Curon: la recensione della serie tv italiana targata Netflix

Curon è una serie tv originale Netflix di genere horror/mistery ambientata e prodotta in Italia. La sceneggiatura dello show televisivo è stata curata da Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano, mentre nel cast spiccano i nomi di Valeria Bilello, Luca Lionello e diversi volti emergenti del panorama televisivo e cinematografico italiano tra cui Federico Russo, Margherita Morchio e Luca Castellano.

Netflix ha distribuito la serie in tutti i paesi in cui il servizio è disponibile, andando quindi ad arricchire il corollario di serie tv italiane prodotte dal colosso dello streaming online, tra cui ricordiamo Summertime, Luna Nera, Skam Italia.

Curon tra storia e fantasia

Curon segue le vicende di alcune famiglie di origini italiane e austriache in Val Venosta, nella misteriosa cittadina di Curon. Prima di addentrarci nel riassunto della trama dello show televisivo sono necessari alcuni riferimenti storici legati alla cittadina. Negli anni Cinquanta dello scorso secolo, a causa della realizzazione di un lago artificiale per l’approvvigionamento dell’energia elettrica, l’antica cittadina di Curon venne minata e rasa al suolo per far spazio alla riserva d’acqua. Durante l’operazione tutti gli edifici vennero distrutti, l’unico a rimanere in piedi fu l’antico campanile medievale della chiesa del borgo, che fu quindi lasciato emergere dalle acque del lago, creando così un panorama tanto suggestivo quanto misterioso che ancora oggi è possibile ammirare.

Inoltre, la cittadina durante la Prima Guerra Mondiale venne annessa all’Italia così come altre località limitrofe che prima si trovavano in territorio austriaco. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la zona della Val Venosta fu nuovamente oggetto di scontri militari, compreso un bombardamento nel marzo del Quarantacinque. A questo passato bellico si deve la presenza di bunker, che avranno un ruolo di rilievo nelle vicende della serie.

Curon

Queste premesse sono necessarie anche per capire determinati aspetti della trama che spesso non è molto chiara per lo spettatore. Nel corso delle puntate vediamo, infatti, un acceso conflitto tra la popolazione di origine austriaca e quella italiana. Al centro del racconto c’è, infatti, l’influente famiglia italiana dei Raina che, si dice, abbia contribuito alla distruzione dell’antico paese di Curon e si sia occupata, poi, della costruzione del nuovo centro abitato.

A questo contesto sociale si unisce anche un folklore locale legato ai citati bunker risalenti alle due guerre mondiali, che si completa con tutti i racconti che fanno da corollario alla serie, dando vita ad una sconfinata presenza di tradizioni e leggende popolari legate alla doppia identità culturale del luogo, quella austriaca e quella italiana.

 Il tutto parte da un viaggio in auto, vediamo una madre e i suoi due figli adolescenti varcare la galleria che porta alla cittadina della Val Venosta. I tre hanno abbandonato la loro vita a Milano per cercare pace e serenità nel paese di origini della mamma. Quando arrivano nell’albergo scopriamo che è di proprietà del nonno dei ragazzi, Thomas Raina. La madre, Anna, non viene accettata molto bene da suo padre, che vorrebbe i tre fuori dalla cittadina al più presto. I tre, madre e figli, decidono, contrariamente alla volontà di Thomas di restare e iniziare la loro nuova vita.

Il giorno dopo, Daria e Mauro andranno a scuola e qui incontreranno altri due fratelli con i quali piano piano faranno amicizia, Miki e Giulio Asper, figli di un vecchio amore di Anna, Albert. Facciamo la conoscenza, a scuola, di un altro ragazzo, Lucas, il migliore amico di Miki, che la ama segretamente da sempre. In tutto questo contesto, tra feste liceali, serate alcoliche e altre bravate adolescenziali, si inserisce il racconto sovrannaturale. Anna scompare misteriosamente nel nulla, dopo che Mauro, molto ubriaco di ritorno da una festa, scopre una persona identica alla madre chiusa in soffitta.

Curon

Da qui si dipanano molte storie su antiche superstizioni legate al posto la cui superficie è composta per gran parte da boschi popolati da lupi. Proprio da questi lupi ha origine il mistero più importante legato a questa antica leggenda (universalmente conosciuta) che recita:

“Dentro di noi vivono due lupi. Uno è il lupo calmo, gentile, l’altro è il lupo oscuro, rabbioso, spietato. Lottano per il controllo della nostra anima”. 

In noi, quindi, sono presenti due lupi, uno buono e l’altro cattivo. Tra i due prenderà il sopravvento chi riceverà più nutrimento. Si inizia quindi a parlare di dualità, che sarà il tema centrale di tutte e sette le puntate che formano la prima stagione di Curon. In tutta la vicenda raccontata aleggia sempre un alone di fitto mistero che, purtroppo, non verrà mai compreso o spiegato. Da quando iniziano ad esserci delle piccole svolte sovrannaturali, la serie non riuscirà a reggere molto bene la narrazione, perdendosi in un grande antefatto che, realmente, ci racconta poco.

Adolescenza horror

Se la trama e la scrittura di Curon non riescono a impreziosire uno scenario meraviglioso come la Val Venosta e il lago di Resia, una lancia a favore del teen drama che fa da sfondo alla storia va spezzata. Come abbiamo detto, sono diversi gli adolescenti protagonisti della serie, abbiamo i due fratelli Raina, Mauro e Daria, i due fratelli Asper, Miki e Giulio, e Lucas (oltre ad altri personaggi secondari che fanno parte della cerchia di amici, più o meno stretti, dei protagonisti). Da un iniziale conflitto che vede protagonisti i Raina contro Giulio Asper, vediamo crescere piano piano una amicizia tra le due coppie di fratelli che impareranno a conoscersi, confidandosi a vicenda le proprie paure e le dinamiche delle loro famiglie disfunzionali. Tra i quattro giovani Raina e Asper abbiamo Lucas, migliore amico di Miki che sarà sostituito dal lupo cattivo dando sfogo alla violenza che aveva sempre represso.

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Oltre ad essere accomunati dalla vicenda sovrannaturale che  lega le due famiglie, il teen drama di sottofondo ci parlerà della sofferenza dei ragazzi, sia nella famiglia di origine ma anche di sofferenza interiore, di identità di genere, di orientamento sessuale, di alcolismo e tossicodipendenza giovanile. Ci parlerà della difficoltà dei giovani di vivere in una comunità molto isolata, in montagna, dove il clima di certo non aiuta lo svolgersi di un vita sociale all’aria aperta. Troveremo dei ragazzi che sanno maneggiare fucili, che sanno orientarsi nei sempre uguali sentieri di montagna, adolescenti spesso esasperati che come unica via di fuga dalla realtà in cui vivono cercano rifugio nell’alcol e nelle droghe. Tutto questo disagio giovanile ben ci predispone allo svelamento del mistero che brulica nelle menti di tutti a Curon, il suono delle campane del campanile (che non ci sono più) che presagisce la morte di chi le ascolta e la sua relativa sostituzione.

Curon, la maledizione mai svelata e il climax mai raggiunto

Il mistero e questa maledizione del lupo, durante tutta la narrazione, non sono mai spiegate. Sappiamo che ci sono queste ombre, siamo consci che non bisognerebbe dare nutrimento al lupo cattivo dentro di noi. Conosciamo la maledizione che aleggia sul campanile del lago di Resia, vediamo alcune persone del paese celebrare riti propiziatori, utilizzando centinaia di crocifissi in casa e cerini ovunque, ma non sappiamo assolutamente quale sia l’origine di queste credenze.

In Curon tutto ciò che desta interesse è solo accennato, ne vediamo solamente lo svolgimento, ma nmanca un’introduzione. Come se tutta la narrazione fosse partita in medias res, solo un lungo preambolo che mai si risolve in azione e scioglimento dei nodi. Uno spettatore vorrebbe avere tutte le possibilità per cercare di risolvere un mistero, è una delle regole per eccellenza della narrativa mistery o gialla. Anche se non c’è lo svelamento finale, bisogna che il narratore dia al fruitore tutti gli elementi, anche ben nascosti, che portano a comprendere le basi della storia e del mistero in sé. Qui, invece, lo spettatore non capisce tutto, non riesce ad avere una visione d’insieme, guarda solamente gli effetti di qualcosa che non viene spiegata.

Curon

Questo è un presupposto davvero debole su cui far reggere un’intera stagione di sette puntate. Altro punto a sfavore di questa serie è sicuramente la mancanza dei tempi giusti del climax. Abbiamo momenti di tensione crescente che quasi mai si concludono con una scena clou, anzi, le scene “madri” vengono poi svelate diversi minuti più tardi, quando ormai la tensione è scemata. Di questo è complice sicuramente un pessimo montaggio, che non innova e non supporta la narrazione di per sé già molto debole.

Ad aggravare maggiormente la situazione è un audio davvero mediocre. Molte volte, vuoi per la ripresa ambientale del suono, vuoi per la scarsa performance recitativa di alcuni attori come Margherita Morchio, si fa davvero molta fatica a comprendere quello che viene detto. A ciò si aggiunge anche una recitazione ricca di cliché che si stentavano a vedere dalla fine del cinema muto, e una modulazione della voce in alcune occasioni che non rispecchia i moderni canoni recitativi, come nel caso del personaggio di Lucas, troppo enfatizzato nella voce, nell’espressività e nei movimenti dall’attore Luca Castellano.

Conclusioni

Curon è un primo esperimento che porta un minimo di valore aggiunto alla produzione internazionale e seriale italiana, se non per altro, sicuramente per la scelta delle location davvero molto suggestive. Altra menzione di merito va alla performance del giovane Federico Russo, attore espressivo e carismatico che sicuramente regala una buona impennata al cast di attori.

Curon

Per il resto Curon rimane sospesa in quel limbo di serie con ottime idee ma sviluppate abbastanza male, i presupposti per creare una buona serie che potesse mescolare horror e mistero c’erano tutti, ma le carte in tavola non hanno portato al poker d’assi che ci si aspettava. Il finale di stagione apre alla possibilità di una seconda parte, sperando che le motivazioni dei misteri sovrannaturali che abbiamo visto in questo primo assaggio possano essere svelati e compresi anche dagli spettatori.

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