Galli (infettivologo Osp. Sacco): “Protocollo FIGC per gli allenamenti è fattibile” – Milan News

Massimo Galli, direttore del Dipartimento di malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, ha così parlato in diretta a Stadio Aperto, trasmissione in onda su TMW Radio: “Noi siamo in una situazione, in particolare in Lombardia, in cui le infezioni sono talmente di più dei casi ufficiali, che l’andamento della curva dipende dal numero di tamponi che fai. Rispetto a chi è sottoposto al test, ci sono quantitativi maggiori di persone che stanno a casa con l’infezione ma senza aver potuto fare il test. Il dato positivo riguarda le rianimazioni, e il calo di richieste dei ricoveri rispetto a quanto avveniva una settimana, dieci giorni fa. Questo trend ci può far sperare in una possibile fase due, di poter ragionare dei modi della riapertura delle attività bloccate”.

Tra queste c’è anche il calcio. La FIGC poco fa ha tirato fuori le linee guida per la ripresa degli allenamenti.
“In chiave di consulenza ho avuto un coinvolgimento, conosco il documento. L’elemento chiave sono i tempi, soprattutto quelli per riavere gli stadi pieni. Quello rimane più sub-judice”.

Alcuni stati all’estero stanno già programmando la fase due, l’Italia no. Siamo più o meno furbi?
“Noi in partenza abbiamo avuto un’epidemia peggiore, dovendo affrontare una realtà decisamente pesante: è circolata per settimane prima di essere riconosciuta, e abbiamo dovuto porci una quantità di problemi nel dare spazio alle persone che chiedevano cura all’interno degli ospedali. Forse in molti luoghi d’Italia c’è stata meno accuratezza sul contenimento dell’epidemia, ma questo è un altro discorso. Questa realtà ci ha posto in condizioni di svantaggio rispetto ad altri paesi che l’epidemia se l’aspettavano e se la sono ritrovata. In alcuni casi avrebbero dovuto essere più rapidi nelle risposte, conoscendo già il problema”.

In Lombardia si arriva a massimo 9000 test al giorno. Non stanno ancora avvenendo ancora test sugli asintomatici per una fase 2?
“Si poteva e si doveva pensare anche a moltiplicare delle linee di diagnostica, e questo non è stato fatto: è una cosa che ci mette in difficoltà per la ripresa. Si potrà sicuramente riprendere mandando le persone a lavorare con mascherine e guanti, ma si avrebbe maggior sicurezza scremando quelli che potrebbero ancora avere la malattia addosso. Io rimango convinto che i tanto vituperati test rapidi siano utili, anche solo perché possiamo permetterceli in grandi quantità su persone che non hanno comodamente né un tampone né altri test sierologici. Ci sono tempistiche ed organizzazioni differenti. Ad oggi il tampone vince come test decisivo, però ha anche problemi realizzativi ed organizzativi, se ne possono fare in numero limitato e che il paziente può risultare negativo oggi, anche se appena contagiato, e rivelarsi poi positivo qualche giorno dopo. Il tampone ha una funzione dinamica, non statica. Il ritorno al lavoro deve, in un breve periodo di tempo, vedere la sperimentazione di metodiche diverse da parte nostra, anche perché nessuno ha quella vincente in tasca, e si deve far conto sulla sostenibilità e la maggior sicurezza possibile. Se pensiamo di essere in grado di riaprire quando saremo a zero infezioni, allora non ci basterà l’estate. Se ci si organizza come si deve dovremo avere a nostra disposizione gli strumenti per identificare e circoscrivere le nuove infezioni”.

Come mai in Lombardia c’è una mortalità così alta?
“Purtroppo è stata la culla iniziale. Da noi è arrivata a fine gennaio, e prima di iniziare a pensare di fermare l’infezione è passato più di un mese, quando ci si è reso conto di avere una marea montante di casi gravi. Fortunatamente qualcuno ha voluto controllare, e si è reso conto che avevamo questa in cosa in casa che però aveva già fatto disastri, garantendo purtroppo anche tanti morti. Visti i tassi degli altri paesi, significa avere un numero di infettati dieci volte superiore rispetto a quelli dei dati ufficiali. Questo spiega anche il Veneto, dove hanno avuto il merito di circoscrivere i principali focolai”.

Fattibile il protocollo FIGC con tampone ogni quattro giorni?
“Nella sostanza è fattibile, ciò che non è ragionevole pensare di fare fino almeno a dopo l’estate è riaprire gli stadi”.

Quanto è importante la Banca Biologica del Sacco?
“Lo strumento è utile per noi e non solo per noi, è l’occasione di conservare cose che stanno accadendo oggi e di avere strumenti per guardare avanti e capire cos’è successo”.

L’estate sarà off-limits?
“Anche mia moglie mi maledice, ma io dico: se abbiamo auspicabilmente una vera ripresa, organizzata solo dopo la metà di maggio, o giugno, pensate che gli italiani avranno modo di fare grandi vacanze in agosto? Certamente, una parte importante del PIL è fatto dal turismo. Credo che tanti italiani non potranno neanche uscire dal paese, poi non so come sarà l’estate: ancora è quasi impossibile prevederlo”.

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