Alfa Romeo Montreal: i 50 anni della sportiva Bertone – La Gazzetta dello Sport

L’originale coupé che montava il V8 della Tipo 33 compie mezzo secolo. Dal successo del primo concept all’Expo di Montreal ad oggi, con quotazioni più che triplicate negli ultimi anni

Savina Confaloni @savinaconfaloni

I due concept bianco perla, esposti nel 1967 all’Esposizione universale di Montreal, dovevano rappresentare “la massima aspirazione raggiungibile dall’uomo in fatto di automobili”. Si trattava dei due esemplari identici di “Alfa Romeo Montreal Expo”, che si riflettevano all’infinito, in un particolare gioco di specchi, nel padiglione dedicato a “l’uomo produttore” che vedeva, come unico costruttore automobilistico ammesso, la casa del Biscione.

Alfa Romeo Montreal, SLANCIATA E SPORTIVA FIRMATA BERTONE

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L’Expo, che aveva come tema “l’uomo e il suo mondo”, avrebbe dovuto svolgersi a Mosca per il cinquantesimo anniversario delle rivoluzione d’ottobre, mentre alla fine si optò per Montreal, nell’anno del centesimo anniversario della confederazione canadese: un’organizzazione frettolosa, con l’invito a realizzare una vettura arrivato ad Arese solo nove mesi prima dell’evento. Con tempi così ristretti, mancavano i presupposti per sviluppare un pianale e una meccanica nuovi e così, per il modello carrozzato da Bertone, con una linea slanciata e sportiva su disegno di Marcello Gandini, i vertici del Biscione decisero di utilizzare il motore della Giulia 1.6 TI berlina.

IL SUCCESSO DELLA PRIMA MONTREAL

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Il successo dei concept alla rassegna canadese è immediato: il design è originale, piace per la calandra bassa e il cofano profondo che scende fino a coprire metà dei fari, dove risaltano le palpebre “a veneziana”, una soluzione innovativa che migliora l’aerodinamica e nasconde parzialmente i proiettori anteriori. Il parabrezza è inclinato, due lunghe porte a “L” precedono le sei feritoie presenti sui montanti laterali; quindi il portellone, molto inclinato e totalmente in vetro, infine la coda tronca con un accenno di spoiler e i doppi scarichi al centro.

TRE ANNI PER LA PRODUZIONE

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L’ ottimo riscontro di pubblico convince la dirigenza Alfa Romeo a mettere il modello in produzione, ma la strada è tutta in salita. Si decide di puntare sull’immagine sportiva del marchio, sostituendo il motore con il V8 della Tipo 33 da competizione. Cosa non facile, visti i volumi della carrozzeria, con la nuova meccanica ben più ingombrante del quattro cilindri della Giulia, e Bertone per nulla intenzionato a snaturare il suo progetto originale. Dopo 35 mesi e mezzo dalla sua prima apparizione, la Montreal debutta in pedana al Salone di Ginevra del 1970 scardinando tutte le regole con forme meno filanti, più alta e appesantita rispetto ai concept del 1967; definita “fuori dal tempo” ma sicuramente di grande impatto.

IL MOTORE V8 DERIVATO DALLA TIPO 33

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Il suo propulsore V8 di 2.593 cc è il primo della casa del Biscione ad essere prodotto in serie regolare: derivato dalla Tipo 33 viene rivisto, con nuove teste e “ammorbidito” nella potenza, che passa da 270 a 200 cv, un depotenziamento che gli permette di essere più adatto alla guida di tutti i giorni. Le prestazioni, nonostante gli ingombri, sono di tutto rispetto con una coppia generosa di circa 240 Nm, 224 km/h di velocità massima e una accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 8 secondi. Le versioni da corsa vengono poi potenziate con configurazioni che, anche in base ai regolamenti, raggiungono i 3.000 cc e i 340 cv; da questo motore fu derivato anche un motore marino che vinse il campionato mondiale del 1974.

CAMBIO E SOSPENSIONI

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Il cambio era uno ZF a 5 rapporti, con quattro freni a disco autoventilanti prodotti dalla Girling e servofreno, impianto molto moderno. Le sospensioni, di derivazione Giulia, si affidavano a uno schema a quadrilateri anteriori e ad un ponte posteriore rigido con bracci di controllo e barra di reazione trasversale, barre stabilizzatrici all’anteriore e al posteriore, soluzione già collaudata per le Alfa Romeo di quel periodo, anche se non particolarmente all’avanguardia.

INTERNI E NOVITà

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Gli interni rimanevano puliti ed essenziali, mentre nuova era la fanaleria anteriore schermata da griglie, con una sorta di mezze palpebre a protezione delle due coppie di fari; nuova la presa d’aria al centro del cofano e le feritoie sul montante posteriore con funzione puramente estetica, e nuove anche le nuove ruote in lega con disegno a lamelle radiali, i caratteristici cerchi “millerighe” in lega leggera destinati a diventare molto richiesti anche su altri modelli della casa di Arese. Nonostante le dimensioni – la lunghezza era di 4.22 metri con un passo di 2.35 – la vettura non era limitata a sportiva “due posti secchi”, prevedendo invece il classico 2+2, con due sedili posteriori non molto comodi o sfruttabili, e un bagagliaio invece abbastanza capiente con lunotto apribile.

IL PROTOTIPO DI GINEVRA TORNATO IN ITALIA

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E’ tornata in Italia, nella collezione di esemplari unici di Corrado Lopresto, proprio la Montreal che fece il giro dei saloni di Ginevra, Parigi e Torino, il prototipo con motore V8 già con il cofano modificato, trovato da Lopresto negli Stati Uniti “con il colore sbagliato arancione” – racconta – e riverniciato successivamente nell’originale verde metallizzato. “Auto bistrattata dal mondo dei collezionisti, ma che ha sempre suscitato in me una grande emozione. Uno stile di Gandini mortificato dalla modifica per la produzione in serie dall’inserimento dell’otto cilindri in un muso che lo stilista aveva risolto in modo magistrale con delle linee tese e perfettamente raccordatanti con la fiancata”- spiega Corrado Lopresto che, dopo anni di trattative, è riuscito a far entrare questo modello di Montreal nella sua collezione fatta solo di prototipi, preserie e numeri 1 di telaio. “Questo prototipo rispetto alla serie normale ha delle modifiche che la rendono ancora più straordinaria ai miei occhi – aggiunge il collezionista milanese – gli interni sono ad esempio di un colore in finta pelle verde, tessuto di derivazione Miura, che si raccordano meravigliosamente con il colore verde metallizzato con cui la vettura è stata presentata ai saloni”.

LE PRIME FOTO A VENEZIA E IL LANCIO

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Il primo servizio fotografico venne realizzato in un campiello veneziano, di fronte all’attracco delle gondole, tre mesi dopo, esattamente 50 anni fa, nel giugno del 1970, con due modelle griffate Fendi, ma le vere consegne iniziarono tra la fine del ’71 e i primi mesi del 1972. Al lancio il prezzo di listino era di 5.700.000 lire, allestimento con aria condizionata, vernice metallizzata e alzacristalli elettrici dati come optional. Le rivali del tempo si chiamavano Maserati Merak, Ferrari 308 Gtb, Citroën SM e Lamborghini Urraco S V8; ma la nuova Montreal non riuscì a tenergli testa: le polemiche accompagnarono il modello negli anni, con l’autotelaio che in molti giudicavano inadeguato a una vettura così prestazionale, adatto più alla Giulia che a un modello con questo peso e potenza: tutto ciò, unito alla gestazione forse troppo lunga dalla sua prima apparizione all’Expo canadese e alla crisi energetica degli anni ’70, non favorirono il successo della vettura, uscita di scena nel 1977 dopo 3.925 esemplari prodotti, di cui solo 50 immatricolate negli ultimi due anni. Soltanto 26 anni dopo un V8 sarebbe tornato sotto il cofano di una berlinetta Alfa Romeo con il debutto della 8C Competizione al Salone dell’Auto di Francoforte del 2003.

LE QUOTAZIONI DI OGGI

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Negli ultimi sei anni, complice anche l’avvicinarci di questo cinquantesimo anniversario, le quotazioni della Montreal sono più che triplicate; oggi un esemplare ben conservato può raggiungere 50.000 o anche 70.000 euro. “Il record si è raggiunto nel 2015 con una Montreal del 1973 aggiudicata a oltre 90.000 euro – spiega il collezionista e consulente di case d’aste internazionali Daniele Turrisi – poi è seguita una flessione fisiologica del mercato fino a stabilirsi sui valori di oggi, attorno ai 50.000 euro, con qualche oscillazione del 30% nel caso di esemplari particolari”, come la Montreal del 1972 guidata da Charlize Theron nel film “Atomic Blonde”, atomica bionda, di David Leitch.

Alfa Romeo Montreal: scheda tecnica

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Dimensioni (mm): lunghezza 4.220, larghezza 1.672, altezza 1.205, passo 2.350, carreggiata anteriore 1.372, posteriore 1.340; peso a vuoto 1.270 kg.
Corpo vettura: coupé 2 porte, 2+2 posti; scocca portante, sospensione anteriore a ruote indipendenti, quadrilateri trasversali, molle elicoidali, barra, ammortizzatori idraulici; sospensione posteriore a ponte rigido, bracci longitudinali, triangolo superiore e puntoni, molle elicoidali, ammortizzatori idraulici; freni a disco ventilati, servofreno; pneumatici 195/70 VR14.
Motore: anteriore longitudinale 8 cilindri a V di 90°; alesaggio 80 mm; corsa 64,5 mm; cilindrata 2.593 cc; potenza 200 cv; iniezione meccanica Spica;
Trasmissione: trazione posteriore; cambio a 5 marce sincronizzate; frizione monodisco a secco.
Prestazioni: accelerazione 0-100 km/h 8 secondi, velocità massima 240 km/h
Prezzo: 5.700.000 lire (1971)

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Alfa Romeo Montreal: i 50 anni della sportiva Bertone – La Gazzetta dello Sport

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