Disintegration | Recensione

In un mercato dove il genere degli sparatutto è ormai saturo, è bello vedere qualche volta dei tentativi nel provare a portare qualcosa di nuovo. Quando poi colui che ci prova è uno degli ideatori di Halo, be’, è impossibile non essere sin da subito incuriositi. È il caso di Disintegration, il primo gioco di V1 interactive; un team, pensate, di sole 30 persone capitane da Marcus Lehto, uno degli ex Bungie Studios.

Il nuovo gioco firmato Private Division è uno sparatutto atipico, che mischia classici elementi FPS con alcune meccaniche da videogioco di strategia in tempo reale. Sulla carta abbiamo effettivamente qualcosa di mai visto prima, un prodotto originale che prova a fare qualcosa di nuovo e, lo sapete, osare non è mai semplice. Negli ultimi giorni abbiamo speso diverse ore con questa nuova proprietà intellettuale, trovandoci di fronte a un’esperienza godibile, ma che non riesce a esaltarsi sufficientemente per essere qualcosa di memorabile. Tuttavia è necessario entrare nel dettaglio per raccontarvi cosa ci è piaciuto e cosa, invece, ci ha lasciato qualche dubbio.

Abbiamo recensito il gioco con il seguente PC:

Disintegration | Noi siamo la resistenza

Terra. In futuro remoto la razza umana è sull’orlo dell’estinzione a causa dei cambiamenti climatici, del sovraffollamento e delle epidemie. L’umanità è quindi costretta ad abbandonare il proprio corpo e trasferire la propria coscienza e il proprio intelletto in esoscheletri robotici umanoidi. Questo processo, chiamato “Integrazione”, ha salvato milioni di vite, ma ha inevitabilmente scombussolato il concetto di “libertà”, causando una guerra civile. Molti si sono ribellati, contrariati di vivere come macchine senza pelle, mentre altri hanno sostenuto questo concetto, considerato come un nuovo passo evolutivo del genere umano. Da qui nascono due fazioni, i ribelli, chiamati anche “Fuorilegge” e i Rayonne, fieri sostenitrici dell’Integrazione.

Nel gioco Impersoniamo Romer Shoal, un ex pilota di Gravicicli, mezzi monoposto antigravità simili a hovercraft capaci di raggiungere altezze invidiabili e posti angusti. Romer era una vera e proprio celebrità, da sempre volto pubblicitario dei Gravicicli e, in maniera indiretta, dell’Integrazione. Col passare del tempo questi particolari mezzi divennero illegali, convincendo Romer a rubarli e contrabbandarli per proprio diletto. Questa vita al limite lo portò ben presto a essere catturato e rinchiuso in una delle fortezze volanti delle Rayonne, l’Iron Cloud.

Il gioco spinge sull’interazione con i personaggi.

Proprio da qui inizia la nostra storia che, almeno considerando il plot narrativo, affronta tematiche e situazioni davvero molto interessanti. Il vero problema è forse proprio questo, perché questa lore curata e ben raccontata non viene approfondita nella campagna vera e propria, lasciandoci con dialoghi e momenti ben lontani dall’epicità sperata, ma anche distanti da una storia sufficientemente sfaccettata. Attenzione, la cura del team si vede, basti pensare alla mole di cutscene presenti e la volontà di farci empatizzare con i vari personaggi, ma è evidente come la sceneggiatura abbia qualche difetto di ritmo. Pensiamo all’antagonista, Black Shuck: un personaggio che solo a vederlo riesce a colpire sin da subito, ma che nell’avventura è relegato a poche scene e nemmeno così incisive nell’insieme.

La narrazione viaggia quindi tra alti e bassi e, pur provandoci, non riesce mai a farci sobbalzare dalla sedia, lasciandoci vivere un’avventura di circa 13 ore che viaggia liscia senza particolari colpi di genio. Bisogna sottolineare che il tutto è comunque elogiabile se si considera che parliamo di un’esperienza sviluppata da sole 30 persone e che molte di loro non sono veterane del genere o dello sviluppo videoludico, di conseguenza le basi per crescere ci sono, eccome. Lo prova il fatto che comunque la lore raccontata da Marcus Lehto ha chiaramente delle potenzialità invidiabili ed è ben caratterizzata, basterebbe solo una struttura narrativa più fruibile, emozionante e sicura di sé. Lo stesso Romer è un protagonista con un background importante, che però non trova spazio nel racconto, finendo per rimanere uno di quei personaggi qualunque che, una volta completato il gioco, difficilmente rimane impresso.

Dal canto suo, la campagna di Disintegration offre diverse zone esplorabili, le mappe della storia sono infatti abbastanza ampie, ricordando gli enormi livelli sandbox di Halo: Combat Evolved. Questi territori divisi tra foreste, deserti e ambienti urbani, nascondono tutti delle risorse – scovabili grazie al nostro sistema di scansione – necessarie per potenziare il proprio Graviciclo e i propri compagni di squadra. Possiamo infatti ordinare ai nostri soldati di aprire casse, che possono contenere chip d’aggiornamento per migliorare il proprio mezzo o materiali che fungono da vera e propria esperienza per salire di livello. Ogni qualvolta che concludiamo una missione, possiamo visitare il nostro garage per applicare i diversi upgrade, parlare con i compagni di squadra per approfondire la lore, o ottenere sfide per cercare di ricevere più Chip d’aggiornamento durante la stessa storia, in pratica come se fosse un HUB centrale. Interessante il fatto che si possano rigiocare le missioni in qualunque momento, ideale per completare al 100% ogni singolo livello proposto.

Guerra di Gravicicli

Disintegration non ci ha forse colpito particolarmente per la sua storia, ma ci sarà riuscito con il suo atipico gameplay? La risposta è si, ma ci sono ancora diverse cose da rivedere per un eventuale nuovo capitolo. Come ben sapete nel gioco di V1 Interactive non imbracciamo un fucile, non siamo un soldato, così come i nostri compagni di squadra non appartengono ad un passato militare. Impersoniamo una persona normale che ha un grande talento: essere un pilota di Gravicicli. Questo lo porta a guidare una serie di questi mezzi armati fino ai denti, e nel contempo capitanare una squadra di diversi Fuorilegge pronti a tutto pur di eliminare i Rayonne.

Il gioco mischia il genere sparatutto con la strategia in tempo reale. Il controllo della squadra è fondamentale per riuscire a primeggiare contro gli avversari e questo vale anche per il multiplayer. Ogni compagno ha infatti un’abilità che può essere utilizzata contro gli avversari, occorre studiarsele perché in combo possono essere davvero utili per superare un determinato ostacolo. La vera difficoltà di Disintegration è tuttavia legata al controllo della stessa squadra mentre si pilota e si spara con il Graviciclo, una cosa non semplicissima. A volte, nella confusione e nelle frenesia degli scontri, diventa davvero difficile lanciare le abilità nella maniera corretta. È un vero peccato perché, dopo le prime ore di gioco, Disintegration diventa davvero godibile, soprattutto nel guidare il Graviciclo. Certo, si va a perdere un po’ di varietà sull’utilizzo delle armi, visto che durante le missioni ce ne viene praticamente affidata solo una più una seconda di supporto, ma sta di fatto che il bilanciamento della difficoltà unito con la mole di nemici a schermo, regala spesso combattimenti esaltanti.

Per quanto riguarda il multiplayer di Disintegration, V1 Interactive ha puntato qualcosa di “ristretto” ma comunque coerente con quelle che sono le meccaniche del gioco. Sono presenti ben 9 fazioni, diverse per quanto concerne lo stile di gioco e l’estetica. Abbiamo per esempio i Lost Ronin che utilizzano Gravicicli leggeri e veloci, i King’s Guard, generalmente una fazione con Gravicicli resistenti, ma lenti, e infine una fazione con Gravicicli più manovrabili, ma meno resistenti come i Muertos. Insomma, in una partita a squadre è importante collaborare e creare un equilibrio che permetta di raggiungere il proprio scopo in maniera efficace.

Nelle tre modalità, Collezione, Controllo Zona e Recupero, è importante capire quale Graviciclo utilizzare a seconda della situazione, e soprattutto decidere come approcciare i nemici. Ogni giocatore ha sempre una squadra da comandare, esattamente come nella campagna, di conseguenza bisogna capire come agire a livello strategico: colpire gli avversari o le loro unità di supporto? Fungere da supporto con le cure o distruggere i Gravicicli? La scelta sta a voi. Per quanto riguarda le tipologie di partite proposte, abbiamo come già accennato la modalità “Controllo Zona”, che ci chiede di tenere sotto controllo uno o più luoghi fino allo scadere del tempo e conquistare quelli degli avversari. “Collezione” può essere visto come una sottospecie di Deathmatch, infatti i punti si ricevono recuperano le Neuroscatole dai Gravicicli nemici. Infine, “Recupero”, dove una squadra deve attaccare scortando un Nucleo, mentre l’altra rimane in difesa cercando di impedirne la consegna. Dal nostro canto ci siamo divertiti a giocare online nelle partite effettuate, ma il tutto non ci ha convinto pienamente, in particolar modo a causa di scenari di gioco non perfetti dal punto di vista del design. In breve, non parliamo certamente di un multiplayer profondo e innovativo, ma certamente può garantire all’esperienza diverse ore di divertimento aggiuntivo, il che non è da sottovalutare.

A fare da contorno al gameplay ci pensa una elementale personalizzazione delle fazioni e degli emblemi giocatori, sbloccabili con una moneta virtuale interna al gioco che si può ottenere completando le partite. Da segnalare la presenza delle microtransazioni, ma solo e unicamente per costumi e parti estetiche.

Le nostre prime impressioni sulla parte tecnica

Sul piano tecnico va detto che con la nostra configurazione – che potete trovare all’inizio della recensione – abbiamo giocato a Disintegration in maniera solida in Full HD a 60 FPS con tutti i settaggi Epici. Ciò dimostra un certo lavoro di ottimizzazione non scontato.

L’Unreal Engine è un motore che si presta benissimo a qualsiasi tipo di produzione e, pur non essendo un gioco enorme, Disintegration è un titolo che si lascia ben guardare, nonostante un impatto visivo che poteva certamente essere migliore, ma che non delude sotto il piano tecnico. Il mondo di gioco offre un po’ di distruttibilità ambientale, gli effetti particellari sono più che buoni, meno per quanto riguarda l’illuminazione e le texture. Di seguito potete trovare i requisiti minimi della versione PC, il gioco arriverà anche su Xbox One e PlayStation 4 con relativi miglioramenti su One X e PS4 Pro.

Requisiti Minimi Requisiti Consigliati
Sistema operativo Windows 10-64 Bit Windows 10 64-bit
CPU Intel Core i5-2400 or AMD Ryzen 5 1400 Intel Core i7-8700 or AMD Ryzen 7 3800X
GPU GeForce GTX 570 or Radeon HD 7850 GeForce GTX 1060 6GB or Radeon RX 5700 XT
RAM 8 GB di RAM 16 GB di RAM
DirectX Versione 11 Versione 11
Spazio d’archiviazione 15 GB di spazio disponibile  15 GB di spazio disponibile

Uscirà verso il day one del gioco un nostro pezzo approfondito relativo alla nostra esperienza tecnica su PC. Stiamo testando numerose configurazioni, in maniera tale da darvi nel dettaglio tutte le informazioni precise sulle performance di Disintegration.

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Disintegration | Recensione

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