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Reati d’autore: vietato andare al cinema con il telefonino.

– Guido Scorza –

È reato andare al cinema con il telefonino.

Non è, purtroppo, una barzelletta ma la sintesi puntuale di una disposizione in vigore sin dal 2006 e, ora, riportata alla luce dalla FAPAV – già Federazione anti-pirateria audiovisiva, ora Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali – attraverso le pagine del suo nuovo sito.

A proposito della pratica del c.d. “Camcording” – la registrazione abusiva dei film proiettati nelle sale cinematografiche – infatti, la Federazione ricorda l’art. 85 bis del TULPS – il testo unico delle leggi in materia di pubblica sicurezza – a norma del quale “È vietato introdurre, installare o comunque utilizzare abusivamente nei luoghi di pubblico spettacolo, dispositivi od apparati che consentono la registrazione, la riproduzione, la trasmissione o comunque la fissazione su supporto audio, video od audiovideo, in tutto od in parte, delle opere dell’ingegno che vengono ivi realizzate o diffuse.”.

I telefonini – specie gli ormai diffusissimi smartphones di nuova generazione – sono certamente “dispositivi…che consentono la registrazione, la riproduzione, la trasmissione…” dei film proiettati nelle sale cinematografiche con l’ovvia conseguenza che, allo stato, entrare al cinema con uno smartphone è reato.

La sanzione per chi viene “pizzicato” con il telefonino tra le mani – stando al tenore della norma anche se intento solo ad inviare un sms – potrebbe essere dell’arresto fino a tre mesi o un’ammenda fino a 206,00 euro, decisamente meno grave dell’arresto ma pur sempre sufficiente a rendere la serata al cinema una delle più care della storia.

Difficile dire se la disposizione abbia mai trovato concreta applicazione nel nostro Paese ma è, comunque, sintomatica di un approccio al fenomeno della pirateria audiovisiva che definire paleolitico, anacronistico ed irragionevole è davvero poco.

Come si è potuto anche solo introdurre una norma del genere nel nostro Ordinamento?

E’, sfortunatamente, lo stesso approccio del quale il nuovo sito della Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali porta tracce pesanti ed inequivoche.

A cominciare dallo slideshow di una serie di messaggi ad effetto che ricordano le più brutte campagne sulla pirateria informatica ed audiovisiva degli anni ’90: “la pirateria causa 500 milioni di euro di danno economico al settore audiovisivo” [n.d.r. non è chiaro se all’anno, al mese, al giorno né se in Italia, in Europa o nel mondo!], “Più di un italiano su tre fruisce di contenuti audiovisivi non originali”, [n.d.r. inutile domandarsi come si sia arrivati ad una simile conclusione perché non si troverebbero risposte] e, ancora, “lo scorso anno sono stati condivisi 385 milioni di file audiovisivi illeciti” [n.d.r. ancora una volta l’ambito geografico del riferimento rimane un mistero così come le modalità attraverso le quali si è pervenuti all’accertamento del carattere illecito della condivisione].

Numeri, cifre e fatti snocciolati con enfasi carica di allarmismo ma privi di qualsiasi concreto supporto scientifico giacché è, ormai, circostanza arcinota quella secondo la quale non esistono studi affidabili e, soprattutto, indipendenti attraverso i quali, sin qui, si sia misurata la consistenza del fenomeno della pirateria audiovisiva e del suo impatto sul relativo settore industriale.

Conclusioni che valgono anche per uno dei più “odiosi”, specie in periodo di crisi, “ritornelli”, fatto scorrere sullo schermo dalla FAPAV: quello secondo il quale, nel 2015, in Europa, ci saranno un milione e duecento mila posti di lavoro in meno a causa della pirateria audiovisiva.

La perdita dei posti di lavoro – che, sfortunatamente, in questo periodo, si registra nell’industria audiovisiva come in quella manifatturiera ed in ogni altra – è conseguenza della crisi economica globale e non c’è alcuna prova che sia conseguenza della pirateria audiovisiva più di quanto non lo sia della miopia con la quale i giganti dell’industria cinematografica hanno, sin qui, guardato ad Internet ed al digitale, alla loro incapacità di promuovere nuovi modelli di business ed all’avidità con la quale, in molti, hanno preteso di conservare – in un mondo in repentina e radicale trasformazione – margini e vantaggi economici di altri tempi.

Sin qui, senza parlare, delle gravi ed imperdonabili imprecisioni ed ambiguità che – non certo per errore – caratterizzano la sezione “dubbi e risposte”, presente sul sito.

Cosa rispondereste, se vi si chiedesse se potete inserire sulla vostra pagina web un link verso un sito che consente di scaricare opere audiovisive?

Probabilmente che è una condotta certamente legittima se il sito di destinazione consente il download legale dei contenuti mentre – pur non potendo definirsi illecita – è inopportuna se non si è certi del carattere lecito del sito di destinazione e che, in ogni caso, occorre essere pronti a rimuovere i link qualora venga richiesto dal titolare dei diritti sui contenuti illecitamente diffusi sul sito di destinazione.

Perentoria, ambigua, approssimativa e, soprattutto, non veritiera, invece, la risposta proposta dalla FAPAV: “No, anche il sistema di linking costituisce violazione della legge sul diritto d’autore, secondo le norme vigenti della più recente giurisprudenza italiana.”.

Niente di meno vero.

Sono tante le domande e risposte presenti sul sito egualmente ambigue e fuorvianti.

Se la nuova filosofia della FAPAV e di chi con la federazione si occuperà di tutelare il cinema e l’audiovisivo nel nostro Paese è quella che traspare dal nuovo sito, c’è davvero il rischio che i foschi presagi del veggente che ha realizzato lo slideshow, diventino realtà.

Non si tratta – vale la pena dirlo per evitare ogni fraintendimento – di fare l’apologia della pirateria ma di iniziare a riflettere sugli errori – sfortunatamente tanti – che l’industria audiovisiva ed una certa maniera di fare antipirateria ha sin qui commesso e, sfortunatamente, sembra intenzionata a continuare a commettere.

http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/12/31/reati-dautore-vietato-andare-al-cinema-con-il-telefonino/

http://www.guidoscorza.it/?p=3711

Articolo preso da Informare per Resistere

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