Crash Bandicoot 4: la demo messa alla prova! È l’erede di Crash 3? – Everyeye Videogiochi

Eravamo davvero curiosi di provare Crash Bandicoot 4 It’s About Time e per motivi insiti nel suo stesso titolo. Oltre a richiamare il caos dimensionale alla base dell’avventura, “It’s About Time” è una vera e propria dichiarazione d’intenti: era giunto il momento di allontanarsi dall’indimenticabile trilogia originale per dar vita a un platform in grado di omaggiarla e al contempo evolverne i cardini ludici. Dopo aver partecipato a un piacevole incontro “digitale” col Producer Lou Studdert, abbiamo messo le mani su una demo di Crash Bandicoot 4 che, pur essendo legata a una build non definitiva, ci ha permesso di misurarci con tre livelli in totale, di cui un paio nei panni di Crash e uno nelle vesti del Dr. Neo Cortex. Ebbene, quello di Toys For Bob sembra essere un progetto pieno di passione, con le carte in regola sia per portare il numero 4 nel titolo, sia per far raggiungere alla serie nuove vette qualitative, e adesso vi spieghiamo il perché.

Un sogno che si concretizza in un caos dimensionale

Le accorate parole di Lou Studdert sui primordi del progetto non lasciavano spazio a dubbi: Crash Bandicoot 4 It’s About Time è una dichiarazione d’amore nei confronti della trilogia originale. Nel creare il degno sequel di Crash 3: Warped a più di vent’anni dal suo debutto, i ragazzi di Toys For Bob non volevano soltanto accontentare i fan ma anche – testuali parole – accertarsi di essere all’altezza del loro stesso sogno. Quindi si sono concentrati sul cogliere il DNA dei classici, dalla caratterizzazione “over the top” dei personaggi, ai cardini del gameplay, per poi costruire su questa solida base ed evolvere ogni aspetto dell’esperienza.

In quel che è stato un delicato processo di trial & error, che infine ha portato all’introduzione delle maschere Quantum e di tutta una serie di contenuti inediti, si sono assicurati di massimizzare la varietà e la longevità dell’offerta ludica, confezionando il tutto con lo “spirito” di Toys For Bob.

Prima dei titoli di coda di Crash 3: Warped, gli infanti N.Tropy e Cortex si stavano contendendo il possesso di Uka Uka su un pianeta lontano nel tempo e nello spazio. Nei decenni il diabolico trio le ha provate tutte per uscire dalla prigione dimensionale, finché lo scienziato malvagio non ha aperto un varco nel tessuto spazio-temporale.

In It’s About Time Crash e Coco dovranno impedire ai malvagi di regnare sul multiverso, riunendo le maschere Quantum, stringendo alleanze inaspettate e sostenendo spettacolari boss fight, si pensi allo scontro con N.Gin e la sua “macchina di percussione di massa”. Grazie alla tipica ironia di Crash Bandicoot, il quarto capitolo della serie promette di narrare una storia esilarante, merito di un buon numero di sequenze filmate piene di siparietti divertenti. In aggiunta, all’avanzare dell’avventura i due marsupiali verranno supportati da alcuni personaggi giocabili secondari che chiaramente affronteranno livelli basati sull’uso delle rispettive abilità uniche. Quando abbiamo avviato la demo del gioco, l’ambizione del team di sviluppo si è manifestata in tutta la sua concretezza.

Snow Way Out: un appagante ritorno a casa

Ambientato nel 1954 dell’undicesima dimensione, “Snow Way Out” (da apprezzare il gioco di parole) è un livello irto di pericoli ambientali e popolato da pescatori zombie ben poco amichevoli. Fiaccato dai rigori dell’inverno, Crash ha affrontato i corpulenti avversari coni suoi attacchi rotanti per poi incontrare di Kapuna-Wa, la maschera Quantum del tempo.

Stando alle dichiarazioni di Studdert, i quattro idoli appariranno in specifici punti dei livelli per fornire supporto ai protagonisti, difatti sarà impossibile superare le sezioni più ostiche senza il loro aiuto. Quando il marsupiale ha raccolto la maschera si è letteralmente ammantato del suo potere, manifestatosi nella forma di una tuta quantica in grado di congelare il tempo per pochi secondi.

Oltre a fermare la caduta delle lastre ghiacciate per utilizzarle a mo’ di piattaforme, il pelosetto ha potuto attivare e rompere le “casse a tempo”, che rappresentano solo la prima delle nuove varianti disponibili. Colpendo una relativa cassa di metallo col punto esclamativo, queste si materializzano per un secondo o poco più, ecco perché la loro sparizione deve essere rallentata con il congelamento temporale.

Rassicurati dall’introduzione del cerchio giallo – che evidenzia con precisione gli atterraggi di Crash – dalla raccolta automatica dei Wumpa vicini e la presenza del doppio salto, abbiamo affrontato le prime piattaforme con spavalderia ma soltanto per perire ingloriosamente.

Crash Bandicoot 4 insomma sembra offrire un’esperienza ardua e appagante, che vuole garantire ai neofiti l’arrivo ai titoli di coda e all’utenza più hardcore quelle sezioni di platforming di precisione degne del primo capitolo. Tornati coi piedi per terra, abbiamo cominciato a studiare i pattern d’attacco dei nemici, a gestire con attenzione gli atterraggi sulle immancabili piattaforme scivolose e a perfezionare l’utilizzo di Kapuna-Wa. Evitati i colpi di cannone spara-pesci spada e abbandonate le superfici instabili in un battito di ciglia, siamo giunti alla pedana che ci avrebbe condotto alla tradizionale area bonus che, pur non incidendo sul conteggio delle morti o sulla perdita delle vite, saprà offrire una degna sfida a coloro che vorranno completarla.

È proprio nell’affrontare il percorso secondario che abbiamo apprezzato gli utilizzi “avanzati” della maschera del tempo e la bravura del team nel creare complesse sezioni di platforming. Per fare un esempio ma senza rovinarvi la “lettura” di questa sfida bonus, ve ne racconteremo soltanto una frazione significativa. Dopo aver colpito la cassa col punto esclamativo, abbiamo congelato il tempo ed eseguito una rapida successione di salti, spostandoci dal ponte di casse a tempo, alla scatola di Nitro e infine sulla superfice ghiacciata che ci avrebbe garantito la salvezza.

Grazie al potere di Kapuna-Wa, in altre parole, le temibili casse Nitro sono diventate più “gestibili”, poiché si riesce a balzare su di esse senza esplodere all’istante. Dopo aver superato il bonus e raccolto la cassa col Wumpa speciale – un frutto aureo che elargisce ben 25 Wumpa standard – Crash ha assistito a un’inspiegabile esplosione di una barca imprigionata tra i ghiacci, un dettaglio su cui torneremo più avanti.

Lasciatosi alle spalle sezioni in 3D e a scorrimento orizzontale, che peraltro si avvicendavano senza soluzione di continuità, il marsupiale ha raggiunto un fiume ghiacciato, saltando da una piattaforma all’altra per scampare alla furia di una cascata. Tra superfici più affidabili, lastre scivolose o a rischio di frattura, si è guadagnato una scintillante gemma nascosta e una miriade di frutti Wumpa, stipati in casse situate in aree segrete non facilmente individuabili. Evitando gli sgherri armati di palle incatenate e i temibili pescatori a bordo di piccole imbarcazioni, Crash ha raggiunto l’agognata meta, portando a casa la pelliccia. Al netto di qualche piccolo inconveniente dovuto con ogni probabilità alla build di prova, Snow Way Out ci ha sorpreso più che positivamente, perché in sé contiene tutta la validità della visione creativa di Toys For Bob.

Dino Dash: storia di un T-Rex affamato

Mentre Snow Way Out vuole omaggiare gli indimenticabili livelli ghiacciati di Cortex Strikes Back, “Dino Dash” è chiaramente ispirato al filone giurassico di Crash Bandicoot 3. Nel cercare le maschere Quantum, Crash è stato catapultato nella dimensione Eggipus (88 milioni a.C.) e, nello specifico, in una lussureggiante foresta preistorica abitata da insetti giganti, piante velenose e un feroce T-Rex.

Vista la disposizione di nemici e piattaforme, anche in questo caso abbiamo potuto apprezzare la responsività del sistema di controllo, che ci ha permesso di avanzare nel livello in modo preciso e acrobatico. Badando a non farci colpire dai grandi corni luminosi dei coleotteri giganti, il cui movimento circolare impediva la corretta “lettura” dei getti velenosi della pianta carnivora, siamo riusciti a sbarazzarci dell’infido vegetale, per poi saltare rapidamente tra le teste mobili di grossi dinosauri erbivori. Ben presto ci siamo resi conto che questi fossero gli unici a non voler fare di Crash una gustosa merenda postprandiale.

Poco più avanti abbiamo guadagnato la tuta quantica di Lani-Loli, una maschera in grado di modificare parti della realtà. Il suo potere in sostanza rende materiali o immateriali le casse e alcuni elementi dello scenario che, di norma, non permetterebbero al pelosetto di avanzare in sicurezza. Dopo averla testata per “disattivare” le casse Nitro, ci siamo lanciati su di una grossa formazione vegetale che ci ha ricordato le mitiche scivolate su rotaia di Ratchet & Clank.

A differenza del Lombax però Crash poteva scivolare sul binario vegetale facendo uso sia dei piedi che delle mani e cioè restando aggrappato alla parte inferiore del percorso per evitare gli ostacoli insormontabili su quella superiore. Se a ciò aggiungiamo i poteri di Lani-Loli, capace di far materializzare casse Wumpa o rendere incorporei gli inevitabili funghi rossi, tale sezione ci è piaciuta non poco e non vediamo l’ora di affrontarne di più complesse.

Concluso il percorso, siamo stati assaliti da un T-Rex perfettamente modellato e animato, che ci è sembrato una versione più fantasiosa e cartoonesca del suo iconico simile in Jurassic Park. Vistosamente spaventato, il marsupiale ha cominciato a sfrecciare verso la telecamera, che man mano svelava gli ostacoli da schivare – come i funghi soporiferi – e le immancabili buche piene d’acido da saltare. Inframezzato da una fase a scorrimento orizzontale e da un’area bonus basata su casse d’acciaio rimbalzanti, la fuga disperata di Crash si è protratta per l’intera durata del livello, diventando via via sempre più ardua. Tra grovigli di rovi da evitare in scivolata, l’improvviso arrivo di un branco di simil-Triceratopi e un numero sempre maggiore di insidie, il T-Rex è infine passato a miglior vita, compiendo un salto azzardato che l’ha fatto finire in una pozza di lava incandescente. Grazie al suo ritmo concitato e alle sezioni di platforming ben congegnate, Dino Dash ha messo in luce tutta la sensatezza del succitato cerchio giallo che, pur essendo un po’ antiestetico, ci ha permesso di tener d’occhio gli atterraggi di Crash senza perdere la concentrazione sulla nostra fuga.

Snow Way Out… nei panni d’uno scienziato malvagio

It’s About Time doveva essere un immenso parco giochi a tema Crash Bandicoot, caratterizzato da un’offerta ludica variegata e ricca di contenuti secondari, a metà tra il livello segreto e l’approfondimento narrativo. Parliamo degli “Additional Timeline Event”, ovvero delle versioni remixate di livelli già affrontati nel corso dell’avventura. Sul finire della nostra prova infatti siamo tornati nel villaggio di pescatori di Snow Way Out ma nei panni di un certo scienziato malvagio.

Conscio che il bandicoot fosse sulle sue tracce, Neo Cortex ha sfoggiato un sorriso sornione, cominciando a muoversi in un’area inedita del livello. Grazie alla sua pistola abbiamo potuto trasformare i nemici volatili in comode piattaforme che, se colpite una seconda volta, si trasformavano in masse gelatinose dotate di proprietà elastiche. Strutturato in sezioni dalla verticalità accentuata, con casse Wumpa nascoste in ogni dove, il livello ci ha sorpreso ulteriormente quando è arrivato il momento di usare lo “scatto aereo” di Cortex, che in pratica sostituisce il doppio salto di Crash.

Pregustando il momento in cui avrebbe preparato uno stufato di bandicoot, l’aspirante dominatore del multiverso ha dovuto superare illeso un percorso delimitato da file di casse Nitro poste una sopra all’altra. Abbiamo quindi calibrato al millimetro l’altezza del salto iniziale per poi eseguire lo scatto aereo e tentare di finire sulla cassa elastica per accedere al “piano superiore” del percorso di morte. Breve ma intensa, questa sezione impostata sulle abilità uniche di Cortex si è conclusa con una divertente cutscene, che ci ha fornito una delucidazione importante: il motivo dell’esplosione della nave in Snow Way Out.

Mentre Crash si avvicinava all’imbarcazione intrappolata nel ghiaccio, lo scienziato ha impugnato un detonatore per farlo saltare in aria assieme al relitto. Purtroppo un forte starnuto gli ha fatto premere il bottone anzitempo, salvando la vita all’ignaro Crash. Oltre ad arricchire la componente narrativa e a calare nei panni di personaggi molto amati, gli Additional Timeline Event sapranno accontentare i “completisti”, permettendo loro di riprendere il controllo del marsupiale per completare una seconda metà del livello sostanzialmente ripensata.

La sezione con Crash infatti presentava una disposizione delle casse completamente stravolta, dall’introduzione delle scatole fiammeggianti in grado di ucciderlo, fino all’aggiunta di numerose casse TNT e Nitro, capaci di mandare in fumo la raccolta di tutti i frutti Wumpa.

Portarla a compimento ci è sembrato genuinamente differente rispetto al nostro primo incontro con Snow Way Out ma dobbiamo aspettare di esplorare altri livelli di questo tipo per esprimerci sulla loro efficacia complessiva. Complice l’arrivo della “modalità Moderna”, pensata per non intimorire i neofiti grazie a una progressione slegata dal consumo di vite e dai Game Over, gli sviluppatori hanno pensato di elargire ricompense non solo a coloro che romperanno tutte le casse ma anche a chi collezionerà ogni singolo frutto Wumpa nei livelli. Il sistema a consumo di vite chiaramente tornerà nella “modalità Rétro”, ma a prescindere dalla modalità selezionata è stato inserito un contatore delle morti di Crash, che con ogni probabilità sarà connesso a sfide o a ricompense addizionali. Dalle gemme nascoste, al ritorno dei Time Trial – che gli sviluppatori si sono divertiti a “settare” attraverso accese competizioni interne – It’s About Time sembra vantare un’offerta di contorno davvero imponente.

Uno stile audiovisivo che omaggia il passato

Toys For Bob ha dotato Crash Bandicoot 4 di uno stile grafico fieramente diverso, molto più vicino al cartone animato da televisione che al film d’animazione ricco di dettagli. Quando abbiamo visto il trailer d’annuncio di It’s About Time, il primo impatto è stato piacevole ma non abbiamo gridato al miracolo. Eppure, dopo averne ammirato dal vivo la direzione artistica, ce ne siamo letteralmente innamorati.

Incastonato tra i ghiacci e costituito da un ammasso di casette di legno e ferraglia, il villaggio dei pescatori è uno dei grandi protagonisti dell’intro di Snow Way Out, con l’inquadratura che – allontanandosene – arriva a mostrare un infreddolito Crash. Dalle fauci di megalodonte sullo sfondo, fino alle singole assi di legno che compongono i ponticelli, il livello è dotato di grande personalità, arricchita dall’evocativa luce del plenilunio che illumina morbidamente i vecchi alberi dei relitti e i cumuli di neve che ricoprono buona parte delle costruzioni. Totalmente diversa ma altrettanto efficace è la cornice visiva di Dino Dash, che offre vaste foreste preistoriche il cui fascino viene impreziosito dai colori dell’imbrunire.

Scopriamo la mappa dimensionaleDifferentemente dal sistema di Warp Room del secondo e del terzo capitolo, l’accesso ai livelli in Crash Bandicoot 4: It’s About Time avverrà tramite la cosiddetta “Mappa Dimensionale”, un hub più in linea con le isole del capostipite della serie. I ragazzi di Toys For Bob l’hanno ideata per ragioni legate sia alla trama che al gameplay: volevano consentire ai giocatori di spostarsi agevolmente tra le dimensioni e i periodi storici, fornir loro un ordine cronologico preciso degli eventi narrati e facilitare la “lettura” del sistema di progressione. Di conseguenza le sfide e i contenuti secondari sbloccabili – come gli Additional Timeline Events – potrebbero trovare una collocazione precisa all’interno della mappa di gioco ma per il momento non siamo in grado di confermarlo.

Perdersi a osservare i grandi dinosauri erbivori e la flora del luogo è piuttosto facile ma soltanto prima di incontrare il T-Rex, l’antagonista principale del livello. Animata deliziosamente da Toys For Bob, la bestia preistorica distrugge elementi dello scenario senza alcuno sforzo, acuendo la spettacolarità di sezioni di fuga al cardiopalma. Al netto di un nasino più ricurvo del predecessore e di una cresta dal rosso acceso, il “nuovo” marsupiale omaggia chiaramente il suo cubettoso antenato, complici le folte sopracciglia e gli immancabili pantaloncini blu. Chiaramente basate sulle movenze classiche, anche le singole animazioni del Bandicoot ci hanno convinto pienamente, un discorso che estendiamo alle morti del personaggio e soprattutto alle inedite idle animation. Per fare un paio di esempi, basterà abbandonare il pad per vedere Crash estrarre una papera dal suo orecchio o realizzare di aver calpestato una gomma da masticare.

Dalle gambine gracili, fino alla tipica colorazione rossa delle congiuntive, anche il design di Cortex ci ha stregato, per non parlare dei suoi momenti di pausa. Scarsamente abituato all’uso del telefono, il cattivone se ne libererà a colpi di pistola, per poi magari bere una tazza di thé caldo e ritrovare la calma.

Cosa più importante, lo scienziato farà commenti divertenti o intonerà filastrocche in-game, giusto per risultare ancor più memorabile del solito. Sempre sul fronte audio, vogliamo spendere due parole sulla colonna sonora, che sembra avere i numeri per colpire nel segno. In accordo con le parole di Lou, abbiamo avvertito la volontà del compositore di donare una propria personalità a ogni dimensione, modificando di conseguenza le sonorità dei pezzi d’accompagnamento. Chicca da non sottovalutare, la versione alternativa del brano di Snow Way Out è stata remixata con il classico tema di Cortex, il che ci fa sperare in numerose contaminazioni di questo tipo nella soundtrack del gioco.

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