Immuni, come funziona l’algoritmo che misura il rischio? Obiettivo limitare i falsi positivi – Il Sole 24 ORE

misure anticontagio

In vista del lancio nazionale dell’app di Bending Spoons ecco la sfida per limitare i falsi positivi

di Alessandro Longo

Arriva Immuni: tutto quello che c’è da sapere in 10 punti

In vista del lancio nazionale dell’app di Bending Spoons ecco la sfida per limitare i falsi positivi


5′ di lettura

Gli sviluppatori di Immuni, Bending Spoon, lavorano in vista del 15 giugno – data del lancio nazionale – per arrivare a un algoritmo di calcolo rischio contagio che sia abbastanza affidabile. E già nei giorni scorsi hanno apportato la prima importante modifica, frutto della sperimentazione in corso in quattro regioni. La principale sfida da evitare adesso sembra quella di ridurre il numero di falsi positivi, ossia evitare il caos e un danno per l’economia nel momento più delicato della ripartenza.

Come si possono limitare i falsi positivi?

L’Italia infatti non si può permettere una massa di persone – operai, negozianti, politici… – che, ricevuto l’alert da Immuni, si mettano in quarantena pur essendo un “falso positivo” che sarebbe evitabile in partenza. Ossia una persona che non è stata mai troppo vicina a un contagiato per abbastanza tempo. Se non è un lavoratore in smart working ma per esempio guida un mezzo pubblico o va in fabbrica, l’alert può scatenare il panico e causare blocchi alla catena dei trasporti, della produttività.

Sappiamo che il sistema adottato da Immuni impedisce a terzi di sapere, in automatico, se qualcuno ha ricevuto la notifica (del tipo «nel giorno X sei stato vicino a un contagiato, ti invitiamo a contattare il tuo medico»). Ma senso della responsabilità e, anche possibili profili penali e disciplinari aziendali, dovrebbero spingere il lavoratore a comunicare l’avvenuta notifica, facendo così scattare le procedure di contact tracing.

L’algoritmo che calcola il rischio contagio

Ecco perché è importante anche dal punto di vista tecnologico fare il possibile per ridurre al minimo il problema falsi positivi (questo ovviamente nell’ottica di una grande adozione dell’app, risultato ancora per niente scontato). Sappiamo che il ministero della Salute ha stabilito questi due parametri per far scattare la notifica Immuni: se lo smartphone è stato vicino allo smartphone di un contagiato per almeno 15 minuti e a meno di due metri. Entrambi i parametri devono essere soddisfatti. E com’è noto sono calcolati in base alla connessione bluetooth tra i due smartphone.

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Il problema di fondo è che il bluetooth non è pensato per tracciare dispositivi a raggio, per poter dire la distanza tra loro, ma solo banalmente per metterne in comunicazione due. Anche il tempo di contatto tra i dispositivi non è registrato in modo preciso dagli smartphone, ma a scaglioni di cinque minuti. Al momento, la distanza è calcolata solo grazie al valore di attenuazione rilevato nella connessione bluetooth (in dMb). Se l’app avesse a disposizione altri dati (Wi-Fi, Gps…) potrebbe essere più precisa nel calcolo, ma a danno della privacy. Motivo che ha spinto la stessa Commissione europea a raccomandare il solo uso del bluetooth nelle app contact tracing.

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