusiasti che hanno urlato di gioia osservando dalle spiagge il missile diretto sempre più in alto.

Sette mesi di viaggio

Erano le 12.40 ora locale (le 6.40 del mattino in Europa), ma come al solito l’ente spaziale cinese ha aspettato ad annunciare l’evento. Il direttore del poligono, Zhang Xueyu ha comunicato il successo 45 minuti dopo in diretta sulla tv statale: «Il razzo è entrato accuratamente nell’orbita prevista». Non c’è fretta di esultare: il viaggio verso il Pianeta rosso durerà sette mesi, ingresso nell’orbita marziana è previsto a febbraio del 2021.

Ricerca della verità celeste

L’obiettivo cinese è di far posare su Marte un lander (modulo di atterraggio) che a sua volta sbarcherà un rover, un piccolo robot teleguidato chiamato Tianwen-1, che si può tradurre «domande al cielo, o ricerca della verità celeste». Se tutto andrà bene, il ricercatore della verità celeste scenderà tra maggio e aprile del 2021 su Utopia Planitia, un bacino dove la Nasa immagina che possa esserci ghiaccio sotterraneo. Il rover, grande come un cart da campo di golf, sei ruote, pesante 240 chili e alimentato da pannelli solari, opererà per circa tre mesi. Dovrà aggirarsi sul pianeta alla ricerca di acqua nel sottosuolo, se davvero c’è come sperano gli americani, e anche di prove di passate forme di vita, se ci sono state.

L’orbiter

Parte importantissima della missione è riservata all’orbiter, un’apparecchiatura orbitante che girerà intorno a Marte scattando immagini, studiando l’atmosfera e funzionando da centrale di smistamento per la trasmissione a Terra dei rilevamenti del rover. Tempo previsto di attività dell’orbiter «un anno marziano», vale a dire 697 dei nostri giorni, spiegano gli scienziati.

La concorrenza

La missione cinese non è l’unica diretta verso Marte in questi giorni. C’è una limitata finestra di opportunità per i lanci, che si presenta ogni 26 mesi. Lunedì è partito dal Giappone l’orbiter degli Emirati arabi uniti Amal, che significa speranza (qui il video del lancio). E la settimana prossima gli Stati Uniti lanceranno il rover Perseverance(il nome l’ha trovato un tredicenne) dallo storico poligono di Cape Canaveral in Florida. La spedizione cinese però è la più ambiziosa: è la prima volta che vengono lanciati insieme un orbiter, un lander e un rover. Dallo sforzo di Pechino emerge anche una volontà di sfidare gli Stati Uniti nell’esplorazione spaziale.

Senza dimenticare la luna

Due rover cinesi si sono posati sulla Luna, la seconda volta nel gennaio 2019, per esplorare la «faccia nascosta» del satellite terrestre, impresa mai tentata da altre potenze. Questo non è il primo tentativo cinese di raggiungere Marte, nel 2011 un suo orbiter era stato imbarcato su un razzo russo decollato dal Kazakhstan, ma era finito male: bruciato nell’atmosfera. Ora Pechino fa da sola, per dimostrare al mondo la sua prodezza tecnologica. Il suo programma spaziale si è sviluppato in tempi molto rapidi dopo la costituzione nel 1993: nel 2003 Yang Liwei è stato salutato come primo taikonauta, 43 anni dopo il sovietico Yuri Gagarin (1960) e 42 dopo l’americano Alan Shepard (1961). Conquistare Marte darebbe un prestigio enorme alla «nuova era» proclamata da Xi Jinping.

Marte sulla Terra

Quando potrebbe finalmente mettere piede sul pianeta rosso un astronauta, o cosmonauta, o taikonauta (così chiamiamo i membri degli equipaggi cinesi, storpiando il termine «taikongren», che significa «persona dello spazio»)? Data ipotizzata per lo sbarco umano non prima del 2030: terminata l’esplorazione robotica infatti sarà necessario dotare le missioni di un’apparecchiatura trasportabile capace di estrarre ossigeno dall’atmosfera di anidride carbonica e far respirare gli equipaggi, oltre che alimentare i propulsori dei razzi per l’auspicabile rientro a casa. Nell’attesa, a marzo del 2019 i cinesi hanno già inaugurato una Base Marte con bandiera rossa e cinque stelle gialle. Si tratta di un parco scientifico-turistico nell’altopiano del Qinghai.

La base dei record

Il Bacino di Qaidam nella provincia di Qinghai sull’altopiano tibetano è definito il luogo «più marziano» sulla terra, per il suo paesaggio desertico fatto di rocce rosse inospitali, con escursioni termiche orribili. Gli scienziati cinesi ci hanno costruito a tempo di record (lavori cominciati nel giugno 2018 e ultimati in poco più di un anno) la prima Base Marte, per simulare le condizioni di vita in anticipazione di una missione umana sul Pianeta rosso. Una base da 55 mila metri quadrati che può ospitare nei moduli 60 persone e altre centinaia in tenda. Gli stessi scienziati cinesi avvertono che è molto complicato simulare le condizioni di Marte sulla Terra: bassa pressione, forti radiazioni, frequenti tempeste di sabbia. Per ora se la godranno, si fa per dire data l’inospitalità della Base, i turisti cinesi danarosi, i quali faranno rientrare l’agenzia spaziale di Pechino delle spese sostenute.

Seicento volontari (viaggio senza ritorno)

Oltre alle installazioni per la ricerca e l’addestramento degli astronauti, il centro «marziano» comprende un parco tematico per turisti interessati a un viaggio meno lungo dell’anno previsto perché una sonda o un’astronave copra i circa 55 milioni di chilometri che ci separano da Marte. E quanto a uomini e donne desiderosi di imbarcarsi per un viaggio dall’esito incerto, in Cina non mancherebbero i volontari. In seicento si sono offerti volontari anche per una missione senza ritorno.

23 luglio 2020 (modifica il 23 luglio 2020 | 15:35)

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La Cina verso Marte: la sonda Lunga Marcia 5 sfida gli Usa – Corriere della Sera

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