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Pravdoliberisti

– di Uriel FanelliKein Pfusch. –

Solo chi ha una certa età ricorda il mestiere di “Sovietologo”. Il sovietologo era, nel periodo della cortina di ferro, una persona in grado di leggere i comunicati stampa censuratissimi e controllatissimi che uscivano dal Cremlino (in genere attraverso la Pravda) , e decifrando le sfumature del linguaggio riuscivano a risalire ai (probabili) conflitti interni al PCUS. è un discorso importante perché si riallaccia ad una domanda del tipo “ma tu che giornali leggi per farti un’idea”

Oggi, leggere notizie di economia è come fare i sovietologi durante la guerra fredda. Voi sapete che i comunicati ufficiali sono fatti – in qualsiasi gruppo umano – sia per una questione di propaganda – oggi si direbbe di immagine – sia per accontentare coloro che partecipano all’equilibrio del potere.

Se un importante membro del partito gestiva diciamo una zona russa, ed era abbastanza importante, era poco gentile dire che si stavano spostando derrate alimentari per sopperire ad una carenza di logistica: si diceva allora che si stava ridistribuendo un eccesso di produzione, in modo da ricompensare il membro del partito che aveva fornito le derrate – dicendo che aveva addirittura prodotto in eccesso – ed evitando di umiliare chi invece non aveva abbastanza risorse nei silos.

Chi faceva il sovietologo non faceva altro che notare che “ridistribuire” era un verbo usato per indicare una operazione comunista di compensazione degli squilibri, quindi era in corso un atto di propaganda. Si notava che un eccesso di produzione non necessita di ridistribuzioni a meno che – nella logica comunista una redistribuzione va dal più ricco al più povero – non ci sia carenza.

In caso di reale eccesso di produzione, infatti, la produzione non veniva “ridistribuita”, bensì “riorganizzata”. Questo serviva a indicare che questo traguardo avrebbe impattato sulla organizzazione economica, e probabilmente avrebbe preluso una promozione, o una purga, a seconda.

Ogni sistema chiuso, che opera delle politiche di immagine e nasconde l’interno, non riesce mai a nascondere la realtà, per la semplice ragione che NON VUOLE. Il vincente che vuole far carriera prema perché si sappia, in modo da venire contattato da chi lo vuole come nuovo alleato. Al contrario il perdente tenta , se ha abbastanza potere, di nascondere la sconfitta per non essere abbandonato. E così, i sovietologi si specializzavano nel capire la terminologia standard del PCUS, e decifravano la propaganda ai fini di intelligence.

Ora, supponiamo che foste andati da un sovietologo a chiedere “che giornali leggi”. La risposta sarebbe stata che non faceva alcuna differenza leggere Pravda o Ria Novosti, perché avrebbero ugualmente riportato la versione ufficiale: il problema era solo di capire chi comandava Pravda e chi RIA, capire dove erano nella mappa del potere, e poi saper leggere il linguaggio sovietico.

Ogni gruppo politico chiuso sviluppa per consuetudine un linguaggio interno il cui scopo è quello di rappresentare in maniera politicamente soddisfacente i veri avvenimenti. Quella che Leo Strauss chiamava “scrittura reticente”, se volete, non è altro che una particolare codifica prodotta sommando il contesto politico (la proporzione tra i poteri) e i reali avvenimenti.

Così, il problema non è “quali giornali io legga”. Il problema è COME li leggo. Potete trovare tutta la verità che volete anche leggendo il Corriere della Sera, o Confindustria, se volete.

Quello che dico non è stranissimo: prendete la parola “flessibilità”. Abbiamo due grossi enti politici, sindacato e Confindustria. Se “flessibilità” venisse chiamata, che so io, ricattabilità o licenziabilità, il sindacato apparirebbe come catastroficamente sconfitto. Poiché il sindacato ha ancora un certo potere contro Confidustria, allora “flessibilità” diventa il termine che rappresenta SIA il fatto (la licenziabilità) che il rapporto tra i poteri (i sindacati possono ricattare Confindustria , i cui soci superano quasi sempre i 18 dipendenti).

Nel mondo della finanza è più o meno la stessa cosa. Prendiamo per esempio la parola “transizione”. La parola transizione indica la chiusura di un ente, il suo smantellamento. Quando Marchionne dice che uno stabilimento è in transizione, significa che si progetta di chiuderlo.

Ora, per l’uomo comune “transizione” è un fenomeno di cambiamento, da uno stato all’altro. Ma il “transition management“, nelle grandi organizzazioni, è il processo col quale si smantella un ente (diciamo una squadra che fa un prodotto ormai tolto dal mercato) : si decide diciamo sei mesi prima di togliere il prodotto dal mercato. Inizia allora la “transizione” del settore aziendale che si occupa del prodotto, dove la transizione di solito è il trasferimento di persone e il riutilizzo delle sedi da parte di altri gruppi. Finito il periodo di transizione, quel settore aziendale non esiste più.

Ora, capite bene quanto sia CHIARO Marchionne quando dice che la FIAT di Melfi è un reparto interessato da un processo di “transizione”: significa che chiuderà e che eventuali risorse presenti in loco saranno spostate.

L’uomo comune, che non ha a che fare con manager anglosassoni, non conosce questa “mappa” delle parole, e crede che lo stabilimento verrà ammodernato o modificato. Sbagliato, cocchi, i manager usano la transizione come si fa nei tarocchi, tale e quale: “transizione=fine, chiusura, smantellamento”.

Perché si usa “transizione” Perché dire “chiudiamo quel settore che non rende più” significa mettere in cattiva luce il suo manager. Ora, a prescindere dalla nascita di “transition manager” (il mio ex manager fa oggi proprio questo) che non paga certo se chiude un settore (anzi è pagato per farlo), è bruttissimo vedere la chiusura in un comunicato. Certo tutti sanno che il prodotto è vecchio, certo tutti sanno che non vende più, ma “chiusura” è brutto. È meglio iniziare un processo di transizione, così il manager non è uno smantellatore di aziende, ma uno che gestisce la transizione.  Il meccanismo è IDENTICO a quelli sovietici, solo che avviene sull’altra faccia del muro di Berlino, quella capitalista.

Lo stesso dicasi quando Marchionne dice che intende acquisire Crysler usando FIAT. Ora, il problema è che “acquisizione” viene usato di continuo dai giornali, mentre l’ AD parla sempre di “fusione”. E bisogna stare attenti, perché se in un processo di acquisizione c’e’ A che compra B, in un processo di fusione il più grosso domina sempre il più piccolo. Dunque, se paragonassimo la fusione di FIAT e CHRYSLER ad una acquisizione, otterremmo che è Chrysler che sta dominando FIAT, e non viceversa.

Questa trasformazione del linguaggio funziona SEMPRE per sottrazione. Significa che si prende un concetto, “transizione verso la chiusura” e se ne rende sottinteso un pezzo, “transizione (verso la chiusura)”. Fatto questo, si usa solo la parte in chiaro: “transizione”.

Allo stesso modo nel PCUS si diceva “ridistribuzione dal più ricco al più povero”, e poi “ridistribuzione (dal più ricco al più povero)” infine “ridistribuzione”. E così “riorganizzazione con promozioni e purghe” diventava “riorganizzazione (con promozioni e purghe)” e poi “riorganizzazione”.

Adesso prendiamo le frasi e ricompletiamole:

  • Centomila tonnellate di patate in eccedenza sono state ridistribuite dal più ricco di patate al più povero.
  • Centomila tonnellate di patate in eccedenza sono state riorganizzate con promozioni e purghe.
  • Lo stabilimento FIAT di Melfi è in una fase di transizione verso la chiusura.

Se togliete la parte in corsivo, otterrete subito la frase come arriva e la leggete sugli organi di propaganda. Se la rimettete, allora capite il significato.

Prendiamo per esempio un pezzo di articolo apparso sul SOLE , alla voce MPS, riguardo all’aumento di valore in borsa delle azioni:

Questo nonostante manchi ancora un quadro definitivo rispetto agli esiti che le acrobazie finanziarie messe in piedi dal Monte negli anni scorsi avranno sul bilancio dell’istituto. Un punto fermo su questo aspetto verrà messo nel prossimo consiglio di amministrazione della banca convocato per il prossimo 6 febbraio. Allo stato si stima un contraccolpo sul bilancio 2012 di almeno 220 milioni ma qualcuno lo indica ben più elevato.

Il mini rally non tiene poi neppure conto del fatto che l’inchiesta giudiziaria sulla passata gestione si arricchisca quotidianamente di nuovi preoccupanti dettagli.

Adesso completiamo le affermazioni e leggiamola come facevano i sovietologi:

Questo nonostante manchi (perché viene tenuto nascosto a favore di qualcuno) ancora (al pubblico) un quadro definitivo rispetto agli esiti (ancora da decidersi) che le acrobazie finanziarie messe in piedi dal Monte negli anni scorsi avranno sul bilancio dell’istituto . Un punto fermo su questo aspetto verrà messo nel prossimo consiglio di amministrazione della banca convocato per il prossimo 6 febbraio (è già noto il contenuto, e qualcuno lo scrivente ne è al corrente). Allo stato si stima un contraccolpo sul bilancio 2012 di almeno 220 milioni ma qualcuno (di cui lo scrivente, quindi Confindustria, è a conoscenza)  lo indica ben (dunque al Sole conosciamo la cifra esatta, e quindi a Confindustria) più elevato .

Il mini (dunque durerà poco) rally non tiene poi neppure conto (essendo speculativo) del fatto che l’inchiesta giudiziaria sulla passata gestione (la gestione sta per cambiare radicalmente, dunque) si arricchisca quotidianamente (e ne abbiamo al Sole continui aggiornamenti nonostante la riservatezza ) di nuovi preoccupanti (e quindi noti al Sole24Ore) dettagli.(ed è dunque una operazione puramente speculativa, operata per via di motivazioni occulte: quelli che non sono ben addentro – come noi di Confindustria-Sole24Ore- si tengano ben lontani)

come vedete, adesso il comunicato è molto più semplice da leggere: è in corso attorno ad MPS una gigantesca manovra di riassestamento dei poteri azionari, non spiegabile solo con gli avvenimenti in corso, manovra a fini finanziari puramente speculativi se non inconfessabili, che si basa su informazioni tenute segrete a quasi tutti tranne a pochi, ove i pochi sono anche soci di Confindustria, i quali sanno di preciso quali siano i numeri veri, come finirà la cosa, e quindi perché,  quando e quanto comprare. Questi bene informati sono in contatto continuo coi magistrati che dirigono l’inchiesta, i quali  passano loro ogni dettaglio,Si prega di non disturbare. Noi del Sole/Confindustria sappiamo che il rally è “mini”, dunque non esponetevi per troppo tempo.

Adesso la cosa è più chiara.

Come accadeva per i sovietologi, il problema non è “da dove” hai ottenuto l’informazione, ma “come” l’hai ottenuta. E come per i sovietologi, non c’e’ modo di fare un vero fact checking dal momento che tutto si basa su una rilettura di un messaggio incompleto.

Per questa ragione era possibile che più sovietologi avanzassero letture diverse, ed era possibile che solo negli anni successivi fosse chiaro chi ci aveva preso e quanto: il punto era però che su una certa quantità di cose i sovietologi concordavano anche lavorando indipendentemente, e su queste cose l’ Intelligence americana si basava per “conoscere” i fatti dentro il Cremlino

Allo stesso modo, il mondo della finanza è trasparente quanto il Cremlino. Il loro linguaggio è reticente in una maniera molto sofisticata, ed è difficilissimo intuire davvero tutto. In ogni caso, però, i punti sono due:

  • Ogni giornale parli di finanza è credibile quanto la Pravda, ovvero è un organo di propaganda.
  • Non importa tanto quali fonti abbiate, ma in che modo le leggiate.

E questo  , appunto, perché il capitalismo non è altro che l’altra faccia del muro di berlino: sebbene stesse sul lato opposto, era sempre una delle facciate dello stesso, identico MURO. I metodi erano esattamente i medesimi.

Fonte: http://www.keinpfusch.net/2013/01/pravdoliberisti.html.

http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/9707-pravdoliberisti.html

Articolo preso da Informare per Resistere

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