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Twitter e l’invasione dei bimbiminkia

Certo, ci sono questioni più importanti su cui si divide il Paese. Eppure una vicenda come questa racconta perfettamente quello che succede on line, come “culture” diverse, ma pur sempre mutevoli, dividano community da community, social network da social network. Ieri tra le hashtag di Twitter svettava #TornateSuFacebook. Un ordine perentorio partito da una parte dei “vecchi” utenti contro i nuovi, in gran parte identificati come “bimbiminkia”.

Sul termine, squisito neologismo nato in Rete, il vocabolario Treccani fa scena muta. A spiegarne il significato è la meno autorevole (ma più “pop”) Nonciclopedia che così descrive le nuove tribù connesse: “Tipicamente di età compresa fra i 9 e i 18 anni, i Bimbiminkia si riconoscono principalmente per il modo di scrivere on line; hanno sprezzo totale dello stile classico e preferiscono cose luminose, rumorose, colorate e lampeggianti con le quali possono allegramente sgretolare i maroni a tutta la lista di contatti. Utilizzano una media di 8 emoticon per ogni lettera e adorano dire in giro che ascoltano i Tokyo Hotel (TH per i veri fan): sono disposti a tutto per difendere i loro beniamini dalle maldicenze”.

Ecco: questi i “bimbimikia”, adolescenti rumorosi finora alieni nel pettinato mondo di Twitter dove pullulano politici e giornalisti e l’utente medio ha tra i 30 e i 40 anni, vanta una buona preparazione, segue l’attualità ed è sempre pronto a battute disincantate. Orde di Bimbiminkia, invece, da venerdì hanno invaso Twitter quando sul palco di Sanremo sono saliti i britannici One Direction (OneD per gli adolescenti), perfetto esempio di Boy Band assemblata con i concorrenti bellocci di un reality e poi arrivata in vetta alle classifiche di mezza Europa. Per i OneD i bimbiminkia hanno twittato compulsivamente, sia in attesa del loro arrivo che dopo la loro esibizione (visto che una trasmissione Rai aveva definito la band “inutile”, è stata scelta l’hashtag #raimerda – la stessa usata contro il canone Rai imposto ai tablet).

Ieri è partito l’attacco di alcuni utenti storici: “#TornateSuFacebook voi adulatrici di 4 deficienti”; “Non rompeteci Bimbiminchia del Cavolo”, “#TornateSuFacebook voi che vi iscrivete a Twitter solo per seguire i vostri idoli”. Facebook, naturalmente, è vista come sinonimo di community meno chic e più di massa. Eppure a molti altri twitteristi non è piaciuto questo snobismo: “#TornateSuFaceBook è il simbolo della classica puzza sotto il naso di chi usa Twitter” specificano. Si fa fatica a non dare ragione a questi ultimi. Anche perché è meglio prepararsi: l’invasione dei bimbiminkia è appena cominciata.

Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2012

Articolo Preso dal Giornale Online Ilfattoquotidiano

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