Gran Turismo 7 per PS5: la nuova generazione dei giochi di corse – Everyeye.it

Ogni console Sony diventa un atelier, un Salone di Ginevra virtuale in mano a Kazunori Yamauchi, genio del ludo-motorismo, pioniere della simulazione come attività elegante, chic, quasi come un giro a cavallo più che una ricerca del record della pista. L’auto che affronta le curve con morbidezza, esattamente come il sole accarezza le curve di scocche d’autore, mosse da motori ricreati virtualmente pezzo per pezzo, fino a produrre le stesse vibrazioni, le stesse note. L’essenza della guida oltre la competizione, Gran Turismo appunto, filosofia tradita – nel bene, sia chiaro – solo con GT Sport, azzardo e scommessa vinta con una deriva eRacing che in pochi si sarebbero aspettati, decisiva per rivitalizzare una serie che col sesto capitolo era arrivata a somigliare troppo a sé stessa.

Quasi una generazione sabbatica si potrebbe dire, quella che si sta concludendo su PlayStation 4. Una generazione votata all’eSport, con Polyphony Digital capace di supportare e coccolare progetto e community, facendoli crescere nell’arco di 3 anni nel nome dell’accessibilità e del fair play, creando col supporto di FIA un motorsport parallelo e alla portata di tutti, perché in fondo, Gran Turismo, è sempre stata una simulazione delle emozioni, più che della meccanica.

Di nuovo in pista

Due anime oggi pronte a convivere come mai prima d’ora in Gran Turismo 7, presentato praticamente in apertura del gran galà di PlayStation 5. Presenza immancabile per un’icona che ha calcato il red carpet con abito lungo, ampia falcata e obiettivi tutti puntati addosso, quelli degli appassionati che aspettavano al varco proprio questo titolo per saggiare le potenzialità del nuovo motore Sony, sotto quella scocca da concept car rivelata poi a fine evento.

E che dire, ritrovarsi immersi tra le foreste che abbracciano l’asfalto di Trail Mountain, uno dei mitici tracciati originali della serie, sette anni dopo l’ultima volta, con quel dettaglio, quell’illuminazione che fa sembrare una muscolare gara automobilistica un’esclusiva sfilata d’alta moda, è stato un colpo al cuore. Perché siamo tutti abituati al livello tecnico di cui Yamuchi e il suo team sono capaci, in relazione alla console che ospita le loro opere, ma questo livello, questo colpo d’occhio, è ciò che il designer sognava di realizzare già in quel fatidico ’97. 3 minuti e 23 secondi di trailer fanno solo intuire, sognare, annusare quel profumo di auto (di lusso) nuova, eppure sono abbastanza per capire la visione dell’opera. Ed ecco quindi che ad una sezione di gameplay puro al volante di una Mazda RX-Vision GT3 Concept (per celebrare i 100 anni della casa giapponese) con inequivocabili vibrazioni da GT Sport (così come tutto l’HUD, già ottimo e ricalcato quasi 1:1), si affianca una panoramica del menu principale, simile alla home di un navigatore satellitare integrato che suggerisce i punti di interesse preimpostati; Casa, concessionarie, campionati, officine dedicate al tuning e quell’ammiccante GT World, grande ritorno al single player classico, Sunday Cup compresa.

Che sia una scelta poco coraggiosa o semplicemente celebrativa dovrà poi dircelo l’intelligenza artificiale degli avversari (che si spera finalmente all’altezza della concorrenza) e soprattutto il respiro della campagna, divisa in tre macroaree (America, Europa, Asia) che sussurrano un’ingente quantità di eventi e soprattutto tracciati. Circuiti che, si può notare, sono accompagnati, oltre che da opzioni dogmatiche come Single Race, Time Trial e Drift Trial da un sibillino Circuit Experience che profuma già di cultura motoristica, di cui Gran Turismo è pregno fin dalle origini.

Che sia una modalità dedicata ad un nuovo PSVR non ancora annunciato o qualcosa di totalmente diverso, come un tour guidato dei tracciati come fossero musei a cielo aperto, è mera speculazione, ma si può già azzardare che sarà qualcosa di interessante e utile a far vivere un’esperienza motoristica a 360°. Gli stessi gradi a cui immaginiamo vorticare l’audio 3D di PS5, che dentro gli abitacoli di questi bolidi trasformerà il ruggito del motore, lo stridio delle gomme, il sibilo dei freni a il nostro respiro ansimante in staccata in una sinfonia suonata dall’orchestra filarmonica della Scala, riempiendo la guida di sensazioni, “sentendo” la strada, lo sforzo fisio-meccanico gestito da una fisica che il trailer ci fa intuire essere sofisticata, fedele.

Capace di muove indipendentemente i vari organi dell’automobile scatenando reazioni uguali (alla realtà) o contrarie (alle nostre ambizioni da primo posto), scorgendo con la coda dell’occhio detriti di gomma in traiettoria che possono probabilmente influenzare l’aderenza.

La ricerca della perfezione

A non perdere mai la corda invece, attillato come una tuta di latex, è il frame rate inchiodato a 60fps come un V10 a 8.000 giri. Polyphony ha lavorato direttamente sul motore grafico di GT Sport (uno degli esempi tecnici più virtuosi di questa generazione) togliendo il limitatore e illuminandosi coi raggi di un Ray Tracing che, in un titolo del genere, con questo gusto super-estetizzante, si trova a casa, diventando vero elemento scenografico oltre che di gameplay, abbagliando il pilota da ogni angolazione come sotto interrogatorio.

È poi nei dettagli delle singole superfici, interne ed esterne, che le mire fotorealistiche con cui Yamauchi modella le sue creature vengono urlate ed esaltate, l’asticella spostata sempre più in alto, mai del tutto appagato.

Quella ricerca della perfezione che divide gli ottimi game designer dai maestri. Guardate come il motore grafico riesce a gestire con scioltezza un retrovisore mai così realistico e puntuale, come la ruvidità del cruscotto venga illuminata perfettamente dalla luce intermittente che filtra attraverso le feritoie di una galleria, o come l’ambiente venga riflesso in tempo reale dalla carrozzeria con una fedeltà matrimoniale.

Sembra poi confermato con un veloce timelapse anche il meteo dinamico, finalmente, sperando che Polyphony abbia risolto i suoi atavici problemi sull’asfalto bagnato (guardando con un’occhiata storta anche un probabile ritorno dello sterrato, con cui il feeling di guida non è davvero mai nato). Gran Turismo è un videogioco di dettagli che non conosce fretta o scadenze, il giardino zen del petrolhead moderno cesellato da artigiani che respirano automobilismo e studiano le loro muse millimetro per millimetro. È tutto lì, in quell’accenno di opening, la musica, i colori, la camera che indugia sul posteriore di una meravigliosa Porsche Carrera d’altri tempi, come un vino lasciato invecchiare in cantina in attesa dell’occasione perfetta; la luce che illumina il logo, l’automobile santificata, messa in mostra come un’opera d’arte, la tecnologia al servizio della preservazione motoristica, ponendo umili utilitarie ed esclusive hyper-car sullo stesso piedistallo. Essenziale. Bentornato, Gran Turismo.

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