Assembrati su Marte – L’HuffPost

Prima gli Emirati arabi, oggi la Cina, tra pochi giorni gli Stati Uniti. La corsa per l’esplorazione su Marte è ripartita. Con obiettivi e potenzialità differenti. Il pianeta rosso periodicamente torna ad ammaliare e ad attrarre speranze e risorse economiche e tecnologiche. Ma perché tutti insieme, proprio ora? Quali sono i target delle diverse missioni? Perché è così difficile ‘ammartare’? E infine, perché l’Europa salterà un giro? L’HuffPost ha sentito esperti e player del settore. 

Perché la corsa è ripresa solo ora

Secondo l’astrofisico Leopoldo Benacchio, ordinario presso l’Osservatorio Astronomico di Padova – INAF, la questione si ripropone “ogni due anni per una questione molto banale. Marte è esterno alla Terra rispetto al Sole. Quindi i due pianeti ogni due anni sono alla minima distanza, da 200 milioni di km arrivano a 50, come nel prossimo gennaio, e il discorso diventa vantaggioso”.

D’altro canto, come dichiara all’HuffPost il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) Giorgio Saccoccia, “fare missioni spaziali non è una cosa banale, bisogna massimizzare tutte le condizioni”. Ma “ci sono anche altri motivi di opportunità” per riprendere ora la corsa. Intanto scientifici. Continua Saccoccia: “Marte è un target importante perché è il pianeta più simile alla Terra e può fornire informazioni sull’origine della vita, e sull’evoluzione”. In pratica “la storiografia di quello che il nostro pianeta potrebbe diventare tra moltissimi anni”. Con atmosfera rarefatta e tracce di vita nel passato. Inoltre ci sono motivi tecnologici: “abbiamo opportunità di fare molta scienza andando su un altro pianeta con ritorno della stessa per le applicazioni sulla Terra”.

La New Space Economy

Eppoi c’è la cosiddetta New Space Economy, settore in crescita e, secondo l’Asi, “a forte ritorno per l’Italia. In certi settori applicativi un euro investito frutta 4 euro”. Per capire quanto impatti Marte, basti pensare che “l’Italia – dati Asi – nei prossimi 3-4 anni ha investito 200 milioni su un contributo complessivo di 2.300 milioni di euro”, così come stabilito al consiglio ministeriale di Siviglia dello scorso novembre.

Nell’industria spaziale uno dei player nazionali e globali è Thales Alenia Space che solo qualche giorno fa si è vista assegnare dall’Esa, l’Agenzia spaziale europea, contratti per oltre 1,5 miliardi di euro. L’industria spaziale italiana si è aggiudicata le due missioni più costose: Rose-L e Cimr . La leadership di importanti programmi nei settori dell’osservazione della Terra e dell’esplorazione di Luna e, Marte. “La ripresa della corsa su Marte – dichiara all’Huffpost l’ad Massimo Comparini – significa contribuire con le nostre tecnologie. Da sempre contribuiamo sulla Stazione spaziale internazionale, saremo coinvolti sul progetto Luna con un cosiddetto gateway in orbita lunare attrezzato per ospitare equipaggi di astronauti, ambiente lunare visto come laboratorio di sopravvivenza in quel tipo di ambiente e in ambienti successivi, come quello marziano”.

Ecco, Marte, appunto: “Questa finestra di opportunità si innesta nella tradizione d’esplorazione planetaria e nella tradizione di missioni robotiche”. L’amministratore delegato di Tas Italia precisa che le nostre tecnologie non saranno in campo nelle missioni di questi giorni, di cui cerchiamo di capire i target e i limiti.

L’ammartaggio non è una cosa facile

“Le missioni in partenza in questi giorni sono tutte molto interessanti. Mirate su obiettivi differenti”, sottolinea Saccoccia. “E anche se la guida di una missione è nazionale, lo spazio per sua natura porta a collaborazioni internazionali”.

Per Benacchio “gli emiratini sono stati molto criticati, nella pratica con Hope si sono comprati un corso accelerato di spazio. La navicella è americana, il lancio l’hanno fatto in Giappone, il personale è loro”.  E come rivela il presidente Asi, “ci hanno proposto di lavorare insieme nell’utilizzo dei dati scientifici”. Ma il loro obiettivo, a differenza di quello Usa e cinese è raggiungere l’orbita, come sono in orbita i russi, gli indiani e gli europei.

“La parte complicata è arrivare al suolo. Cina e Musk dimostrano che la corsa su Marte si può fare in fretta ma non così in fretta”, ricorda Benacchio.
“Andare su Marte non è facile”, conferma il presidente Asi, “atterrare su Marte, o ‘ammartare’, non è banale. Bisogna essere certi che le missioni siano pronte in termini di tecnologie. La statistica dell’ammartaggio è molto funesta. Per entrare nell’atmosfera pur molto rarefatta si usano scudi termici e velocità elevatissime, e occorrono deceleratori a propulsione nella parte finale”. Un mix di tecnologie che ha creato da sempre non pochi problemi.

“La vera questione – continua Benacchio – sarà se i cinesi riusciranno ad arrivare al suolo con Tianwen 1”, la ‘Ricerca della verità celeste’ lanciata oggi. “Sarà il segnale che la rincorsa è finita e comincia l’epoca del confronto”.

I droni Usa su Marte 

Gli Usa sono in vantaggio e la nuova missione Perseverance, che partirà a giorni, lo dimostra . “La tecnologia Nasa – continua Benacchio – è sempre più perfezionata, hanno una strumentazione di analisi impressionante, un laboratorio chimico fisico con un laser – in stile Guerre Stellari – che vaporizza le rocce e analizza i dati”. Perseverance prenderà dei campioni di terreno che lascerà sul pianeta perché l’idea è tornare a prenderli con un’altra missione, la Mars Samples Return.

“Il passo successivo è riportarli sulla Terra – spiegano dall’Asi – per motivi scientifici ma anche perché sarebbe un passo tecnologico enorme”, il preludio a riportare indietro esseri umani dal pianeta rosso. Il che non è proprio a portata di mano. “Nell’esplorazione spaziale ci vuole pazienza e un approccio modesto, progressivo e costante. Per evitare salti non sostenibili”.

Un salto di scala però potrebbe venire proprio dalla missione Nasa. Benacchio consiglia di prestare particolare attenzione all’elicottero drone Ingenuity, “che”, precisa, “non vuol dire ingenuità ma ingegnosità”. “Sembra un giocattolino ma è in realtà uno sperimentatore importante. Se funziona, cambia le carte in tavola: i rover sono belli, si fanno i selfie, ma vanno a pochi metri al giorno di velocità. In un anno se va bene fai un km, mica è possibile esplorare un pianeta un km all’anno. Con Ingenuity potrebbe cambiare tutto nell’esplorazione marziana”.

Perché l’Europa salta il giro

Chiudiamo con l’Europa, che salterà il giro dopo che quattro anni fa il Lander europeo Schiaparelli non ha funzionato. La seconda parte della missione ExoMars di Esa e Roscomos doveva partire ora, ma soprattutto per problemi legati al Covid, è stata rimandata alla prossima finestra utile, tra due anni.

“Ci torneremo nel 2022 con i Rover Esa di cui siamo i primi contractor”, auspica l’ad di Thales Alenia Space, “d’altro canto un programma spaziale ha una sua complessità. Il Covid ha avuto un impatto sull’industria. Abbiamo cercato di minimizzarlo tornando a un’operatività completa in poche settimane, ma era ormai troppo tardi, nelle missioni spaziali non si può lasciare nulla di intentato”. Comparini guarda al futuro: “Utilizzeremo questi due anni per perfezionare la tecnologia”.

 L’Asi conferma: “Il Covid ci ha condizionato. Le tecnologie chiave coinvolte non sono ancora validate. Il fatto di non poter lavorare nelle ditte dove si assemblavano gli elementi è stato decisivo, ma non sarà tempo perso”. Peccato perché, per dirla con l’astrofisico Benacchio, “altrimenti sarebbe stata la quarta missione ad attaccare il pianeta all’inizio prossimo 2021”.

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