Death Stranding: le connessioni tra il gioco di Kojima e l’Antico Egitto – Everyeye Videogiochi

Dopo il lancio su PlayStation 4 nello scorso novembre, l’ultima opera del visionario Hideo Kojima torna a far parlare di sé con la sua release per PC, avvenuta il 14 luglio. Death Stranding è un quadro vivace e complesso, in cui tematiche di forte rilevanza per l’essere umano si contendono l’attenzione dello spettatore a colpi di dualismi forse solo apparenti: vita e morte, civiltà e isolamento, distanze e connessioni sono alcuni dei concetti con cui Kojima Productions mira a disorientare il giocatore, per poi mostrargli come tutto può essere ricondotto ad unità. In questo affresco di pregevole fattura spiccano i numerosi richiami all’Antico Egitto, vero e proprio background culturale di Death Stranding. L’articolo contiene spoiler, e pertanto vi consigliamo caldamente di proseguire la lettura solo dopo aver visto i titoli di coda!

Morte e anima

Nell’America di Sam Porter Bridges, i legami tra il mondo dei vivi e quello dei morti sono stati alterati dal fenomeno divenuto noto come Death Stranding. A causa del collegamento tra vita e morte rappresentato dalla Spiaggia, le anime possono rimanere connesse al loro corpo, o ricercare il contatto con una entità vivente: questo cortocircuito – un’alterazione inammissibile dei normali cicli dell’esistenza – porta a delle esplosioni capaci di annichilire ampie zone del continente, ormai devastato e diviso da questo terrificante fenomeno, dovuto al contatto tra materia del corpo e antimateria dell’anima. Emerge quindi una polarità essenziale per comprendere il Death Stranding, ossia il rapporto tra Ha e Ka.

Hideo Kojima ha scelto non a caso questi due termini per indicare il corpo (Ha) e l’anima (Ka): si tratta di parole utilizzate nell’Antico Egitto, dove fiorì una cultura nota a tutti per la sua straordinaria sensibilità nei confronti della vita dopo la morte. In Death Stranding si è scelto di operare una semplificazione, visto che gli egizi non concepivano lo spirito umano in maniera unitaria. Un tocco di magia da parte di Atum, il dio creatore – ecco cos’era l’anima, sfaccettata, multiforme, divina, così importante che la morte era rappresentata come il volo del Ka, la sua dipartita dall’Ha, il corpo che l’aveva ospitato. Era fondamentale per il defunto la cerimonia dell’apertura della bocca, finalizzata a consentirgli di vivere per sempre nell’aldilà, dove gli sarebbe stato necessario bere e mangiare: per questo le tombe egizie erano corredate di cibo e bevande. Il rituale era presieduto dal dio Anubis, creatore della mummificazione (di cui parleremo più avanti) e nume tutelare di ogni procedura volta a conseguire la vita eterna.

Obiettivo degli Antiche Egizi era quindi quello di conservare il corpo, affinché l’anima potesse farvi ritorno ogni sera e godere pienamente della vita nell’aldilà. Questa esistenza oltre la morte non differiva profondamente dalla vita terrena, ma aveva una profonda connotazione religiosa. Il ritorno del Ka all’Ha rappresentava il viaggio del Sole, che di notte discende nel Duat, l’oltretomba, per incontrare il corpo di Osiride, divinità essenziale nel pantheon egizio, in quanto egli fu il primo essere a venire mummificato. Questa riunione celeste consente al Sole di rinascere in pienezza ogni mattina; lo stesso accade al corpo del defunto, riunito alla propria anima e quindi nuovamente uno e perfetto. Un quadro idilliaco nell’Antico Egitto, un’eventualità letale nel mondo post-Death Stranding.

Per questo gli americani giungono ad una risoluzione diametralmente opposta rispetto a quella degli Egizi: distruggere i propri morti, cremandoli prima che l’incontro tra corpo ed anime ritornate dalla Spiaggia produca una gigantesca voragine.

Una corsa contro il tempo, di cui anche Sam si rende protagonista in diverse occasioni nella sua avventura, e che è la ragione principale per il suo approccio non violento ai conflitti contro MULI e terroristi. Con l’ironia che caratterizza da sempre l’estro creativo di Hideo Kojima, un popolo che ha spesso fatto ricorso a conflitti in varie parti del mondo per affermare la propria egemonia è ora costretto a minimizzarli il più possibile, pena la sua distruzione.

Se nell’Antico Egitto la morte era un evento atteso con accurati preparativi – che potevano durare decenni per le piramidi e le tombe più fastose – in Death Stranding un cadavere è una bomba ad orologeria di cui sbarazzarsi il prima possibile.

Mummie

Forse nulla rappresenta l’Antico Egitto nell’immaginario collettivo tanto quanto le mummie, simbolo dello stretto legame che il popolo egizio aveva intessuto con l’evento più misterioso per l’uomo. Obiettivo era quello di conservare il corpo per l’eternità, al fine di consentire il ricongiungimento tra Ha e Ka: proprio ciò che Sam e gli altri americani vogliono impedire con tutte le loro forze. Ma gli egizi non sono stati la prima civiltà a mummificare i propri morti: ad oggi, la più antica mummia prodotta dall’uomo e a noi conosciuta è un bambino appartenente ai Chinchorro, una popolazione sudamericana, e risale a ben settemila anni fa!

Le prime tracce di mummificazione nell’Antico Egitto sono datate al 2800 a.C. La pratica si è evoluta nel corso del tempo, diventando sempre più sofisticata ed efficace. La conservazione del corpo era raggiunta innanzitutto tramite l’eviscerazione: tutti gli organi venivano rimossi e posti in dei vasi (chiamati canopi), tranne il cuore, sede dell’anima, il Ka. Cessati i battiti, lo spirito volava via, e il suo ritorno era consentito proprio dalla conservazione del corpo, l’Ha. Una volta svuotato, il corpo veniva disidratato utilizzando il natron, un minerale il cui nome scientifico deriva proprio dalla lingua egizia: “ntry” era un aggettivo che significava “puro”, ma anche “divino”.

La mummificazione nell’Antico Egitto ha quindi uno scopo essenzialmente conservativo. È sorprendente notare la somiglianza della guaina con cui vengono rivestiti i cadaveri destinati ad essere cremati in Death Stranding: impossibile sbagliarsi sulla sua ispirazione alle mummie egizie. Un involucro di plastica ha sostituito le candide bende di lino usate per avvolgere gli egizi nel loro ultimo viaggio, e lo scopo di Sam è quello di cremare i corpi, non garantirne la conservazione. Eppure il collegamento è chiaro, e rende palese la volontà di Kojima di avvicinare gli estremi, ricomporre i dualismi.

Lo stesso rivestimento viene utilizzato anche per proteggere gli esseri umani viventi trasportati dai coraggiosi corrieri nella pericolosa America post-Death Stranding. In alcune occasioni – le più toccanti coinvolgono Mama, uno dei personaggi più riusciti del titolo di Kojima Productions – Sam si trova a portare sulle spalle il carico più pericoloso di tutti: un corpo che vive e respira, e per questo capace di attirare le Creature Arenate e generare un’esplosione. La guaina viene impiegata per proteggere la persona dai devastanti effetti della Cronopioggia e, più in generale, isolarla dai rischi del mondo esterno. Un confortante – ma non per questo meno inquietante – sarcofago per i vivi.

L’artbook di Death Stranding, pubblicato qualche mese fa da Titan Books, ha confermato le speculazioni di alcuni fan, convinti che anche il BB-Pod che ospita Lou fosse un riferimento ai sarcofagi. Non solo: il BB è tenuto vicino al cuore, e in un’occasione salva Sam dai colpi d’arma da fuoco di Higgs. Il cuore, sede dell’anima, del Ka, l’unica cosa che conta: Lou e gli altri BB sono connessi al corpo esanime delle madri cerebralmente morte, ma sono capaci di forgiare un legame adamantino con il loro corriere. E, verrebbe da aggiungere, anche con noi giocatori, che li culliamo nei momenti difficili tenendoli tra le braccia, proprio davanti al petto. Perché, come insegnano gli Antichi Egizi, è il cuore ad essere davvero importante.

Higgs

Nessun gioco di Hideo Kojima è completo senza uno spietato e convincente antagonista: questa volta è il turno di Higgs, modellato sulle fattezze dell’attore Troy Baker e da lui doppiato. Higgs si vanta di avere una “good connection to the other side”, proprio come gli Antichi Egizi; è legato alla vita e alla morte, e sostiene di essere il vero ponte verso l’aldilà (un gioco di parole con il cognome di Sam, Bridges, ed una connessione meravigliosa con la storia del nostro protagonista, come chi ha visto i titoli di coda ben sa!).

Il simbolo adottato da Higgs è una stilizzazione della celebre maschera funeraria del faraone Tutankhamon, scoperta dalla spedizione di Howard Carter nel 1922. Formata da due strati d’oro di alta caratura, è ulteriormente impreziosita da pietre come lapislazzuli, corniole e turchesi: come lei è dorato anche il chiralium, originario della Spiaggia ma presente nell’atmosfera terrestre in seguito agli eventi del Death Stranding. La maschera stampata sugli abiti di Higgs è affiancata dalla parola “voidout”, che indica l’esplosione causata dall’incontro tra corpi e anime tornate dalla Spiaggia. Il motivo a strisce della maschera di Tutankhamon è ripreso sul mantello dell’antagonista, rimarcando ulteriormente il richiamo alla civiltà egizia.

Non è finita qui: la matita nera sugli occhi ricalca in tutto e per tutto il trucco egizio tradizionale (visibile anche sulla maschera di Tutankhamon), volto a richiamare l’estetica dell’Occhio di Ra, identificabile come dio Sole che viaggia ogni giorno dal regno dei vivi fino al Duat, l’aldilà. Su molti sarcofagi l’Occhio è rappresentato come luce del Duat, capace di illuminarlo esattamente come farebbe una torcia, per consentire ai defunti di attraversare indenni le sue profondità.

Insomma, Higgs è una raccolta vivente di alcuni fra i simboli più significativi dell’Antico Egitto, e addirittura, stando agli artwork delle prime fasi di sviluppo, la sua maschera doveva essere proprio quella di Tutankhamon!

Per l’ennesima volta la visione di Hideo Kojima è riuscita a stupire ed incuriosire i giocatori, rendendo Death Stranding non solo un videogioco meritevole di essere vissuto, ma anche un prodotto degno di attenzione e studio. Non vediamo l’ora di scoprire quale sarà la prossima avventura di Kojima Productions, ma nel frattempo possiamo godere sui nostri PC della magnificenza dell’America post-apocalittica in cui vive Sam (recuperate la nostra recensione di Death Stranding per PC). Avevate scovato questi riferimenti all’Antico Egitto, o addirittura ne avete altri da segnalarci? Vi aspettiamo per discutere di mummie, Ha e Ka nello spazio dedicato ai commenti!

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