Cosa Google farà (e non farà) per risolvere il problema delle app chiuse dall’OS

Emanuele Cisotti

Vi abbiamo già parlato in modo approfondito del problema che gli sviluppatori Android si trovano davanti quando devono realizzare app che devono girare su sistemi personalizzati che gestiscono le app in background nel modo più disparato pur di risparmiare un po’ di batteria (qui il nostro speciale).

Google si è di recente espressa sulla questione durante un askmeanything su Reddit rispondendo proprio a chi chiedeva cosa avrebbe fatto l’azienda per contrastare questo fenomeno, che danneggia gli sviluppatori e gli utenti finali. La risposta del team Android è stata interessante, anche se molto lontana da una risoluzione definitiva del problema.

Il team fa sapere che verrà aggiornato il documenti riguardante la compatibilità di sistema che i produttori devono seguire per poter ricevere la certificazione Google (e quindi i servizi Google e il Play Store). Da Android 11 infatti le aziende, se vorranno utilizzare un sistema di risparmio energetico più aggressivo rispetto a quello pensato da Google dovranno avvisare tramite notifica gli utenti che una certa app verrà sottoposta ad un “regime” energetico più stringente a partire dalle 24h ore successive. L’utente dovrà quindi aver modo di sovrascrivere le impostazioni e decidere se una certa app non debba essere “messa a dormire” troppo facilmente.

In più sarà vietato categoricamente di dare priorità alle applicazioni più famose che, come avevamo riportato anche noi, serve a garantire che buona parte degli utenti degli smartphone che adottano queste soluzioni non notino mai problematiche con le proprie app, proprio perché il loro utilizzo si basa principalmente sulle app più popolari (come potrebbero essere Facebook, Twitter o WhatsApp). Le aziende dovranno quindi trattare tutte le app alla stessa maniera, in modo da non danneggiare l’ecosistema e continuare a spingere anche i piccoli sviluppatori a creare nuove app.

Il team Android dice poi di essere al lavoro con tutte aziende affinché possano correggere il loro software per seguire queste linee guida e che i più grandi brand hanno già aggiornato il loro comportamento di conseguenza. Questa frase lascia intendere che ci siano ancora aziende che non hanno intrapreso azioni in tal senso.

Infine Google ha aggiunto una nuova API affinché gli sviluppatori possano sapere se la loro app è stata chiusa dall’utente, da una chiusura inattesa o dal sistema stesso.

Come capite la questione è tutt’altro che conclusa e se da una parte Google non può essere ritenuta responsabile di quello che altre aziende fanno con un sistema operativo aperto, dall’altra il mantenimento di un sano ecosistema di app è sicuramente responsabilità di Google, che mantiene il Play Store e che fornisce ai vari produttori le licenze per installarlo nei loro telefoni.

Chi potrà andare per la sua strada e scrivere delle nuove regole in tutto ciò è sicuramente Huawei. Che non dovendo sottostare a Google e al Play Store potrà implementare un sistema ottimizzato sui suoi telefoni per quanto riguarda il risparmio energetico.

Via: Android PoliceFonte: Reddit r/androiddev
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