Beyond Blue | Recensione, un mare con poche emozioni

Beyond Blue è un po’ come quel classico amico con una grande passione che voi non condividete ma al cui entusiasmo non potete rimanere indifferenti. Quando si parla di esplorazione marina si immagina un momento intimistico e suggestivo di contatto con la realtà subacquea. Beyond Blue non rientra in questa categoria perché a differenza di altri giochi del genere ha un impianto narrativo decisamente più spiccato con diversi personaggi e questo ha inevitabilmente i suoi pro e i suoi contro.

Beyond Blue

Endless Blue

La protagonista del titolo di E-Line Media è Mirai, un’esploratrice che fa parte di un team di ricerca con cui comunica costantemente durante le immersioni. Come se non bastasse alcune delle missioni sono anche trasmesse in diretta social con tanto di domande e risposte con il pubblico. Tra un’immersione e l’altra, inoltre, la protagonista parla con la sorella della carriera universitaria e delle condizioni di salute della nonna, che per prima l’aveva introdotta al mondo delle immersioni subacquee. Insomma il mare di Beyond Blue è affollato di voci che ora vi spiegano perché le tartarughe sono scomparse dalla costa o perché i capodogli emettono determinati suoni. Le eccezioni sono davvero poche e arrivano solo nelle ultime immersioni.

Questo sovraffollamento rende sicuramente l’atmosfera di Beyond Blue meno intimistica di quello che ci si aspetterebbe e giocandolo abbiamo avuto la sensazione di essere stati più spettatori di una passione descritta che protagonisti pienamente coinvolti di queste emozioni. Come il nostro amico dalla grande passione, anche Beyond Blue ci descrive le emozioni che dovremmo provare nell’esplorare l’oceano ma senza che l’impianto di grafica, sonoro e gameplay ci coinvolga per farcene sentire parte per davvero.

Ecco che da giocatori espropriati di questa passione ci siamo sentiti invece sobbarcati solo del lavoro razionale, ovvero il gameplay. L’approccio alle meccaniche di gioco di Beyond Blue non è quello dell’esploratore ma dello scienziato, anzi è così analitico da essere quasi uno sguardo da chirurgo.

Bluenautica

Avete presente le meccaniche di scansione dei nemici presenti in molti giochi e introdotti da titoli come Metroid Prime? Ecco, queste vengono promosse a un ruolo principale all’interno di Beyond Blue. Una volta iniziata la missione ed entrati in contatto con le boe sparse sui fondali (l’equivalente delle torri di Assassin’s Creed) è possibile localizzare vari punti di interesse, ovvero animali o zone che occorre esaminare da vicino per poter proseguire nella missione. Una volta identificata la creatura che ci interessa, potrebbe essere richiesta una scansione ulteriore.

Il gioco purtroppo non si discosta mai da questo impianto generale e l’impressione che abbiamo avuto è stata quella di sfogliare un catalogo interattivo di zoologia marina. Qualsiasi tipo di esplorazione ulteriore dei fondali, inoltre, da un lato non viene premiata e dall’altra neanche incentivata (se si esclude l’obiettivo/trofeo presente per ogni missione che richiede di scansionare tutti i pesci). A questo si aggiunge l’assenza di qualsiasi  imprevisto o sensazione di pericolo per capire come senza stupore e senza minacce il mare di Beyond Blue sia scarsamente popolato di emozioni. 

Il titolo di E-Line Media, in compenso, non nasconde di certo la sua vocazione divulgativa, non a caso il gioco è stato sviluppato in collaborazione con BBC Studios (responsabili di Blue Planet II) e con alcuni esperti di oceanografia. Un’intera sezione, inoltre, ospita degli interessanti filmati che documentano la realizzazione del gioco e alcuni aspetti specifici delle immersioni.

C’è qualcosa su Beyond Blue che però fino ad ora abbiamo taciuto, e non si tratta di un dettaglio da poco dato che aiuta a spiegare molte delle carenze del gioco.

Il salto di specie

Beyond Blue era stato pubblicato su Apple Arcade nell’aprile scorso e ora compie il salto di “specie” passando su PC, Xbox One e PlayStation 4. Possiamo dire che il passaggio è stato indolore? Non proprio. Anche nella versione Steam da noi provata le ambizioni limitate di questo progetto sono per certi versi evidenti a partire dal comparto grafico. E torniamo al discorso di prima. Un’ambientazione marina dovrebbe stupire, incuriosire, affascinare ma a causa della realizzazione tecnica questa esperienza viene fortemente smorzata. Possiamo immaginare che giocare a Beyond Blue su uno smartphone fosse ben diverso che con un pad alla mano e magari uno schermo di 50 pollici o un monitor da 25.

La versione casalinga mostra tutti i limiti, purtroppo, della grafica del gioco realizzata in Unity, a partire da quelli che sono i protagonisti, ovvero i componenti della fauna marina le cui texture sono davvero troppo elementari e le cui animazioni sono davvero troppo legnose da non trasmettere qualsiasi sensazione di realismo e naturalezza (oltre che di interazione con la protagonista). Ed è un peccato perché la passione dietro al progetto c’è sicuramente ma un salto alle console senza un altrettanto upgrade grafico ci appare un po’ come un peccato di hubris, avvalorato dal fatto che il gameplay è davvero troppo elementare se confrontato a titoli dello stesso genere come quelli della serie Endless Ocean per Wii o Subnautica.

Sicuramente questi difetti vanno ridimensionati a fronte del prezzo non certo tripla A del gioco ma anche questa argomentazione non può essere difesa davanti alla longevità davvero ridotta di Beyond Blue. Abbiamo completato le otto immersioni dell’avventura in meno di quattro ore, pur prendendocela con una certa calma e avendo trascorso mezz’ora ad ascoltare i dialoghi tra un’immersione e l’altra. Considerato lo scarso numero di rappresentanti del genere, Beyond Blue avrebbe potuto distinguersi ma la sua origine “mobile” su Apple Arcade sembra avere posto inevitabilmente un’ipoteca sulla sua riuscita su PC e console.

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