Crysis Remastered Recensione: Nomad si infiltra su Nintendo Switch – Everyeye Videogiochi

La serie Crysis è finita, sin dal suo esordio, sotto le luci dei riflettori in virtù di un comparto tecnico da capogiro, al punto tale da diventare un benchmark grafico per i PC più corazzati anche ad anni di distanza dall’uscita. Con l’annuncio di Crysis Remastered in molti sono rimasti sorpresi nell’apprendere che lo shooter di Crytek sarebbe approdato su Switch (non ritenuta sufficientemente potente per reggere un simile colosso visivo): eppure, dal momento che lo sparatutto è stato rinviato su PC, PS4 e Xbox One, quella della console ibrida è di fatto l’unica versione attualmente disponibile sul mercato, in attesa che gli sviluppatori rispettino le promesse fatte per massimizzare la qualità sulle altre piattaforme.

Parliamo di pacchetti di texture ad alta definizione, nuovi assets, inediti effetti particellari e un chiacchierato supporto al Ray Tracing su PC. L’incontro tra Switch e Cry Engine ha insomma prodotto un risultato dignitoso? La risposta è senza dubbio positiva: Crytek ha lavorato di fino per portare il suo FPS sull’ibrida di Kyoto, compiendo compromessi ora accettabili ora non sempre del tutto digeribili. È tempo però di indossare la nanotuta, stringere con forza i Joy-Con e prepararsi a una guerra senza fine.

Nome in codice Nomad

Nel nostro speciale su Crysis abbiamo ricordato ampiamente l’importanza che il “successore spirituale” del primo Far Cry ha avuto sullo studio tedesco. Al netto dei traguardi tecnici, impensabili per il 2007, il debutto di Nomad rappresentava la felice unione tra le ambientazioni della serie passata poi nelle mani di Ubisoft, la potenza bellica del Master Chief di Halo e un pizzico d’ispirazione a pellicole come Predator.

Nei panni di un agente del Raptor Team, iscritto tra le forze speciali americane, siamo chiamati a salvare il Dr. Rosenthal e sua figlia dall’isola di Lighshan, messa sotto scacco dalle massicce truppe Nordcoreane. Come se non bastasse, questa futuristica task force, equipaggiata con un vestiario hi-tech prodigioso, dovrà vedersela anche un’oscura e potente minaccia extraterrestre.

A distanza di tredici anni Crysis Remastered rappresenta un’esperienza vecchia scuola a tratti ardua da affrontare, che richiederà ai giocatori un solido piglio strategico: la nanotuta di Nomad consente infatti di attivare una corazza impenetrabile, e possiede in dotazione una tecnologia grazie alla quale divenire completamente invisibili, senza contare la facoltà di rendere il soldato agile come un superuomo, a patto però di avere l’energia necessaria ad alimentarne i sistemi.

Muovi le mani NomadNella versione Switch di Crysis Remastered è stata inserita la compatibilità con il giroscopio, che agisce in contemporanea con la mira “classica”. Questo significa che, una volta premuto il tasto per puntare l’arma, basterà muovere i Joy-Con per sparare con precisione. L’opzione, attiva di default, può essere comodamente disattivata per usufruire del normale gunplay.

Restare senza carica sufficiente, in Crysis, vuol dire trovarsi in una situazione di grave pericolo, specialmente quando le truppe nemiche sono sulle nostre tracce con i fucili spianati. Pur dinanzi a un’intelligenza artificiale nettamente antiquata, infatti, i danni causati dagli avversari sono decisamente elevati, e in caso di distrazione possono anche portare a rapidi stravolgimenti degli equilibri sul campo di battaglia. Anche il gunplay, sebbene inevitabilmente invecchiato, risulta alquanto piacevole: oggi siamo sicuramente abituati a un feedback delle armi più profondo e corposo, eppure il titolo di Crytek è capace di difendersi con vigore dai segni del tempo.

Sono le feature caratteristiche di Crysis, come la distruttibilità di alberi ed edifici, a comporre un quadro di sicuro impatto: prima ancora dei nemici, del resto, è la stessa isola di Lingshan a reagire agli scontri che si consumano tra le sue foreste e le sue spiagge.

In termini di armamentario, il bilanciamento è in parte minato dalla straordinaria efficacia dei fucili a pompa, sorprendentemente letali anche dalla distanza, ma sono imprecisioni perdonabili in una produzione con più di un decennio sulle spalle. Da menzionare anche la possibilità di impostare alla bisogna due tipologie di rateo di fuoco per ogni strumento offensivo, in virtù di una strategia offensiva adattabile a ogni approccio pensato dal giocatore.

A darci manforte durante gli scontri troviamo infine un’ambientazione che possiede un notevole valore smaccatamente ludico: la giungla e i rilievi di Lingshan, infatti, insieme alle peculiarità della tuta, offrono una varietà di approcci ancora oggi assai piacevole da scoprire.

Raggiungere un obiettivo a nuoto, sfondare un posto di blocco con un mezzo corazzato oppure compiere balzi giganteschi per poi strisciare alle spalle delle truppe nemiche è solo un esempio della diversità d’azione garantita da Crysis: un risultato che permette alla produzione di confermarsi assai godibile anche dopo 13 anni. La vera nota negativa di questa versione Switch dal punto di vista contenutistico risiede nell’assenza della missione “Ascension” (proprio come nelle versioni PS3/Xbox 360), rimossa per motivi legati all’ottimizzazione, dal momento che anche sui PC più potenti era soggetta a pesanti cali di frame. Il tutto compone dunque un’avventura esclusivamente single player che si attesta all’incirca sulle 8 ore di durata.

Lucidare la nanotuta

Chiudendo un occhio sul contenuto tagliato, possiamo affermare con sicurezza che Crytek e Saber Interactive (lo studio responsabile dell’ottima conversione di The Witcher 3 su Switch) hanno raggiunto pienamente l’obiettivo: Crysis Remastered funziona infatti in maniera più che buona sulla console Nintendo. Il lavoro svolto è nettamente superiore al precedente porting del gioco pubblicato su PS3 e Xbox 360, e in alcuni frangenti regge perfino il confronto con la controparte PC uscita nel 2007.

A dare lustro al remastered è un elemento in particolare, ossia l’illuminazione globale. Grazie ad alcune tecnologie altamente scalabili sviluppate appositamente, Crytek ha arricchito le superfici colpite indirettamente da una fonte di luce, aggiungendo un tocco di realismo che nelle altre versioni dell’originale Crysis non era affatto presente.

Unendo questa feature ad abbondanti ombre (di media qualità, ma ben fatte), il risultato produce ambientazioni profonde e sfaccettate: l’illuminazione migliora insomma in maniera evidente la resa visiva generale, anche se si notano piccoli e saltuari artefatti di poco conto nella gestione delle ombre.

Questo aspetto è talmente importante da mitigare il grande compromesso operato dagli sviluppatori, ossia quello legato alle texture, che non sfoggiano ritocchi tali da rendere più denso e ricco l’impatto scenico. Si tratta di un sacrificio consumato sull’altare delle prestazioni, dal momento che la stessa Crytek ha affermato di aver rielaborato le texture allo scopo di mantenere fluido il frame rate. A tal proposito il titolo gira a 30 fps sia in mobilità, sia con la console collegata alla TV, ma con alcune sbavature: l’alta distruttibilità di alberi ed edifici, se unita ad altri elementi sulla scena (come la presenza di un manipolo di nemici), può mettere in comprensibile difficoltà l’ibrida di Nintendo, mentre le esplosioni portano a un fugace ma avvertibile stuttering.

La versione Switch di Crysis offre in definitiva prestazioni buone ma non impeccabili, che non danneggiano in maniera gravosa l’esperienza complessiva, e anzi le permettono di scorrere con una certa piacevolezza. Un lavoro di precisione dunque, reso possibile anche dal supporto fornito da Crytek a Saber Interactive nel corso dello sviluppo.

Lo studio dietro a porting come Call of Cthulhu tende infatti a usare con troppa facilità i 540p di risoluzione per aggirare i problemi di ottimizzazione, ma non è questo il caso di Crysis Remastered: in docked il gioco gira quasi sempre a 720p, con una risoluzione dinamica che abbassa di tanto in tanto la qualità di alcuni elementi per mantenere più stabili le prestazioni; in portabilità questa eventualità accade più frequentemente, tuttavia le ridotte dimensioni dello schermo rendono la fluttuazione molto meno percepibile. Si tratta comunque di un compromesso che siamo ben disposti ad accettare in nome della buona stabilità mantenuta dal frame rate.

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