Antlers – Spirito insaziabile, recensione dell’ultimo horror di Scott Cooper

Antlers – Spirito insaziabile è il nuovo film scritto e diretto da Scott Cooper, rampante regista americano noto per titoli quali Crazy Heart, Il Fuoco della Vendetta e L’Ultimo Gangster. La pellicola è un classico horror movie soprannaturale, con protagonisti Keri Russel, Jesse Plemons ed il giovanissimo Jeremy T. Thomas.

Antlers - Spirito insaziabile

Sebbene lo spoiler sia uno dei peggiori nemici di una recensione, soprattutto se letta prima della visione del film, non si può negare che il più grande problema di Antlers sia proprio nella trama e nella sceneggiatura. In una cittadina mineraria dell’Oregon, un padre vedovo, con due figli a carico, sbarca il lunario producendo droghe all’interno di un tunnel in disuso. Qui proprio il padre viene attaccato da una presenza ostile, uno spirito, che si impossessa del suo corpo e lo spinge a bramare, con una protervia ferale, carne umana.

A questo punto la narrazione si sposta sul figlio più grande (dodicenne), che si forza in maniera davvero troppo poco plausibile di vivere con un mostro in casa, costretto a procacciare selvaggina ed informarsi sugli “spiriti maligni” presso la fornitissima biblioteca scolastica. La sua storia si intreccia con quella ancora più tragica della sua maestra e del fratello di lei, fortunatamente sceriffo della città, entrambi decisi ad aiutare il piccolo e ad interrompere la striscia di violenza scatenata dallo spirito.

Antlers - Spirito insaziabile

Antlers – Spirito insaziabile, una scrittura fiacca

Il canovaccio sopra esposto non brilla certo di originalità, ma potrebbe tranquillamente funzionare, se inserito nel giusto contesto e con le dovute accortezze di ritmo ed intreccio. Purtroppo gli elementi di interesse accennati durante la visione (l’origine nativa americana dello Spirito, la sua rabbia nei confronti di un Uomo capace solo di distruggere la Natura, le modalità con cui il mostro passa da un ospite all’altro, ecc.) rimangono appunto solo accennati, preferendo una prosecuzione fin troppo lineare e scevra di qualsiasi tipo di approfondimento. Ancora peggio poi la scelta di non lasciare lo spettatore ignaro sulla vicenda: al netto della mancata spiegazione su cosa sia questo cervo antropomorfo, lo stesso viene introdotto praticamente subito nell’equazione, perdendo l’occasione di giocare almeno sulla sorpresa e sul mistero.

Il più grande peccato, però, rimane quello di non aver spinto l’acceleratore sull’elemento narrativo meglio realizzato della pellicola: il rapporto del piccolo Lucas (vero protagonista di Antlers) con un padre amorevole ma destinato a trasformarsi in un mostro cannibale. Un’occasione mancata, che viene proposta con scampoli di pochi secondi all’interno dell’ora e quaranta di proiezione e che, nonostante l’esiguità temporale, emerge con prepotenza e qualità agli occhi dello spettatore.

Questa critica serrata alla sceneggiatura di Antlers potrebbe sembrare eccessiva per un genere che spesso non offre soluzioni di grande originalità o spessore (pur essendo questa una considerazione in realtà superficiale e dettata da un certo preconcetto). Al netto dei gusti della critica in merito ai film dell’orrore, però, questo Spirito Insaziabile è pur sempre l’opera di un regista/sceneggiatore che fa della scrittura uno dei suoi punti di forza. Siamo ben lontani dalla descrizione storicamente accurata dei nativi americani di Hostiles (film che ricevette il plauso del National Congress of American Indians) o dalla semplicità in apparenza scontata, ma sempre toccante, di Crazy Heart.

Antlers - Spirito insaziabile

Questa superficialità, che sembra permeare un po’ tutta la produzione, tocca anche i due protagonisti Keri Russel e Jesse Plemons, costretti a linee di dialogo poco naturali e ad una certa fretta nel sintetizzare concetti e situazioni, in funzione dei soliti “jump scares”. Brillante invece la prestazione di Jeremy T. Thomas, in un ruolo da protagonista, pur se concettualmente già visto e sfruttato all’interno del panorama horror (seguendo la classica asimmetria del fanciullo innocente che convive con un essere violento e malvagio).

Visivamente solido, per un risultato sufficiente

Antlers – Spirito insaziabile non è però solo ombre. La struttura visiva e scenica del film risulta infatti di ottimo livello. Scott Cooper non perde la mano, almeno per quel che concerne la cinepresa, offrendo panorami intensi, fatti di foreste umide, fangose ma allo stesso tempo pulsanti di vita e sensazioni. La palette di colori scelta vira in maniera evidente verso i colori freddi, con una fotografia che tende a soffocare qualsiasi luce più calda, preferendo un mood sempre cupo e grigio.

Foto generiche

La fotografia d’altronde è di Florian Hoffmeister, nome non famosissimo ad Hollywood ma che si è fatto comunque notare per l’egregio lavoro svolto con la serie The Terror (la quale deve alla gestione della luce e dei colori bianchi una buona fetta del suo successo). Una scelta ottima per immergere lo spettatore in un pezzetto di America davvero poco ospitale, almeno per quel che concerne gli spiriti nativi che vi abitano. Assieme a questa buona realizzazione visiva, si accompagna un’altrettanto buona realizzazione sonora. Un elemento imprescindibile nei film, ma soprattutto negli horror, che basano gran parte della loro esperienza terrorizzante proprio sui rumori e sulle musiche, capaci di anticipare cioè che non si vede ancora, creando il giusto livello di suspense e di terrore. Antlers riesce bene nell’intento, con un sonoro curato e disturbante in alcuni piccoli ma importanti dettagli.

Antlers - Spirito insaziabile

Antlers – Spirito insaziabile, conclusioni

Arrivando alla conclusione di questa recensione, la nostra presa di posizione sul film potrebbe non sembrare chiara. Effettivamente Antlers non offre originalità, e manca in maniera clamorosa alcuni elementi narrativi che dovrebbero essere scontati, soprattutto per uno sceneggiatore del calibro di Cooper. Indubbiamente la firma illustre del film (firma che in sceneggiatura horror aveva già floppato con For Sale by Owner) ha pesato molto sulla critica serrata mossa all’intreccio della pellicola. Allo stesso modo, però, non si può negare la solidità globale della produzione, che intrattiene e trasmette un genuino senso di inquietudine, sfociando spesso nella tanto agognata (per gli appassionati) paura. Tutti gli appassionati di orrore insomma potranno andare al cinema senza sentirsi derubati per il prezzo del biglietto. I meno avvezzi, invece, sappiano che non si stanno perdendo un capolavoro di genere.

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