Cosa sappiamo degli Apple Glass, gli occhiali reinventati – La Repubblica

Quando è stata l’ultima volta che un gadget tecnologico ci ha davvero emozionato? Eppure in questi anni ne abbiamo visti di ogni tipo: tv con schermi curvi, smartphone con schermi pieghevoli, tablet con tastiere estraibili. E poi palline che parlano tramite una rudimentale intelligenza artificiale; aspirapolveri che vanno in giro per casa da soli; orologi che ci misurano i battiti cardiaci e ci avvisano se c’è una aritmia. Non è poco, ma l’ultimo oggetto che ha davvero segnato un’epoca, aprendo un’industria e cambiando il nostro modo di vivere, è stato l’iPhone, nel 2007. E il prossimo? The next big thing? Archiviati i droni e le stampanti 3D (belli, ma per una nicchia e per un uso professionale), nel libro dei sogni sono rimasti l’auto che si guida da sola e quella volante; di entrambe ci sono prototipi che ci porterebbero nella fantascienza. Ma forse arriveranno prima gli occhiali. Gli occhiali della Apple o meglio gli Apple Glass (si dovrebbero chiamare così, sebbene il nome riporti al rumoroso fallimento dei Google Glass di qualche anno fa).
Se ne parla da qualche anno, con tutta la segretezza che caratterizza da sempre i progetti più importanti dell’azienda fondata da Steve Jobs. Ma adesso forse ci siamo. Nei mesi scorsi sono stati pubblicati diversi brevetti depositati dalla Apple e tutti ruotano attorno ad un nuovo concetto di occhiali. L’ultimo sembra il più spettacolare: gli Apple Glass renderanno obsolete le lenti da vista offrendo lenti che si adattano automaticamente alla vista di chi li indossa. Secondo le ricostruzioni che diversi analisti indipendenti hanno fatto combinando i vari brevetti depositati, gli Apple Glass saranno connessi e dipendenti dall’iPhone dove quindi risiederebbe la capacità computazionale e il collegamento con la rete Internet; saranno dotati di uno scanner LIDAR per misurare la distanza dai vari oggetti e ricostruire la realtà su cui aggiungere informazioni creando così per l’utente una mixed reality. Ma non avranno una fotocamera con cui di nascosto registrare quello che vediamo, una funzione che causò molte polemiche di privacy per i Google Glass.
Di fatto gli Apple Glass porteranno le informazioni dell’iPhone davanti ai nostri occhi. Qualcuno (Jon Prosser, uno che di solito ci prende) ha anche ipotizzato data di lancio, il 2021, e prezzo, meno di 500 dollari, più basso rispetto ai competitor. Perché gli Apple Glass potrebbero essere “the next big thing” là dove Google, ma anche Facebook, finora hanno fallito? Per due ragioni: la prima è l’ecosistema su cui gli Apple Glass poggiano, il fatto che l’iPhone diventi il motore delle cose che si vedono sugli occhiali, li rende più economici e performanti dei Google Glass (qui una analisi comparativa). E poi c’è la tradizione: Apple non è mai stata la prima a mettere sul mercato un prodotto. Non ha fatto il primo personal computer, il primo smartphone, il primo tablet e nemmeno il primo smartwatch. Ma ogni volta ha fatto prodotti che hanno migliorato l’usabilità allargando il mercato per tutti. Lo ha fatto quando le tecnologie erano mature: in questo caso il 5G, la nuova rete mobile di Internet. 
Gli Apple Glass sarebbero il primo vero prodotto voluto, ideato e lanciato da Tim Cook, l’amministratore delegato che guida la Apple dalla morte di Steve Jobs. Già nel 2016 si diceva convinto che l’utilizzo della realtà aumentata – che sta alla base degli Apple Glass – sarebbe stato normale “come fare tre pasti al giorno”. E a gennaio, poco prima che il coronavirus cambiasse le nostre vite e le nostre priorità, si era detto eccitatissimo per questa tecnologia che presto pervaderà le nostre vite. E’ iniziato il conto alla rovescia.
 
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