Bon no kuni – Il festival delle lanterne, la recensione

Abbiamo già da qualche tempo imparato ad apprezzare la qualità della nuova collana di manga Aiken della casa editrice Bao Publishing e mentre non vediamo l’ora di mettere mano al volume conclusivo della serie Dosei Mansion, ci stacchiamo per un momento dall’ambiente futuristico di Mitsu e compagni per vivere le emozioni della caratteristica celebrazione annuale chiamata il Festival delle lanterne. Stiamo quindi parlando di Bon no kuni – Il festival delle lanterne, manga autoconclusivo scritto e disegnato da Sukeracko.

Cosa è il Festival delle lanterne?

Prima di iniziare con la recensione e l’analisi del manga, è necessario spiegare cosa si intende con Festival delle lanterne. L’Obon (お盆) o semplicemente Bon (盆) è una ricorrenza giapponese che si svolge tra il 13 e il 16 agosto. Viene comunemente chiamata Festa delle Lanterne ed è un’antica celebrazione Buddista in cui si onorano i defunti. Alcuni storici collegano l’evento ad un’antica leggenda riguardante un monaco buddista, Shaka, conosciuto per la sua capacità di avere delle visioni. Proprio ad agosto vide la propria madre defunta che soffriva per la mancanza di cibo e per alleviare le sue sofferenze, il monaco decise di dare alla donna una ciotola di riso, cibo e bevande per aiutarla a sopportare la sofferenza.

Bon no kuni - Il festival delle lanterne

Le lanterne, secondo la tradizione, vengono lanciate la prima volta nella notte tra il 13 e il 14 agosto nella giornata del Mukaebi e fungono da guida per aiutare gli spiriti a trovare la strada di casa e ricongiungersi con i parenti vivi sulla Terra, il 15 agosto è la giornata dell’Obon in cui i parenti dei defunti mangiano con i loro cari ricollegandosi alla leggenda del monaco e il 16 agosto vi è l’Okuribi ovvero si riaccendono le lanterne e vengono sparati dei fuochi d’artificio per mostrare ancora una volta ai propri cari la strada per far ritorno nell’aldilà. In questa giornata vengono anche preparate delle imbarcazioni con dentro delle piccole offerte da dare alle anime in modo tale che possano portarsele con con sé durante il viaggio di ritorno.

Bon no kuni – Il festival delle lanterne: lo strano loop temporale

Questa breve introduzione alla festività delle lanterne è importante non solo per comprendere meglio il titolo dell’opera, ma anche la stessa storia. La protagonista, infatti, è Aki, una giovane ragazzina neo-diplomata alle scuole medie che, come spesso accade in quell’età, è alla ricerca del proprio futuro e in particolare quale scuola superiore scegliere. Aki vive nella piccola cittadina di Rokudo dove annualmente si tiene il caratteristico Festival delle lanterne, ma quella che per tutti è una leggenda, per la giovane ragazza è la realtà poiché possiede, da sempre, il potere di vedere gli spiriti dei morti che scendono sulla Terra proprio in questo specifico periodo dell’anno.

Aki non solo vede gli spiriti degli uomini, tra cui quello di suo nonno che ogni anno si siede sul divano in salotto cercando di seguire il tanto desiderato campionato di baseball in televisione, ma anche quello degli animali tra cui il suo defunto gattino. Ad un tratto, però, accade qualcosa di particolare poiché la ragazzina comincia ad accorgersi che ogni mattino quando si sveglia è sempre lo stesso giorno, ovvero il 15 agosto. Quest’ultimo non è, in realtà, sempre lo stesso perché ogni nuovo giorno si arricchisce di nuovi spiriti e accadono degli eventi differenti, l’unico loop temporale sta nel fatto che non si passa mai al 16 agosto e quindi le anime dei defunti non tornano mai indietro. Indubbiamente la ragazza si preoccupa, ma viene a conoscenza di un uomo misterioso che vede gli spiriti meglio di lei e addirittura riesce a comunicare con loro e insieme cercano di convincere il tempo a ricominciare a scorrere normalmente.

Il tema della perdita trattato con ironia e semplicità

Bon no kuni – Il festival delle lanterne è un’opera molto particolare e a tratti inusuale poiché ha come tema centrale quello della morte e in particolar modo pone un focus sul concetto di perdita dei propri cari e sull’importanza dell’anima e dello spirito. La storia, però, vede come protagonista una giovane ragazzina che non solo si rende conto di avere un potere molto strano e a tratti inquietante, ma nella “realtà terrena” deve prendere una decisione che in quel momento supera ogni altra preoccupazione. Aki, infatti, si è da poco diplomata alle scuole medie e si trova a dover prendere la sua prima fondamentale decisione per il suo futuro che coincide con la scelta della scuola superiore.

Questa è una scelta molto importante in tutto il mondo, ma lo è ancora di più nella cultura giapponese poiché è il primo vero step per il passaggio all’università conosciuta come shiken jigoku, ossia “l’inferno degli esami”. Bon no kuni – Il festival delle lanterne , quindi, mette in mostra un processo di crescita costante da parte della ragazzina che si trova spaesata e confusa quando osserva che quel desiderato futuro potrebbe non raggiungerlo mai a causa del misterioso loop temporale. Non solo, questo processo di crescita avviene anche a livello psicologico poiché Aki si trova a fronteggiare concretamente uno degli argomenti più duri e pesanti della vita di ogni individuo, ovvero la perdita dei propri cari a causa della loro morte. La paura della morte ha sempre pervaso l’uomo, ma crescendo si cerca di conviverci, mentre Aki è ancora una ragazzina che pensa unicamente al suo futuro. Ecco quindi che l’opera mostra efficacemente anche l’aspetto più dolce, umano e sensibile della protagonista quando in un momento di sconforto rivive il triste momento della morte del suo gattino avvenuto quando era ancora più piccola e da quella vicende comprende che per tutta la vita dovrà convivere con questa costante paura e dolore che riesce, in qualche modo, ad alleviare proprio nel giorno del Festival delle lanterne.

Il tema della perdita acquista una sua maggiore importanza quando Aki si trova a vivere differenti tipologie di perdite entrando a contatto con i rispettivi defunti e familiari. Nel corso del loop temporale la giovane ragazza conosce tanti spiriti e tante persone che le permettono di prendere le giuste decisioni affinché possa superare il problema in cui è incappata. Proprio grazie a queste conoscenze, Aki impara i differenti modi di reagire ad una perdita e in particolar modo si sofferma su una delle perdite più dolorose ovvero quella di un figlio da parte della madre. Le storie sono nello specifico due, totalmente differenti tra di loro, ma che divergono per quanto concerne il dolore. Aki, pertanto, si ritrova a viverle entrambe rendendosi conto come le virtù di entrambe le storie stia nel mezzo. Un’altra tipologia di perdita che la giovane protagonista si trova a vivere è quella della persona amata e qui Aki raggiunge quasi l’apice della crescita divenendo lei stessa una consigliera mettendosi nei panni dell’interlocutore e in certi versi anche del lettore.

La narrazione e l’aspetto grafico

Sebbene le tematiche trattate da Bon no kuni – Il festival delle lanterne siano tutt’altro che leggere, il modo in cui vengono narrate lo è assolutamente. Sia il linguaggio che le tavole sono incredibilmente leggere, gradevoli e a tratti molto ironiche. La ragazzina, nelle prime pagine, si pone una domanda a tratti banale ovvero se riuscirà ad entrare mai nella tanto desiderata scuola d’arte e al termine del volumetto riuscirà a darsi una risposta. Questa domanda rimbalzerà costantemente nella mente della protagonista durante tutto il racconto ed è indubbio che il confronto tra la morte e il fatto di essere in grado o meno di entrare in una scuola sfoci inevitabilmente ad una certa ironia e leggerezza narrativa.

Quest’ultimi aspetti sono tutt’altro che prepotenti e negativi, bensì riescono a far emergere ancora di più la dicotomia tra l’età della protagonista e le adulte vicende che è costretta a vivere. L’ironia, come accennato, si ritrova anche nell’aspetto grafico il quale presenta tecnicamente un tratto molto sporco e retinato per dare risalto alle figure e agli ambienti con la tecnica del chiaroscuro e per quanto riguarda il disegno dei soggetti, questi sono spesso molto buffi nelle espressioni facciali o nell’aspetto fisico. Proprio gli spiriti, numerosi nelle scene in esterna, hanno le forme più disparate a tratti eleganti, altre volte molto umane e altre ancora incredibilmente goffe. Non mancano, infine, alcune parti della storia con dei disegni più evocativi e dettagliati che in qualche modo rimandano a dei flashback importanti o a delle vicende più crude e intime.

Conclusioni

Bon no kuni – Il festival delle lanterne è, in conclusione, un’opera molto interessante la cui storia riprende una delle tradizioni giapponesi più intime e celebri del Paese del Sol Levante, ma lo fa con estremo rispetto senza mai risultare offensivo sminuendo tale celebrazione. Aki, infatti, è una ragazzina dolce, gentile e che possiede un potere tanto importante, quante doloroso pertanto deve imparare a conviverci e per farlo deve crescere, forse troppo in fretta. L’opera, quindi, mostra proprio la crescita della protagonista con l’aiuto degli spiriti dei defunti e dei parenti ancora in vita. Sebbene la tematica sia tutt’altro che semplice da digerire, l’ironia e la gradevolezza della narrazione e dei disegni di Sukeracko ve ne faranno innamorare.

Sorgente articolo:
Bon no kuni – Il festival delle lanterne, la recensione

User ID Campaign ID Link
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999985 Fiasconaro
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999986 Cloudrealtime
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999987 Il tuo sito web Personalizzato
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999981 Free Web Host