iMask, la mascherina riciclabile made in Italy: la recensione – Corriere della Sera

La pandemia ci ha resi esperti di mascherine. Ffp2, Ffp3, chirurgiche, “di comunità”, con valvola, senza valvola, fatte con la carta forno o con le mutande vecchie di nonna. Siamo preparatissimi. E siamo tutti tester sul campo. Sul settore si sono buttate anche tante aziende italiane. Da appassionati di gadget tecnologici abbiamo seguito con un occhio particolare i tentativi delle start-up nostrane. Su Corriere Tecnologia Alessandro Vinci ha riassunto le proposte più interessanti in queste schede. Tra tutte, ci ha colpito in particolare iMask.

IMG_0031Perché l’idea ci abbia colpito è facile da capire: iMask risponde alla necessità di andare oltre le poco sostenibili mascherine usa-e-getta, ha un design che si fa notare, ha una capacità di protezione di alto livello. Ed è più è italiana. iMask arriva dall’omonima azienda siciliana, fondata in pieno periodo di quarantena, lo scorso aprile, da 5 imprenditori con una certa esperienza nel settore dell’innovazione e del design. Non ha colpito solo noi. Il primo stock ha fatto rapidamente il tutto esaurito.

iMask arriva in una confezione con le tre componenti da montare.
C’è la maschera vera e propria, realizzata in un un materiale plastico anallergico dalla consistenza simile al silicone (TPE, un elastomero morbido). La si può igienizzare periodicamente con una soluzione a base alcolica.
C’è poi il filtro. È il vero pezzo chiave. iMask sostiene che è realizzato un “innovativo tessuto a base di polipropilene certificato nella classe di protezione con lo standard più elevato disponibile sul mercato per le mascherine semipermanenti di protezione individuale e chirurgiche” e che “dai test effettuati nei laboratori assicura una protezione fino a un mese dopo il suo primo utilizzo”. Insomma: non è, al momento in cui scriviamo, certificato Ffp3 ma ha una capacità filtrante sulle micro-particelle al livello di una Ffp3.
C’è infine un elemento traforato che blocca il filtro. Quest’ultimo è il punto più critico. Nell’esemplare che stiamo usando il filtro era leggermente più grande del necessario e il fermo non era realizzato in maniera precisa. Incastrare i 3 pezzi uno nell’altro è risultato laborioso e, anche una volta completato il gioco d’incastro, resta il dubbio che un montaggio lasco o impreciso vanifichi gli elevati standard di sicurezza che il filtro dovrebbe garantire. I tre elementi andrebbero realizzati con una maggior precisione.

2_7Come funziona la iMask una volta indossata? L’effetto è simile a quello da una maschera da snorkeling (senza boccaglio). La chiusura è uno dei punti di forza: si blocca dietro alla testa ma sotto la nuca. Evita quindi il passante dietro alle orecchie, che alla lunga è fastidioso e ci trasforma tutti in emuli di Dumbo. Evita anche l’elastico sulla parte alta della testa, poco gradito a chi lega i capelli o in generale a chi ha abbondanza tricologica (donne, sì, parlo di voi, ma non solo). Il passante non è semplicissimo da sistemare al tatto, le prime volte. Poi si prende la mano. La particolare soluzione sotto la nuca costringe a serrare bene la cinghia: se si eccede si ottiene uno sgradevole effetto “suzione” sul naso, che obbliga per qualche istante a respirare con la bocca. Bisogna regolare bene la tensione della cinghia: non troppo lasca ma neppure troppo stretta.

Capirete quindi che iMask non è una di quelle mascherine pratiche da mettere e togliere in continuazione (per altro abbiamo imparato che una mascherina non andrebbe abbassata di frequente, né toccata a ripetizione con le dita). È quindi una protezione da utilizzare in luoghi, al chiuso di questi tempi, in cui è opportuno tenere su la mascherina senza avere la necessità di rimuoverla: penso a certi ambienti di lavoro, a contatto con i colleghi o con i clienti. A parte l’effetto apnea che occasionalmente affligge il naso, con iMask si respira generalmente bene, senza affaticamento. E per chi, come il sottoscritto, porta gli occhiali il vantaggio è che non si appannano.

Il look di iMask è l’altro aspetto da valutare. È gradevolmente futuristico ma di certo non è discreto, anche nel colore grigio che abbiamo scelto. Un po’ di effetto Hannibal Lecter è garantito, soprattutto se optate per la versione trasparente, a suo modo unica: è l’unica mascherina che permette di non occultare la bocca e quindi di regalare tutte quelle sfumature espressive che la pandemia ci ha tolto.

Costa 15 euro e con altri 15 euro si prende un kit con 5 filtri di ricambio. Considerato che ogni filtro dura 1 mese (con uso standard) è persino conveniente rispetto alle usa e getta. Oltre che notevolmente più eco-sostenibile.

Insomma: promossa, a patto che non vi disturbi una mascherina che non passa inosservata.

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iMask, la mascherina riciclabile made in Italy: la recensione – Corriere della Sera

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