Guida rapida a Twitch, per non arrivare per ultimi sulla piattaforma di streaming che sta divorando YouTube – Open

Pierluigi Pardo ha aperto un canale Twitch. Ovviamente dove si occupa di calcio, anzi. Di videogiochi ispirati al calcio. Da un paio di mesi il telecronista romano ha deciso di condividere con il pubblico le sue partite a Fifa 21. Una sorta di effetto Inception, visto che di questa serie di videogiochi è anche la voce ufficiale. Scelta avanguardista, la sua. Una scelta che però condivide con altri influencer che negli ultimi mesi hanno deciso di aprire un loro canale sulla piattaforma di streaming gestita da Amazon. Il nome più importante di tutti e quello di Fedez che dalla sua autoproclamata Tana del Boomer intervista ospiti, si esibisce in cover dei Blink 182 e risponde alle domande della chat insieme a Chiara Ferragni.

Secondo i dati dalla ricerca Italiani e social media di Blogmeter pubblicata nel maggio 2020, circa il 12% degli intervistati tra i 12 e i 74 anni usa Twitch. Numeri impensabili fino a pochi anni fa, quando questo sito era un porto franco per i gamer, tra dirette di videogiochi e tornei di eSport. Ora il palinsesto si è allargato e Twitch non è più una bolla di led colorati e felpe larghe ma è diventato un media più complesso, sempre più vicino al palinsesto di una rete televisiva. Ci sono sempre, e sono sempre i più importanti, i canali dedicati ai videogiochi ma cominciano a emergere anche nuove tendenze, dai podcast alle ricette, passando per le dirette dei lanci di sonde spaziali e alle conferenze stampa di Conte.

Da Justin.tv all’acquisizione da parte di Amazon

JUSTIN.TV | La piattaforma che ha dato le origini a Twitch

I primi capitoli della storia di Twitch sono gli stessi di tante aziende digitali di successo. Nasci, cresci, ti crei un mercato, cominci a costituire un pericolo per le Big Tech, ti fai comprare per cifre milionarie. La prima forma con cui Twitch si è presentata al web nel 2007 è quella di Justin.tv, una piattaforma per contenuti da trasmettere in streaming che raccoglie varie categorie di contenuti. Quando diventa chiaro che di questi contenuti i videogiochi sono quelli più amati dal pubblico, Justin.tv diventa Twitch.tv.

Siamo nel 2011, i numeri cominciano a crescere e i soldi anche. Nel 2014 Amazon acquista Twitch per 970 milioni di dollari. Da questo momento, nonostante un tentativo di concorrenza fallito da parte di Microsoft, Twitch tiene il monopolio della piattaforma più importante al mondo per lo streaming. Secondo i dati pubblicati da Statista, la crescita nel 2020 è stata vertiginosa. Nel marzo 2020 gli streamer attivi erano 3,5 milioni. A novembre hanno superato gli 8,5 milioni.

STATISTA | L’aumento degli streamer attivi su Twitch

Oltre agli streamer cresciuti nella piattaforma, anche influencer già noti nel mondo dello spettacolo hanno deciso di sbarcare su Twitch. Insieme ai già citati Pardo e Fedez, c’è Fabio Rovazzi che ha esordito con una serie di live in cui intervistava personaggio famosi durante il lockdown. C’è Dario Moccia, ben noto agli appassionati di YouTube per la sua serie di video sulla Nerd Cultura. E c’è anche Hell Raton che, come aveva raccontato a Open, tiene particolarmente a mantere attraverso Twitch un contatto con i suoi fan. Twitch comincia a interessare anche alle squadre di calcio: pochi giorni fa anche il Milan.

Live, chat e sub. Lessico minimo per non sembrare dei boomer

TWITCH | Un estratto dalla live di Dario Moccia

La cosa più simile da cui partire per capire come funziona Twitch è YouTube. Esattamente come sulla piattaforma di condivisione video gestita da Google ci sono canali che sfornano video, su Twitch ci sono canali che sfornano live. La differenza (per ora) è che mentre su YouTube sono privilegiati i contenuti già impacchettati, su Twitch i canali trasmettono solo con delle sessioni in live. Lo streamer è chi gestisce il canale. Tendenzialmente trasmette dalla sua stanza, mentre si trova anche lui davanti a un pc. Alcuni, a volte, si avventurano anche fuori da questi confini, e trasmettono le loro serate con lo smartphone.

La difficoltà quindi è riuscire a trovare dei contenuti che riescano a catturare l’attenzione del pubblico per più tempo possibile. I videogiochi sono perfetti: si possono fare lunghe sessioni di live, sono facile da gestire in termini tecnici (basta far vedere al pubblico lo schermo su cui si gioca) e sono una forma di divertimento comunemente apprezzata. Molto diffusa, ma bisogna avere già un buon seguito, è anche la categoria Just Chatting. Nella maggior parte dei canali mentre lo streamer scorre a un lato dello schermo la chat dei suoi follower, dove chiunque può scrivere un commento, fare una domanda o semplicemente mandare un meme. E così durante la live gli streamer interagiscono con il loro pubblico.

La maggior parte dei contenuti è gratuita. C’è ovviamente la pubblicità, che si può trovare prima di aprire un video o durante una live. Parte dei proventi di questa pubblicità vengono poi destinati allo streamer. I due metodi pià remunerativi per fare soldi su Twitch sono però le subscription e le donazioni. Le subscription permettono agli utenti di abbonarsi per un mese al canale. Ci sono varie fasce di prezzo, a partire da una manciata di euro. Oltre che a sostenere lo streamer queste subscription (in gergo “sub”) permettono di sbloccare contenuti esclusivi, dalle emoticon da usare in chat fino alla possibilità di entrare in gruppi Telegram in cui conoscere altri fan.

Il capitolo più controverso per quanto riguarda la parte economica sono però le donazioni. Durante la live chiunque può donare dei soldi allo streamer. Le donazioni permettono di mostrare un commento in evidenza che viene letto prima degli altri dallo streamer ma possono anche consentire l’invio di audio che vengono riprodotti immediatamente sul canale. Per capire meglio la portata di questo sistema, quando Alexandra Ocasio-Cortez ha trasmesso in streaming una partita di Among Us è riuscita a raccogliere 200 mila dollari in donazioni in una sola live. Tutti devoluti in beneficienza. Tornando in Italia, durante il primo lockdown, Dario Moccia ha guadagnato in 24 ore circa 30 mila euro da destinare all’acquisto di tre respiratori per gli ospedali di Bergamo e Brescia.

La grande paura dei ban. Cosa succede a chi non rispetta le regole

Attenzione ad affezionarvi troppo a uno streamer. Da un giorno all’altro, senza avvisi o spiegazioni, il suo canale potrebbe essere oscurato, anche per sempre. Twitch è noto per avere una politica sui ban molto dura. Basta infrangere una delle regole per essere sospesi dalla piattaforma. Alcune servono per creare un ambiente inclusivo ed evitate derivie violente, non è tollerato il razzismo o l’omofobia, altre puntano invece a mantenere segreti alcuni meccanismi, non si può dire quanto si guadagna al mese dalla piattaforma o parlare dei motivi che hanno portato a un ban.

Sono due però i dettagli che rendono il ban di Twitch molto più feroce di quello usato da altre piattaforme: il ban non riguarda il canale ma lo streamer che non potrà più aprire un nuovo canale e nemmeno comparire in live di altri canali già esistenti. Oltre il ban temporaneo esiste anche il permaban, il ban eterno. Proprio in questi giorni la community di Twitch Italia sta organizzando un No Stream Day, una giornata in cui non trasmettere live per chiedere alla piattaforma regole più chiare sui ban. Una protesta nata dopo il permaban di Sdrumox, uno degli streamer più noti.

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