Elon Musk ne ha per tutti: tasse, metaverso e Web3

É un Elon Musk scatenato quello che ritroviamo sui social in questi giorni pre-natalizi. E ne ha per tutti, dal Governo al web, fino al metaverso. Ed è in buona compagnia, perché alcune delle sue lamentele vengono accolte da un altro istrionico protagonista della rete (e del panorama economico mondiale), ovvero Jack Dorsey, fondatore ed ex CEO di Twitter.

I punti toccati dal numero uno di Tesla e SpaceX riguardano dunque diversi aspetti, e forse a toccarlo più da vicino è quello relativo alle fatidiche tasse da pagare. “Ditemi se devo vendere le azioni Tesla, e lo farò“, aveva detto il mese scorso. E così ha effettivamente fatto, come sappiamo. Con le dovute conseguenze. Vedremo poi di seguito la posizione dell’uomo più ricco del mondo riguardo l’introvabile Web3 ed il noioso metaverso.

TASSE, AZIONI E MOVIMENTI FINANZIARI

É sulla prima copertina del Time, e così pure su quella di tutti i principali quotidiani finanziari. Il perché è presto detto: ha pagato più di 11 miliardi di dollari di tasse, la più alta cifra mai pagata negli Stati Uniti da un singolo (neo)contribuente. La cosa evidentemente non gli è piaciuta più di tanto, visto che ha anche minacciato di mollare tutti i suoi affari per andare a fare l’influencer.

Diciamo che ha sfruttato al meglio la sua furbizia per coinvolgere i suoi “seguaci” in una decisione ormai già presa da tempo, visto che, come già spiegato in un nostro precedente articolo, per esercitare le stock option in scadenza il prossimo anno Musk è di fatto costretto a pagare l’imposta sulle plusvalenze. E l’unico modo per pagare le tasse – lui che ufficialmente non percepisce stipendio – è vendere azioni. Se avesse atteso il nuovo anno, l’aliquota sarebbe stata addirittura superiore al 54% attuale. Insomma, la mossa è stata ben studiata.

Musk ritiene di aver quasi raggiunto l’obiettivo della vendita del 10% delle azioni Tesla. Ne ha vendute altre 583.611, portando il totale a 13,5 milioni. Di queste, 8,06 milioni sono state utilizzate per pagare le tasse. Chissà che in Texas – dove ha di recente spostato il quartier generale di Tesla – le cose (finanziarie) non possano andargli meglio. Nel frattempo, con la vendita delle azioni il titolo Tesla ha riguadagnato il 4%, riducendo così la perdita registrata dopo l’annuncio dello scorso novembre.

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IL METAVERSO

Metaverso? No, grazie. Lo dice Musk, secondo cui questo mondo virtuale condiviso non è convincente. “Ti puoi mettere una TV sul naso” se vuoi giocare ai videogiochi con i visori, spiega il CEO in modo critico. “Non sono sicuro che questo ti porti nel metaverso“. “Penso che siamo lontani dallo scomparire nel metaverso, sembra solo una sorta di parola d’ordine“, aggiunge, affermando che, al momento, non vede nessun caso d’uso possibile e avvincente per gli utenti.

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WEB3

C’è chi fa riferimento all’internet del futuro come “Web3“: in questa prossima visione, gli utenti potranno trarre profitto direttamente dalla rete senza che le grandi superpotenze online interferiscano, intercettando i guadagni prima che questi arrivino nelle tasche dei creatori di contenuti.

Musk non è l’unico a pensare che Web3 sia solo uno specchietto per le allodole: anche il fondatore di Twitter ritiene che questo non sia sinonimo di democratizzazione e diretto controllo dei dati e delle piattaforme, quanto piuttosto un modo per spostare il potere della rete (e sulla rete) da soggetti come Facebook ad altri, capaci di sfruttare al meglio le opportunità fornite dalla blockchain.

Qualcuno ha visto web3? Non riesco a trovarlo“, ha scritto Musk provocatoriamente su Twitter, che pensa che si tratti più di marketing che di altro. E Jack Dorsey ha risposto: “É da qualche parte tra la a e la z“, riferendosi alla società di venture capital a16z, fortemente sostenitrice della terza generazione di internet.

Non possiedi Web3. I venture capitalist e i loro soci lo fanno. […] In pratica è un’entità centralizzata con un’etichetta diversa – Jack Dorsey.

In molti pensano infatti che Web3 sia in realtà sostenuto da importanti investitori che “hanno un sacco di token da scaricare“, come dice lo sviluppatore e blogger Stephen Diehl, uno dei più importanti critici di questa fantomatica terza generazione democratica del web. Del resto, come si farebbe a considerare democratico un sistema in cui lo 0,01% dei possessori di Bitcoin controlla il 27% del mercato della criptovaluta?

Curioso ritrovare Musk e Dorsey contro un mondo che, all’apparenza, sembrano tuttavia appoggiare: Musk è da lungo tempo sostenitore delle criptomonete – è anche il “re” dei Dogecoin – mentre l’ex CEO di Twitter è a capo di Block (era precedentemente nota come Square), società di servizi finanziari e di pagamenti digitali che proprio sulla blockchain basa il suo business.

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