Chat pedopornografiche, nel mirino tre impiegati di Ferrara – il Resto del Carlino

Le indagini sui tre ferraresi sono state eseguite dalla Polizia postale
Le indagini sui tre ferraresi sono state eseguite dalla Polizia postale

Ferrara, 20 luglio 2020 – Approfondimenti in corso sul materiale pedopornografico, definito “raccapricciante e da far rabbrividire” dagli stessi agenti della Polizia postale che l’hanno sequestrato, trovato in possesso dei tre ferraresi finiti nell’inchiesta aperta in tutta Italia dalla Procura di Torino. “C’è da capire – spiegano dalla Polposta torinese, che coordina al momento le indagini su questo filone di inchiesta – se anche nel caso dei ferraresi si possa trattare in parte di materiale autoprodotto, o soltanto di foto e video che sono state scambiate nelle chat del sistema di messaggistica utilizzato”. Intanto c’è qualche dettaglio in più sui tre uomini indagati, al momento, per detenzione di materiale pedopornografico. Si tratta di impiegati di età che va da 30 a 55 anni, che abitano nella provincia estense, e che si sono visti sequestrare dagli agenti della Polposta di Ferrara, su delega dei colleghi piemontesi, il materiale nelle proprie abitazioni: sono tra i 50 finiti nel mirino degli inquirenti, sparsi in tutta Italia. Molti hanno famiglia e conducono una vita normale, fino a quando non si celano dietro uno schermo per sprofondare nelle viscere perverse del web.

Il materiale, che è ancora al vaglio degli esperti della Polizia postale, consiste prevalentemente in foto e video con scene di nudo e di abusi sessuali, con pratiche sadomaso anche su bambini di pochissimi mesi. Per un anno gli investigatori hanno ’pedinato’ i frequentatori del deep web che si nascondevano dietro vari nickname, o che usavano connessioni aperte per non rendere identificabile la postazione da cui scambiavano materiale raccapricciante.

Uno dei principali obiettivi della Polposta, circa 200 gli agenti impegnati in tutto il Belpaese, è ora individuare le piccole vittime. Risalire a quei poveri bambini. Alcuni addirittura neonati. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori era stata creata una vera e propria comunità: sempre gli stessi nomi che si scambiavano materiale e conquistavano prestigio all’interno del gruppo se i file e i video erano particolari, meglio se autoprodotti. Perversione che veniva condivisa a livello internazionale e pure categorizzata in base ai ’gusti’ di coloro che accadevano al mercato dell’orrore.

L’inchiesta è iniziata un anno fa sotto la direzione della Procura di Torino e coordinata dal Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online del Servizio Polizia Postale di Roma. E frutto anche della collaborazione di tipo internazionale con il National child exploitation coordination center canadese che ha consentito di riscontrare tra gli utenti della nota piattaforma di messaggistica istantanea lo scambio del materiale. Ferrara è poi stata toccata anche dall’inchiesta della Procura del Tribunale dei minori di Firenze che ha coinvolto venti minori che si scambivano foto di abusi sessuali anche di gruppo su minori, ma anche immagini di decapitazioni e violenza estrema. E’ infatti finito in questa inchiesta uno studente estense di 13 anni.

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