Auto elettriche e colonnine di ricarica, la situazione sulle strade italiane

Nell’ultimo periodo complice una continua, e purtroppo misurata, disponibilità da parte di governo e regioni di incentivi statali, si è registrata una forte crescita nelle immatricolazioni di auto elettriche. Come indicato dai costruttori e dagli stessi acquirenti, gli incentivi statali offrono un valido e sostanziale supporto per tutti coloro che hanno intenzione di aggiornare il parco auto e di abbracciare concretamente le motorizzazioni più green. Ricordiamo che di recente il governo ha stanziato una serie di fondi per il settore delle due ruote però, al momento, non è chiaro se ci saranno ulteriori manovre anche per il segmento dell’automotive.

Con una crescita costante delle immatricolazioni è lecito attendere anche il potenziamento delle strutture di ricarica, vero tallone di Achille che limita, anche drasticamente, l’adozione di queste soluzioni. Ma a che punto è l’Italia con le colonnine di ricarica e quali strategie bisogna applicare affinché la rete diventi sempre più capillare? A queste e ad altre domande risponde direttamente Motus-E, la prima associazione in Italia costituita per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica.

Opel Mokka-e

Secondo i dati raccolti al 31 dicembre 2021, la rete italiana è cresciuta in maniera adeguata, con aumenti consistenti su tutto il territorio nazionale rispetto a quanto misurato durante l’anno precedente. Sebbene i segnali positivi non manchino, ci sono ancora diverse criticità che è necessario risolvere affinché la mobilità elettrica diventi sempre più accessibile.

Aumentano i punti di ricarica

Con il termine del 2021, si è arrivati a contare un totale di 26.024 punti di ricarica, divisi in 13.233 infrastrutture (stazioni) dislocate in 10.503 luoghi pubblici (strade e piazze) o luoghi privati accessibili al pubblico (parcheggi e parcheggi dei supermercati). Mentre i luoghi pubblici rappresentano al momento il 79% del totale, le zone private rese ugualmente disponibili al pubblico sono appena il 21%.

  • punti di ricarica: 26.024;
  • infrastrutture: 13.233;
  • luoghi: 10.503.

Rispetto al precedente anno, il 2020, la rete di ricarica italiana è cresciuta di 6.700 punti di ricarica con oltre 3.500 nuove infrastrutture; si tratta di un incremento di circa il 35%, un risultato piuttosto incoraggiante. La crescita, tuttavia, non è stata equilibrata in tutti i quadrimestri: secondo quanto riportato, lo sviluppo di rilievo è stato misurato nel primo e secondo quadrimestre, rispettivamente del 12% per entrambi, salvo poi livellarsi al 7% e al 5% nei restanti quadrimestri. Ma la crescita maggiore è ancora più evidente se confrontiamo i dati con il 2019; in questo contesto, infatti, l’aumento è di oltre il 140%, prova evidente che si stia cercando ci accorciare i tempi per l’attivazione e l’installazione.

Colonnine di ricarica

Nell’esaustivo report di Motus-E, che è disponibile a questo indirizzo, sono riportate anche interessanti indicazioni riguardanti le caratteristiche tecniche della rete di ricarica. A livello di potenza, il 94% dei punti di ricarica italiani è in corrente alternata, mentre solo il 6% beneficia della più veloce continua. Una diseguaglianza che in città potrebbe anche non risultare un reale problema, ma che si trasforma rapidamente in un ostacolo in autostrada dove diventa naturalmente preferibile poter caricare la propria vettura più velocemente.

Secondo il rapporto, la maggior parte dei punti di ricarica ha una potenza compresa tra 7 e 22 kW (73,6%) o al di sotto dei 7 kW (17%). Solo il 7% raggiunge i 50 kW in corrente alternata e appena il 2% può spingersi nella zona dei 100 kW e addirittura superarla. Numeri ancora decisamente contenuti e limitanti che però, se confrontati con il precedente rapporto, appaiono molto più incoraggianti. Le colonnine con potenza intorno ai 50 kW sono aumentate del 23%, quelle con potenza compresa tra 50 e 150 kW del 10% e, infine, quelle da oltre 150 kW hanno registrato una crescita del 45%.

Divario Nord-Sud

Sebbene nell’ultimo periodo sia stata misurata una forte crescita della disposizione delle colonnine di ricarica, permane un importante divario sulla disposizione degli stalli stessi. Il 57% delle colonnine è infatti concentrato nel Nord Italia, il 23% nelle regioni centrali e il 20% al Sud e nelle Isole. La Lombardia, con i suoi oltre 4.500 punti di ricarica, rappresenta il 17% del panorama nazionale ed è seguita dal Lazio e dal Piemonte.

Tra le città il primato per diffusione va alla capitale con 1.673 punti di ricarica, seguita dal capoluogo meneghino con i suoi 717 punti. Analizzando, invece, i dati in un’altra ottica, ossia per ogni 10mila abitanti, al primo posto appare subito Firenze con 14 punti di ricarica e Milano scivola nelle retrovie con appena 5 punti di ricarica. Naturalmente la diffusione limitata delle aree di ricarica è strettamente correlata anche alle immatricolazioni stesse che, nel Sud, sono drasticamente inferiori rispetto al Nord e al Centro.

Comune Abitanti 1-01-21 Punti di ricarica nel Comune Punti di ricarica nel Comune ogni 10mila abitanti Punti di ricarica nel Comune in DC Punti di ricarica nel Comune in DC ogni 10mila abitanti
Roma 2.770.226 1673 6,04 100 0,36
Milano 1.374.582 717 5,22 60 0,44
Napoli 922.094 211 2,29 5 0,05
Torino 858.205 387 4,51 21 0,24
Palermo 637.885 52 0,82 9 0,14
Genova 566.410 314 5,54 14 0,25
Bologna 391.686 284 7,25 24 0,61
Firenze 368.419 522 14,17 17 0,46
Bari 317.205 70 2,21 7 0,22
Catania 300.356 147 4,89 3 0,10

Punti di ricarica in autostrada

Uno dei nodi più difficili da sciogliere è rappresentato dalla disponibilità sulla rete autostradale che, come anticipato, è ancora molto limitata a causa di una serie di rallentamenti burocratici che mette in affanno l’intero sistema. L’analisi evidenzia, infatti, come su circa i 7.000 km di rete autostradale, siano presenti appena 118 punti di ricarica; di questi, il 22% è a corrente alternata o con potenza intorno ai 43 kW. Il 78% è invece a corrente continua e consente di raggiungere anche i 150 kW.  Appare sin da subito evidente che i punti di ricarica sono ancora troppo pochi e possono quindi rappresentare un ostacolo all’acquisto delle auto elettriche. Numeri che sono comunque assicurati grazie anche all’inclusione dei Supercharger di Tesla. Immaginate di viaggiare spesso su tratte autostradali e di non poter ricaricare facilmente l’auto come invece è possibile con una soluzione più classica; siamo sicuri che avreste diverse perplessità nel procedere all’acquisto, soprattutto se l’autonomia fosse inferiore alla tratta coperta.

Al contrario, la presenza di punti di ricarica ad alta velocità potrebbe eliminare la maggior parte dei disagi e assicurare una maggiore adozione da parte degli automobilisti. La situazione sembra chiara: la tecnologia è presente, manca l’infrastruttura per rendere il sistema valido e affidabile. A conti fatti, l’attuale situazione prevede appena 1,2 punti di ricarica ogni 100 km; un numero così contenuto da rendere l’investimento davvero difficile da giustificare. La situazione migliora leggermente se si iniziano a considerare i punti di ricarica nelle immediate vicinanze alla rete autostradale, qui infatti il numero sale a 40 per ogni 100 km. Un valore decisamente superiore che però implica di dover uscire dalla tratta di competenza e superare un casello.

Come mai siamo ancora a questi ritmi? Il problema al momento sembra esclusivamente di natura burocratica. Con la Legge di Bilancio 2021, infatti, erano stato definito che i concessionari avrebbero dovuto installare le colonnine ad alta potenza almeno ogni 50 km e rispettare delle scadenze precise per stabilire i limiti tecnici e l’avvio dei lavori. Ad oggi, però, nessun requisito tecnico è stato pubblicato, lasciando il piano di espansione di fatto fermo e congelato.

Il dato è ancora più sconfortante se lo paragoniamo a quanto emerge dai rapporti interni alla Comunità europea; in Francia, ad esempio, grazie all’obbligo imposto dal governo locale, nel 2021 si contano 37 punti di ricarica fast e ultra fast ogni 100 km. Numeri comunque inferiori a quelli registrati in Germania dove ci sono oltre 80 punti di ricarica ogni 100 km, valori che seppur elevati rimangono assolutamente lontani dai 1.470 punti di ricarica ogni 100 km misurati in Norvegia.

Piani futuri

A questo proposito, Motus-E riporta nello studio una serie di interventi da attuare per rendere la rete di distribuzione più capillare e convincente, più in dettaglio:

  • utilizzo di un approccio unificato per comuni, seguendo un regolamento univoco privo di incomprensioni;
  • inserimento delle infrastrutture di ricarica tra quelle esentate dal Canone Patrimoniale Unico;
  • un dialogo e un’intesa sempre più proficua tra DSO (Distribution System Operator) e CPO (Charging Point Operator);
  • condivisione di tutti gli strumenti e piattaforme necessarie tra DSO e CPO;
  • pianificazione con DSO del posizionamento delle strutture così da individuare i luoghi ad alta percorrenza;
  • rimodulazione delle tariffe di ricarica e dei relativi oneri;
  • pubblicazione dei bandi come previsto dal PNRR;
  • creazione di una cabina di regia che possa agire in ambito nazionale;
  • accentrare la responsabilità dei finanziamenti e del monitoraggio delle installazioni di infrastrutture pubbliche;
  • creazione di una Piattaforma Unica Nazionale (PUN) per mappare tutte le aree coperte dalla rete di ricarica;
  • applicazione della normativa esistente in merito al divieto di sosta dei veicoli non in ricarica negli stalli riservati alla ricarica, visto il fenomeno in crescita del parcheggio abusivo su questi stalli.

Sorgente articolo:
Auto elettriche e colonnine di ricarica, la situazione sulle strade italiane

User ID Campaign ID Link
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999987 Il tuo Sito Web Personalizzato
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999995 Campagne Email
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999997 Webinar Prova Gratuita
d9a95efa0a2845057476957a427b0499 l-99999980 Fiasconaro