Apple, i Mac mini ARM nelle mani degli sviluppatori: i primi test fanno sfigurare Microsoft e Qualcomm

Alla recente WWDC 2020 Apple ha annunciato l’addio a Intel per i propri Mac in favore dei processori progettati in casa, basati su architettura ARM. La transizione richiederà due anni e per agevolare il mondo degli sviluppatori nel portare le loro soluzioni sulla nuova piattaforma, l’azienda ha creato un Mac mini modificato al cui interno trovano spazio un SoC A12Z, 16 GB di RAM e un SSD da 512 GB.

Alcuni sviluppatori stanno già ricevendo i “Developer Transition Kit” e di conseguenza in rete sono subito apparsi una serie di test su Geekbench 5, in cui il kit di sviluppo raggiunge punteggi di circa 835 in single-core e circa 2800 punti in multi-core. I punteggi sono relativi se li si guarda da un punto di vista concreto, infatti i futuri Mac probabilmente non avranno questo chip a bordo ma qualcosa di più evoluto.

I risultati sono più bassi di quelli registrati su iPad Pro, ma non deve sorprendere: Geekbench 5 funziona in emulazione tramite Rosetta 2 sul Developer Transition Kit (per giunta su una versione di macOS in via di sviluppo), mentre gira nativamente sul tablet dove totalizza 1120 punti in single-core e 4650 punti in multi-core. Ciò che colpisce sono i risultati rispetto ad altri sistemi.

Un MacBook Air entry-level con CPU Intel Core i3-1000NG4 raggiunge 1083 punti in single-core e 2246 punti in multi-core. Il Core i3 è un dual dual-core, ed è per questo che il test multi-core è così basso, e lo stesso notebook con CPU Core i5 quad-core arriva a 1152 punti in single-core e 3841 in multi-core.


Ciò che però sta facendo più discutere in rete sono però i punteggi confrontati con il Surface Pro X, prodotto equipaggiato con chip Microsoft SQ1, un SoC personalizzato basato sul Qualcomm Snapdragon 8cx e frequenze più alte. Il chip di “Microsoft – Qualcomm” totalizza 765 punti in single-core e 2985 punti in multi-core, il che è abbastanza “deprimente” se si pensa che il test gira nativamente sul Surface Pro X – anche se a 32 bit – e in emulazione sul kit.

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La speranza è che questo paragone pungoli Qualcomm e Microsoft a fare di più nel settore dei chip ARM per Windows, al fine di migliorare sia l’hardware che il software. Evidentemente finora non ci hanno creduto davvero. Non c’è ragione di credere che Apple sia l’unica realtà a poter gestire una transizione da x86 ad ARM in modo egregio, perciò è imperativo uno scatto in avanti.

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