Desperados 3 | Recensione, un ritorno nel glorioso passato – Tom’s Hardware Italia

Nel 2001 Spellbound Entertainment, casa di sviluppo tedesca nota anche per Arcania: Gothic 4, rilasciò Desperados: Wanted Dead or Alive. Si tratta, come noto, di uno strategico in tempo reale dai tratti marcatamente stealth, basato esclusivamente sul combattimento e il raggiungimento degli obiettivi di missione, attraverso una sfida progressiva via via più impegnativa.

Il capostipite di questo genere, o meglio sottogenere, rimane Commandos: Behind Enemy Lines, classe 1998 e protagonista di un filone videoludico che spopolò tra gli utenti PC dell’epoca. Personalmente ho sempre preferito (pur se con dubbi amletici) il polveroso Desperados, principalmente per sentimentalismo nei confronti di tutti i prodotti western. Il brand – dopo il mezzo fallimento del secondo capitolo, pur se coraggioso nel proporre un gameplay ibrido tra la gestione con visuale dall’alto del party e fasi completamente tridimensionali – è tornato finalmente sugli schermi degli appassionati con un prequel che sa tanto di revival.

Vecchio caro selvaggio West

Desperados 3 rincorre, infatti, i fasti d’un tempo. Lo dico subito, per mettere in chiaro le cose: il gioco fa di tutto per rievocare il primo capitolo, a partire da un gameplay classico (old school, direbbero i giocatori old school), senza rinunciare alle comodità del 21 secolo. Faccio inoltre notare che, dopo il fallimento della Spellbound, a prendere il testimone della saga è la già nota Mimimi Games, sviluppatrice dell’ottimo Shadow Tactics.

Il gioco, lo si intuisce già dalla missione-tutorial, è un prologo: una scelta sicuramente furbetta, che da un lato permette di spaziare nel vasto campionario delle sceneggiature western senza ingolfare un intreccio reso complicato da Desperados 2, dall’altro non si priva di alcuni protagonisti iconici della serie. Il fruitore dovrà quindi seguire John Cooper, Doc McCoy, Kate O’Hara e le new entries Hector e Isabelle in una (classica) storia di vendetta e intrighi, da risolvere con le solite pistole fumanti. La trama, pur non brillando di originalità, risulta gradevolmente impreziosita da una buona caratterizzazione dei personaggi e, soprattutto, da un doppiaggio inglese eccezionale in termini di interpretazione e accenti. Per i meno anglofoni segnalo la presenza dei sottotitoli in italiano, che risulteranno sicuramente graditi. Come sempre non mi addentro troppo nelle questioni narrative, basti sapere che la storia fa il suo lavoro, reggendo egregiamente il vero pezzo forte della produzione, ossia il gameplay.

Il grande pregio di questo Desperados 3 è la capacità di proporre features e sistemi di gioco sostanzialmente già visti e digeriti, ma con un appeal fresco e al passo con le esigenze odierne. Il gioco presenta guide visive che si mescolano direttamente con il landscape o con gli oggetti di scena, riducendo al minimo l’interazione con i farraginosi “diari” di gioco (che rimangono presenti, ma che servono davvero a ben poco). Al tempo stesso, con un ritorno in grande stile all’isometria, il giocatore ha a disposizione un grande numero di abilità e di comandi, tutti attivabili sia tramite shortcut che tramite click del mouse. Infine è introdotto un sistema di memorizzazione delle azioni che ciascun membro del party può compiere, in maniera da poter agire contemporaneamente, ma senza dover chiedere sforzi erculei al giocatore.

Pistoleri reazionari

Molto gradevoli, pur se ridotte come sempre a sequenze piuttosto citofonate, sono anche le interazioni ambientali, abbastanza numerose e ben integrate con delle mappe di ampio respiro, che spesso lasciano buona libertà al giocatore, soprattutto in termini di scelta dei diversi obiettivi e approcci. Certo, come ho già ampiamente ribadito, Desperados 3 non fa nulla per innovare, sposando in toto le prerogative e le peculiarità del genere. Le mappe quindi non sono altro che livelli a difficoltà crescente, pieni di strade secondarie, elementi di interazione binari, personaggi ostili con caratteristiche definite (e praticamente privi di IA autonoma) e obiettivi standardizzati. Nonostante il grandissimo numero di abilità utilizzabili (e l’oggettiva complessità nel gestire il party al completo), l’unico vero rischio è quello di “aprire gli occhi” e rendersi conto che, sostanzialmente, Desperados 3 è un bellissimo gioco ad incastri. Fortunatamente la grande eterogeneità delle mappe, dei settings, dei personaggi e la loro gradevole caratterizzazione durante la giocata rendono di fatto impossibile rompere la magia.

Tecnicamente Desperados 3 abbandona completamente qualsiasi velleità di tridimensionalità, con un colpo di spugna evidente rispetto al secondo capitolo. Personalmente ritengo che il cambio di testimone abbia voluto sottolineare i fasti del primo titolo, ponendosi come degno successore del momento di massima forma del brand. Lo dimostra sia la scelta di sviluppare un prequel, sia un approccio al gioco fondamentalmente classico. Un classicismo che traspare anche visivamente, con scelte stilistiche decisamente di rimando a Wanted Dead or Alive. Sebbene non sia presente il tratto quasi a matita del predecessore, volgendo verso una digitalizzazione più pesante, Desperados 3 si mostra con linee morbide e pastose e colori caldissimi. Nonostante questo la resa finale risulta comunque “realistica” o perlomeno plausibile, riuscendo a reggere sia i momenti più scanzonati che quelli più di tensione. Ad aiutare arriva anche una colonna sonora di pregio, perfettamente integrata con la narrazione e lo svolgimento delle azioni di gioco più concitate. Infine un grande plauso alla generale fluidità e comodità di input e resa dei PG: in un gioco del genere è fondamentale e sono lieto di dire che esiste davvero poco di così user friendly come questo Desperados 3.

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