Caos Blizzard, Overwatch 2 e Diablo 4 posticipati e un addio che fa scalpore

Dopo il caso molestie, Blizzard non è più la stessa. Non è certamente un mistero, con la software house di Irvine che è stata colpita anche nell’organigramma dopo che diverse figure chiave hanno lasciato l’azienda. Si riferisce proprio a quest’ultimo aspetto il resoconto finanziario dove si comunica che Overwatch 2 e Diablo 4 non arriveranno nelle tempistiche originariamente previste.

Blizzard: Overwatch 2 e Diablo 4 posticipati, e Jean Oneal non più alla guida della compagnia

“Poiché stiamo lavorando con una leadership diversa, ma con gli stessi franchise, è diventato evidente che alcuni dei contenuti Blizzard pianificati per il prossimo anno avranno bisogno di più tempo per lo sviluppo e per poter raggiungere il loro pieno potenziale” si legge nel documento.

Diablo IV

Non ci sono dettagli sulle nuove date di rilascio di Overwatch 2 e Diablo 4, se non un riferimento in cui si sottolinea come i posticipi “impediranno di conseguire il miglioramento finanziario che si aspettava di vedere il prossimo anno”, il che lascia intendere che i nuovi capitoli delle IP di Blizzard non arriveranno prima del 2023.

Il produttore esecutivo di Overwatch Chacko Sonny ha lasciato Blizzard nello scorso settembre, mentre tre mesi prima era stata la volta di Jeff Kaplan, ex game director di World of Warcraft e responsabile del progetto Overwatch. Anche i vertici del progetto Diablo IV sono cambiati, visto che hanno perso i loro ruoli di game director e lead designer sia Luis Barriga che Jesse McCree, mentre Joe Shely veniva nominato come nuovo responsabile principale di Diablo IV.

Lo scandalo molestie sembra aver paralizzato i lavori in Blizzard, anche per quanto riguarda la BlizzCon. Dopo aver cancellato l’edizione 2021 a causa della pandemia da Coronavirus e conseguenti lockdown, Blizzard aveva annunciato una reimmaginazione della BlizzCon sotto forma di evento online con il nome di BlizzConline. Successivamente, però, anche quest’ultima è stata annullata, con l’azienda che sosteneva di volersi dedicare esclusivamente allo sviluppo dei nuovi progetti. Come noto, Activision Blizzard è stata accusata di maschilismo e maltrattamento delle sue lavoratrici. Nella denuncia, elaborata dal California Department of Fair Employment and Housing, si legge di episodi di abusi e di molestie ai danni delle dipendenti da parte dei colleghi di sesso maschile.

Anche per evidenziare un cambiamento di rotta, solo tre mesi fa è stata nominata una donna, Jean Oneal, come co-leader di Blizzard, insieme a Mike Ybarra. Adesso però giunge la notizia che anche Oneal si è dimessa dal suo incarico, lasciando al vertice della software house il solo Ybarra, un veterano dell’industria tecnologica con trascorsi in Microsoft e HP.

“Voglio comunicarvi personalmente la mia decisione di lasciare la posizione di co-leader di Blizzard Entertainment e di passare a una nuova posizione prima di lasciare definitivamente l’azienda alla fine dell’anno”, ha detto Oneal in una dichiarazione sul sito web di Blizzard. “Non ho preso questa decisione perché ho perso le speranze che Blizzard si risollevi. Al contrario, sono ispirata dalla passione di tutti qui, dove si lavora per un cambiamento significativo e duraturo. Anzi, le energie profuse qui mi spingono a cercare di capire come posso fare di più per far incrociare giochi e diversità e, si spera, avere un impatto più ampio sul settore che possa andare a beneficio anche di Blizzard, oltre che di altri studi”.

Blizzard stanzierà un investimento di un milione di dollari nell’associazione Women in Games International, di cui Oneal è membro del consiglio di amministrazione. Prima di lasciare completamente Activision Blizzard, Oneal lavorerà per “fissare i primi passi su come verrà utilizzato l’investimento”.

Ybarra e Oneal hanno preso il posto dell’ex presidente di Blizzard, J. Allen Brack, che ha lasciato l’azienda ad agosto. La scorsa settimana il CEO dell’intero gruppo Activision Blizzard, Bobby Kotick, ha annunciato un taglio di stipendio da 155 a 62,5 mila dollari all’anno fino a quando il consiglio di amministrazione non riterrà che siano stati raggiunti determinati obiettivi di diversità, equità e inclusione.

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