Zoom ancora nei guai, 500mila account in vendita sul dark web – CorCom

Ancora guai per Zoom. La nota app di videoconferenza è stata di recente oggetto di numerosi attacchi informatici tramite i quali un gruppo di hacker è riuscito a sottrarre 500mila account per poi venderli sul dark web.

Lo ha scoperto la società di sicurezza informatica Cyble secondo cui gli hacker sono riusciti ad accedere alle password, ai collegamenti Url e alle chiavi host di mezzo milione di account per poi venderli sui forum del dark web al prezzo di 0,002 centesimi di dollari ciascuno. Alcune credenziali sono state regalate per consentire  le “Zoombombing”, vere e proprie “invasioni” che si verificano durante le videoconferenze.

Lo “scippo” è avvenuto attraverso uno schema di attacchi informatici chiamati “credential stuffing”, letteralmente “ripieno di credenziali”. I pirati informatici fanno leva sul fatto che le persone utilizzino le stesse credenziali per accedere a più applicazioni, siti e servizi.

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Nelle scorse settimane Zoom era stata accusata di violare la privacy degli utenti inviando i loro dati in Cina. Tanto che alcune istituzioni, tra cui il Senato Usa, hanno fatto divieto assoluto di utilizzarla.

L’ultimo caso si è verificato a Singapore, dove l’applicazione è stata vietata a seguito di un attacco informatico attraverso il quale gli hacker sono riusciti a infiltrare filmati porno all’interno delle videochiamate. In precedenza l’applicazione era stata vietata anche da Google e da Space X ai propri dipendenti, mentre anche Germania e Taiwan avevano deciso di limitarne l’uso.

La mossa di Zoom è stata quella di dotarsi si un consulente di primo piano per riabilitare la propria immagine e risolvere i problemi di cybersecurity: la scelta è ricaduta su Alex Stamos, ex capo della sicurezza di Facebook e oggi docente presso la Stanford University. “In un tempo di crisi globale, Zoom è diventato n collegamento importante tra lavoratori, famiglie, amici e, più importante, tra insegnati e studenti – afferma Stamos in un post sulla piattaforma Medium – Zoom ha del lavoro importante da svolgere sulla sicurezza dell’applicazione, dell’infrastruttura e la progettazione crittografica”.

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Silent Hill, Hideo Kojima, Sony e Konami: facciamo un po’ di ordine tra le voci di corridoio – Multiplayer.it

Visto che la questione è apparsa decisamente confusa, considerando la quantità di voci di corridoio ammassate sull’argomento e apparentemente simili o al contrario contrapposte, proviamo a fare una sorta di ricostruzione cronologica dei rumor su Silent Hill e sulle proprietà intellettuali Konami, le cui vicende sembrano intrecciarsi con i nuovi progetti di Sony e di Hideo Kojima. È ormai da alcuni mesi che è partita la voce sulla possibilità che un nuovo Silent Hill sia in sviluppo e che sia Kojima a portarlo avanti, ma questo non ha mai trovato alcun riscontro ufficiali, anzi piuttosto alcune smentite da parte dei diretti interessati. Konami ha detto chiaro e tondo di non avere nulla di nuovo da annunciare su Silent Hill e che purtroppo le novità emerse sull’eventuale nuovo capitolo sono false, mentre da parte sua Kojima si è sempre tenuto a distanza dalla questione, anche perché considerando che il progetto Silent Hills è proprio quello che l’ha portato alla scissione definitiva con Konami, è comprensibile che non abbia gran voglia di tornare sull’argomento.

C’è un progetto horror probabilmente in corso presso Kojima Productions ma si può escludere in maniera piuttosto netta che possa trattarsi di Silent Hill, a questo punto. Tutto l’intreccio è partito inizialmente da alcune indiscrezioni pubblicate dal sito Rely on Horror, che parlava addirittura di due progetti contemporanei, ovvero un reboot della serie e la continuazione del progetto Silent Hills, quest’ultimo probabilmente con il coinvolgimento di Hideo Kojima. A questi rumor se ne sono accodati altri riguardanti addirittura la vendita delle proprietà intellettuali Konami a Sony (e secondo un altro fronte a Microsoft), cosa che ha poi spinto Konami a smentire tutta l’impalcatura di congetture: “Siamo a conoscenza dei numerosi rumor ma possiamo confermare che non sono veri. Sappiamo che non è proprio la risposta che i fan vorrebbero sentire”, ha affermato un portavoce di Konami USA allo stesso sito da cui erano partite gran parte delle voci di corridoio, il quale però ha fatto presente come la smentita forse non sia associabile a tutte le varie teorie emerse e che comunque non è arrivata dalla divisione nipponica del publisher.

Silent Hill, Hideo Kojima, Sony e Konami: facciamo un po' di ordine tra le voci di corridoio

Caso chiuso? Non proprio: nel magico mondo dell’internet, quando una storia si presenta decisamente affascinante viene coltivata e fatta crescere, così anche l’idea del ritorno di Silent Hill non si è spenta. È difficile prendere la cosa per buona, ma alcuni presunti insider, tra le fonti iniziali di Rely on Horror e forum di discussione come ResetEra, continuano a sostenere che in verità un nuovo Silent Hill sia effettivamente in sviluppo, ad opera degli autori originali, ovvero Toyama, Ito e Yamaoka e di Sony Japan Studio, in particolare con il coinvolgimento del team responsabile della serie Siren. A questi si aggiungerebbe anche il mangaka Suehiro Maruo, specializzato in opere horror e dallo stile alquanto in linea con le atmosfere della serie. Questi insider sono considerati affidabili da ResetEra, che pare abbia ricevuto conferma tramite alcune prove del fatto che siano effettivamente a conoscenza di qualcosa riguardante l’argomento in questione. La questione è ovviamente sospetta, ma ha elementi che possono essere considerati realistici, nell’ottica di una spinta di Sony alla produzione di titoli nipponici anche in vista del prossimo lancio di PS5.

Dispiacerebbe un po’ se una serie transitata su praticamente tutte le piattaforme si ritrovasse limitata a un’esclusiva assoluta, ma se questo dovesse essere l’unico modo di veder tornare Silent Hill potrebbe comunque essere un buon compromesso. In ogni caso, bisogna continuare a tenere presente che, finora, l’unica informazione ufficiale su tutta questa storia è semplicemente la smentita di Konami, che tuttavia resta piuttosto vaga sulle voci di Silent Hill, che a questo punto sono diverse e insistenti. Quella che al momento sembra avere ancora credito, dunque, sembra puntare su una sorta di reboot, o comunque un rilancio ufficiale della serie più che un nuovo capitolo, anche se la questione non è chiara, con gli insider che si dicono certi che derivi da una collaborazione tra gli autori dell’originale e Sony Japan Studio.

A margine di tutto questo è emerso il fatto che a causa dell’insuccesso di Death Stranding, Sony non finanzierà il nuovo gioco di Kojima. Anche questa voce di corridoio ha sollevato un bel polverone, ma potrebbe avere delle basi, collegandosi peraltro alla questione Silent Hill visto che le fonti e gli insider coinvolti sono in linea con questa visione delle cose. Ovviamente non c’è alcuna conferma ufficiale ma è possibile che, rispetto a quanto investito da Sony in termini di finanziamento per lo sviluppo, concessione del Decima Engine e marketing, Death Stranding non abbia raggiunto pienamente gli obiettivi che il publisher aveva immaginato, in termini di risposta da parte della critica e soprattutto del pubblico, ovvero per quanto riguarda le vendite. Sembra, peraltro, che Kojima abbia ricevuto da qualcuno una classica “offerta che non si più rifiutare” e la curiosità a questo punto è tanta. L’indiziato principale è probabilmente Epic Games, una delle poche compagnie che al momento dispone della potenza per mettere Hideo Kojima sotto contratto con una proposta allettante per il team di sviluppo, visto come si sta muovendo l’etichetta di recente, ma non sono escluse altre possibilità più stravaganti come Facebook (pensando alla volontà di Kojima di impegnarsi in un progetto per VR) o addirittura Microsoft.

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Covid-19 è cambiato: il ceppo europeo è mutevole e più contagioso – ilGiornale.it

Il virus è mutato, adesso esistono almeno due grandi ceppi: c’è il Covid originale, il cinese, e quello europeo-americano frutto di una mutazione. L’analisi dei loro genomi ha permesso di coglierne alcune importanti differenze e capire come mai sia diventato così contagioso.

La colpa è di un enzima

I ricercatori dell’università del Maryland (con il pioniere delle ricerche sull’Aids Robert Gallo e l’italiano Davide Zella) insieme ad un’equipe del Campus Biomedico e dell’Area Science Park di Trieste, leggendo l’Rna lettera per lettera, hanno scoperto delle varianti che lo renderebbero potenzialmente più contagioso. La “colpa” è di un enzima essenziale per la replicazione del virus chiamato polimerasi Rna dipendente.

Il 9 febbraio la prima mutazione

Come si legge su Repubblica, dopo aver analizzato 220 genomi del virus fra le migliaia sequenziate e pubblicate online dagli scienziati di tutto il mondo, i ricercatori italiani ed americani hanno puntato l’attenzione sulla mutazione dell’enzima della polimerasi. “Nel nostro database – come hanno scritto sulla rivista Journal of Translational Medicinela prima comparsa di questa mutazione è del 9 febbraio in Gran Bretagna, quando un drammatico incremento dei pazienti infettati in Europa viene registrato dall’Oms”.

Rna instabile, copie diverse dall’originale

Questo cambiamento del genoma, oltre a rendere potenzialmente più contagioso il Covid, lo rende anche più instabile: è il materiale genetico del virus l’oggetto del cambiamento. I coronavirus, infatti, non possiedono il Dna ma una molecola simile, l’Rna. Cosa accade, quindi? In pratica, ogni volta che il genoma di un organismo si replica, avvengono degli “errori di trascrizione” come nel caso del ceppo europeo ed americano del Coronavirus (l’uno è il derivato dall’altro: il contagio negli Usa proviene soprattutto dall’Europa). A causa della mutazione del 9 febbraio, quindi, sembra avere un “correttore di bozze” particolarmente distratto che favorisce la proliferazione di copie un po’ diverse dall’originale.

Il tasso di mutazione dei virus a Rna è molto alto, fino a un milione di volte più alto di quello dei loro ospiti: questo serve al virus per adattarsi, modulando la sua virulenza” scrivono gli scienziati. Circolando e replicandosi in un numero di individui così grande, come sta avvenendo oggi, le possibilità di mutazione non fanno che aumentare ulteriormente.

I rischi

Se il Covid-19 continuasse a cambiare, anche di poco, i suoi connotati, c’è un rischio concreto che possa diventare irriconoscibile per la memoria del sistema immunitario nelle persone guarite o vaccinate o che impari a resistere ai farmaci, rendendo quindi inutili vaccini e terapie. Molti degli antivirali usati oggi negli ospedali cercano di neutralizzare l’enzima polimerasi.

Il nostro risultato ci aiuta a comprendere meglio il comportamento del virus” spiega Massimo Ciccozzi, epidemiologo molecolare del Campus Biomedico e direttore dell’unità di statistica medica. “In prospettiva, ci aiuterà a mettere a punto un vaccino specifico e a capire quali sono le terapie più adeguate”.


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Doctor Strange 2: Sam Raimi sarà il regista del nuovo film Marvel, arriva la conferma

Doctor Strange 2 avrà Sam Raimi come regista, dopo le prime voci di corridoio è arrivata la conferma da parte dello stesso cineasta, che ha riferito ad alcune testate di essere alla guida delle riprese per il nuovo film del Marvel Cinematic Universe.

A dire la verità, la conferma è arrivata per vie un po’ traverse, visto che è stata inserita all’interno di una risposta relativa al suo Spider-Man 2, che contiene una scena in cui viene menzionato il personaggio in questione: “Ho amato Doctor Strange da ragazzo, ma era sempre dopo Spider-Man e Batman per me, era forse in quinta posizione nella mia classifica personale dei personaggi di fumetti preferiti”, ha affermato Raimi a Comicbook.

“Era così originale, ma quando ho girato quel momento in Spider-Man 2 non avevo certamente idea che mi sarei ritrovato a dirigere un film di Doctor Strange, così è stato davvero divertente per me ritrovare quella coincidenza con il film precedente. Potrei dire che potrebbe essere stata una previsione data dal desiderio di ritrovarmi coinvolto in questo progetto”.

Insomma, Sam Raimi sarà il regista di Doctor Strange 2, confermando dunque le voci di corridoio al riguardo e prendendo dunque il posto che inizialmente era di Scott Derrickson. Quest’ultimo ha abbandonato il progetto a causa di “divergenze creative”, a quanto pare, solo lo scorso gennaio, ma i lavori verranno dunque ripresi da Raimi.

Le riprese al momento sono bloccate e non si hanno ancora informazioni sul programma previsto, ma per il momento resta fissata la data di uscita al 5 novembre 2021 per il nuovo film Marvel con protagonista Benedict Cumberbatch. In attesa di ulteriori informazioni, secondo voci di corridoio alcuni personaggi morti potrebbero tornare nel film, all’interno della Fase 4 del MCU.

Doctor Strange

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Doctor Strange 2: Sam Raimi sarà il regista del nuovo film Marvel, arriva la conferma

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Una galassia multi-anello per Hubble – Global Science

L’immagine della galassia NGC 2273 scattata dal telescopio spaziale Hubble, ritrae quella che sembrerebbe una semplice galassia a spirale con due bracci che le girano intorno partendo da un corpo centrale di stelle e materia galattica. In realtà ci sono degli anelli all’interno degli stessi bracci: più spirali all’interno di una spirale. NGC2273 ha una morfologia che prende il nome di struttura multiring o multi-anello, ossia una galassia che ha al suo interno un anello e due pseudorings esterni. Gli anelli vengono creati quando i bracci a spirale sembrano girare attorno e quasi avvicinarsi l’uno all’altro. I due pseudo-anelli sono formati da due gruppi vorticosi di bracci a spirale che si uniscono, mentre l’anello interno è creato da due strutture ad arco, più vicine al centro della galassia, che sembrano collegarsi allo stesso modo.

NCG 2273 è anche una galassia Seyfert, infatti vi troviamo un nucleo estremamente luminoso, alimentato da un buco nero supermassiccio che può brillare anche al punto di eclissare una galassia come la Via Lattea.

Hubble space telescope, un progetto nato dalla collaborazione tra Nasa e Esa, venne lanciato a bordo dello shuttle Discovery il 24 aprile del 1990. Il telescopio spaziale prende il nome da Edwin Powell Hubble, lo scienziato che aveva dimostrato l’esistenza di galassie diverse dalla nostra e teorizzato la continua espansione dell’Universo.

Negli ultimi 30 anni, il telescopio ci ha regalato immagini straordinarie dell’Universo e ha permesso delle scoperte fondamentali.

Dal sito della Nasa è possibile sapere cosa ha visto il suo occhio dall’aprile del 1990 a oggi.

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Una galassia multi-anello per Hubble – Global Science

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Razer presenta le cuffie dei Pokémon che si ricaricano nella Poké Ball – Nerdmovieproductions

Ecco i nuovi auricolari wireless di Razer tutti dedicati e Pikachu

Dalla collaborazione tra Razer e Pokémon Company sono nati gli auricolari wireless in edizione speciale, dedicati a Pikachu.

Le cuffie sono di base delle Hammerhead True Wireless rivestite in giallo, e dietro presentano il disegno della figura di Pikachu.

Ma il vero pezzo forte è la loro custodia di ricarica: questa infatti è una fedele riproduzione della Poké Ball, dove il pulsante frontale si illumina per indicare il livello della batteria. Viene incluso inoltre un cinturino da polso per avere la Poké Ball sempre con sé, da vero Pokémon Master.

Come tutte le altre Hammerhead, anche queste dispongono di un driver da 13 mm ciascuna, resistenza all’acqua IPX4 e radio Bluetooth 5.0. Inoltre, le istruzioni vocali delle Hammerhead sono qui sostituite dalla voce di Pikachu.

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Gli auricolari da soli possono durare circa 3 ore per carica (un’ora in meno delle normali Hammerhead) per un totale di 15 ore se si include la custodia di ricarica.

Purtroppo, gli auricolari di Pikachu saranno disponibili solo in Cina, tuttavia non si esclude che possano arrivare anche nel resto del mondo se la vendita avrà successo. Il costo delle cuffie corrisponde a circa 110 euro.

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Razer presenta le cuffie dei Pokémon che si ricaricano nella Poké Ball – Nerdmovieproductions

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Assassin’s Creed 2 gratis su PC da oggi, ecco come effettuare il download – Multiplayer.it

Assassin’s Creed 2 è disponibile gratis su PC a partire da oggi, come anticipato negli scorsi giorni: il download del gioco potrà essere effettuato da Uplay fino al 17 aprile.

“Fai la tua parte, Resta a Casa”, recita il messaggio ufficiale di Ubisoft a corredo dell’iniziativa legata ad Assassin’s Creed II, che va dunque inquadrata come un modo per alleggerire la quarantena a milioni di persone.

“Indossa i panni del celebre Ezio Auditore da Firenze. Apprendi le tecniche degli Assassini, vendica il tradimento subito dalla tua famiglia ed esplora l’Italia del Rinascimento.”

Per scaricare il gioco basta visitare questa pagina e cliccare sull’icona in fondo, quindi accedere al proprio profilo sulla piattaforma digitale Uplay. A quel punto Assassin’s Creed 2 verrà aggiunto automaticamente alla libreria, restando lì per sempre.

Buon viaggio nell’Italia rinascimentale a tutti quelli che, per qualche motivo, ancora non l’avessero intrapreso!

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Assassin’s Creed 2 gratis su PC da oggi, ecco come effettuare il download – Multiplayer.it

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Nintendo Switch Pro con secondo schermo avvistato nel nuovo firmware – Spaziogames.it

Il firmware 10.0.0 pubblicato oggi a sorpresa avrebbe introdotto stringhe di codice a supporto di un nuovo modello di Nintendo Switch, secondo le scoperte dell’utente Twitter @hexkyz.

A detta del giocatore, questo favoleggiato Nintendo Switch Pro sarebbe stato avvistato nel codice dell’ultimo update, che aggiungerebbe «supporto preliminare per un nuovo modello hardware».

La fonte non è nota in ambito informativo ma è seguita su Twitter da diversi esponenti di spicco della scena hacking, come affermato su ResetEra, il che sembrerebbe dare una certa credibilità ai suoi rilevamenti.

Il nome in codice della console è «nx-abcd», evidentemente provvisorio e fornito soltanto come placeholder per quello che sarà eventualmente il nome della prossima revisione hardware di Switch.

«Tre dei cinque nuovi profili DRAM sono per questo nuovo tipo di hardware», si legge ancora nell’analisi fornita via Twitter, il che suggerirebbe una maggiore potenza di calcolo o perlomeno velocità per il nuovo modello.

Inoltre, il codice includerebbe «prova di un display secondario di qualche tipo che starebbe venendo aggiunto esclusivamente su questo modello».

Nintendo ha rinunciato al secondo schermo una volta superata la famiglia di console DS e 3DS, ma a quanto pare potrebbe pensare di tornarci per una seconda revisione hardware di Switch dopo quella del modello originale e Switch Lite.

Switch

Gli ultimi rumor, e previsioni autorevoli, parlavano di un annuncio e un lancio di Switch Pro in programma per la metà del 2020.

La Grande N ha però smentito questa ipotesi: non sappiamo se per un cambio di programma in corsa, oppure perché questo modello potenziato non esiste affatto.

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Minecraft RTX è realtà: la beta comincia il 16 aprile – Tom’s Hardware Italia

Lo scorso anno Nvidia ha annunciato l’implementazione del ray tracing in Minecraft, mostrando un video che ha lasciato tutti a bocca aperta. Col passare dei mesi si sono un po’ perse le tracce del progetto, ma ovviamente la società di Santa Clara non lo ha abbandonato e, oggi, annuncia che dal prossimo 16 aprile alle ore 19:00 Minecraft RTX sarà disponibile in beta per tutti i possessori del gioco.

Per poter provare Minecraft RTX doverte avere, oltre (ovviamente) a una scheda video della serie RTX 2000 con supporto al ray tracing, l’edizione Windows 10 del gioco. Vi ricordiamo che, se avete acquistato la versione Java di Minecraft prima del 19 ottobre 2018, potete riscattare una copia gratuita dell’edizione Windows 10 direttamente dalla pagina del vostro account sul sito Mojang. Se al contrario non siete in possesso di nessuna versione di Minecraft ma avete una scheda video GeForce RTX e siete curiosi di provarlo, potete acquistarlo a questo link a poco meno di 5 euro.

“Abbiamo collaborato con Mojang Studios per portare il ray-tracing e l’intelligenza artificiale di nuova generazione in Minecraft e i risultati sono davvero sorprendenti”, ha dichiarato Jeff Fisher, senior vice president of gaming di NVIDIA. “C’è un sacco di entusiasmo da parte della community nei confronti di Minecraft con RTX, e non vediamo l’ora di vedere cosa essi potranno creare”.

Oltre al ray tracing, Nvidia ha integrato in Minecraft anche il DLSS 2.0, così da migliorare le prestazioni senza intaccare la qualità grafica. In particolare, secondo l’azienda il DLSS 2.0 impostato in modalità qualità offre un incremento prestazionale del 70% (a risoluzione 1080p) rispetto alle performance ottenute con DLSS disabilitato.

Il prossimo 16 aprile con l’avvio della beta saranno disponibili anche sei mappe fornite da Nvidia, così che tutti possano apprezzare da subito gli effetti del ray tracing su luci, ombre, riflessi e tanto altro. La casa di Santa Clara offrirà poi alcuni strumenti, come un pacchetto di texture in HD e una guida ai diversi materiali presenti nel gioco, in modo da aiutare gli utenti a ottenere la miglior esperienza di gioco possibile.

“La nuova grande evoluzione di Minecraft è arrivata grazie a Minecraft con RTX”, ha dichiarato Saxs Persson, direttore creativo del franchise di Minecraft presso Microsoft. “Il cuore di Minecraft è la costruzione a blocchi. Le GPU GeForce RTX trasformano il mondo di Minecraft rendendolo incredibilmente più realistico e aggiungendo effetti di luce, ombre, riflessi, rifrazione e altro ancora, arricchendo il kit di strumenti a disposizione dei giocatori”.

In attesa di poter toccare con mano Minecraft RTX e valutarne le prestazioni, qui vi lasciamo un confronto con alcuni screenshot di gioco (forniti da Nvidia) che mostrano tutte le migliorie portate dal ray tracing. L’effetto visivo è sicuramente impressionante, ma bisognerà vedere quanto questo impatterà sulle performance, soprattutto su schede “entry level” per la tecnologia come la RTX 2060.

Se pensate che Minecraft RTX sia un’ottima scusa per cambiare la vostra scheda video, date un’occhia a questa RTX 2060 Super di Gigabyte, disponibile a meno di 500 euro.

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Tracciamento Coronavirus, come funziona la tecnologia Apple-Google – Sky Tg24

In tutto il mondo i governi, le autorità sanitarie e le Ong stanno lavorando a pieno ritmo per cercare di contenere l’epidemia da coronavirus. Al momento quando una persona risulta positiva al COVID-19 aiutata da sanitari e famigliari cerca di ricostruire tutti i suoi spostamenti ma il sistema non è certo efficace al cento per cento e, soprattutto, non riesce a individuare gli incontri “casuali” al bar o in metropolitana. Apple e Google stanno lavorando (ne abbiamo parlato qui) a un sistema più efficace basato sull’oggetto che tutti ci portiamo ovunque: lo smartphone.

Come funziona

Proviamo a fare un esempio con due nomi di fantasia. Laura e Marco si incontrano al bar, fanno una breve chiacchierata e si salutano. Nel frattempo in completo anonimato i cellulari dei due ragazzi si scambiano tramite protocollo Bluetooth Low Energy (il nuovo protocollo Bluetooth presente ormai su tutti gli smartphone, che mantiene un intervallo di comunicazione tra due oggetti con un consumo energetico ridotto rispetto al Bluetooth tradizionale) un pacchetto di dati. Questi dati, che potremmo visualizzare mentalmente con due lucchetti, non identificano né il nome e il cognome della persona né il luogo dove l’incontro è avvenuto: sul cellulare di Laura però viene conservato il lucchetto di Marco e viceversa. Qualche giorno dopo Marco, il protagonista del nostro esempio, scopre di essere positivo al COVID-19 e attraverso l’app del sistema sanitario nazionale avverte le autorità. A quel punto il suo telefono caricherà su un server tutti i lucchetti (che identificano in maniera anonima tutte le persone con cui è entrato in contatto negli ultimi 14 giorni). 

Cosa succede se si entra in contatto con una persona positiva

Lo smartphone di Laura, l’altra protagonista del nostro esempio, a sua volta si interfaccerà ogni giorno con il server per controllare se uno dei lucchetti scambiati nelle ultime due settimane è “diventato positivo”. In tal caso, e sempre in completo anonimato, Laura verrà avvertita con una notifica che è entrata in contatto con una persona rivelatasi positiva e potrà ricevere sul telefono tutte le informazioni su come comportarsi. In nessun modo Laura potrà scoprire l’identità della persona positiva o il luogo dove è avvenuto l’incontro.

I principi del nuovo sistema

L’approccio di Apple e Google è scritto in maniera molto chiara nella presentazione (Apple – Google) dell’iniziativa: privacy e trasparenza. Anche per questo motivo non vengono utilizzati i servizi di localizzazione (come quelli usati per le mappe e i navigatori satellitari) ma solo la tecnologia Bluetooth. Inoltre, per una sicurezza ancora maggiore, quelli che noi abbiamo definito lucchetti (i “beacon”) cambiano ogni 15 minuti, per non identificare in maniera univoca un utente. In una prima fase, non molto lontana, verrà garantita l’interoperatività sui due sistemi operativi iOS e Android e il sistema potrà essere utilizzato attraverso specifiche app, indipendenti o collegate con le autorità sanitarie locali; in un secondo momento la funzionalità diventerà parte del sistema operativo iOS e Android attraverso un aggiornamento software. Tuttavia l’utilizzo rimarrà sempre facoltativo e potrà essere abilitato solamente dopo aver letto tutte le istruzioni; inoltre potrà sempre essere disattivato dall’utente. 

Attesa per l’app italiana

L’obiettivo di Apple e Google è quello di aiutare le autorità sanitarie a fermare il propagarsi della pandemia. In Gran Bretagna, come annunciato in un briefing alla stampa dal ministro della Salute Matt Hancock, sarebbe allo studio un’app basata proprio sul sistema di Apple e Google e che funzionerebbe con un’iscrizione volontaria e darebbe la possibilità a chi è risultato positivo di inserire un codice di verifica nell’app per allertare le persone con cui è entrato in contatto. In Europa è allo studio una “corona-App” sempre su base volontaria che potrebbe essere una parte importante della strategia per combattere il virus. In Italia il ministero dell’Innovazione ha lanciato un bando per progetti di tracciamento e telemedicina: delle oltre 800 proposte arrivate, 319 riguardano l’app per tracciare il contagio. Una task force di 74 persone è stata appositamente nominata per selezionarle e una “short list” di quelle più interessanti è stata consegnata al premier Giuseppe Conte. 

Coronavirus, negli Usa sulle mappe Ap...

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Tracciamento Coronavirus, come funziona la tecnologia Apple-Google – Sky Tg24

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