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Obama vincitore? Può ancora succedere di tutto… – video

Charles Duhigg

Il giornalista e scrittore Charles Duhigg, autore di “La dittatura delle abitudini” (Corbaccio) racconta quali sono le ultime mosse delle campagne elettorali per le presidenziali negli Stati Uniti: Obama e Romney stanno affrontando, a una settimana dal voto, gli ultimi testa a testa e i sondaggi non forniscono una situazione definita.
In che modo verrebbe influenzata la politica interna e internazionale se venisse rieletto Obama? E se il testimone passasse a Romney? Come viene percepita la crisi europea dagli americani? Ecco le risposte.

Manca una settimana alle elezioni negli Stati Uniti. Sia Obama sia Romney stanno facendo una campagna elettorale a ritmi molto serrati; alcuni sondaggi mostrano i due candidati che si spalleggiano, mentre altri danno Obama in netto vantaggio, soprattutto negli Stati definiti “campo di battaglia”, quelli in cui si deciderà effettivamente chi vincerà le presidenziali.
Si pensa che Obama vincerà ancora, ma si ha la sensazione che possa succedere ancora qualsiasi cosa.
Prima del primo confronto televisivo, Obama era in netto vantaggio nei confronti di Romney. Dopo il primo dibattito la situazione si è pareggiata, perché tutti sono stati concordi nel dare la vittoria del dibattito a Romney, che ha avuto una sorta di momento di respiro e si è riportato alla pari con il suo avversario.
Nel secondo e nel terzo dibattito i due candidati sono andati entrambi bene, si sono difesi bene, hanno tenuto il livello di confronto su una sorta di parità. Tutto si riduce in sostanza a chi riuscirà a portare più elettori al voto, perché in fondo si tratta di questo: chi riuscirà a portare più elettori ai seggi sarà il vincitore.

C’è una differenza sostanziale tra l’ipotesi che vinca Obama e Romney. Se vincesse Obama diventerebbe legge “Medicare”, cioè il sistema da lui introdotto che garantisce a qualsiasi cittadino statunitense il diritto di essere curato; mentre Romney ha già detto che se venisse eletto rivisiterebbe questa legge.
In più Obama ha detto che vorrebbe incrementare le tasse per gli americani più ricchi, così da aiutare la classe media; Romney invece ha detto di volere abbassare le tasse per tutti, indifferentemente.
Anche per l’Europa e il resto del mondo farebbe differenza se vincesse Obama o Romney. Obama è sicuramente molto più internazionalista, ha più a cuore i problemi del mondo; Obama crede profondamente nella solidarietà europea e nella necessità di proteggere l’Euro. La mia impressione – ma non sono sicuro, perché non se ne parla molto – è che Romney avrebbe un atteggiamento più isolazionista.

Un dato che emerge dagli studi è che votare è un’abitudine e funziona come tutte le abitudini, che hanno un meccanismo molto preciso, sempre uguale. Ogni abitudine ha tre componenti: c’è un innesco dell’abitudine, poi c’è una sorta di routine, quindi il comportamento stesso, e poi c’è un premio, un riconoscimento.
Quello che sappiamo è che votare, per molte persone, è esattamente un’abitudine, anche quando sono convinte che il loro volto non avrà un impatto così grande; hanno come l’istinto di andare a votare e di votare per qualcuno per cui hanno già votato in passato. Questo va sicuramente bene per Obama, perché coloro che torneranno a votare sono coloro che l’hanno già eletto in passato, 4 anni fa. Sia Obama che Romney stanno in sostanza cercando di innescare altre abitudini al voto, stanno cercando di capire come fare colpo su qualcuno che non si sarebbe fermato a votare tornando a casa dal lavoro. Per capire questo hanno fatto delle ricerche anche molto approfondite, hanno preso dei gruppi di volontari e hanno chiesto loro nello specifico di descrivere come vanno a votare, quando, con che mezzo, con che atteggiamento.

In America le persone sono preoccupate di quello che sta succedendo in Europa, sono sicuramente molto preoccupate della crisi finanziaria e sono molto attente al dibattito in corso, circa ad esempio, il fatto che la Germania debba aiutare o meno in termini economici la Grecia o la Spagna a uscire dalla crisi. Anche l’Italia è coinvolta in questo dibattito, anche se non riusciamo a comprendere fino in fondo le ripercussioni economiche che questa crisi ha sul vostro Paese. In più c’è da dire che, da americani, facciamo fatica a comprendere la politica italiana! Per esempio ci viene difficile spiegarci come sia possibile che Berlusconi abbia avuto così tanto successo e potere in passato e, da americani, non sappiamo bene come considerare il fatto che sia stato indagato e condannato per alcuni reati, non sappiamo se considerarlo come una vittoria della giustizia italiana o come una sconfitta dell’elettorato.

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Articolo preso da Cadoinpiedi blog VoglioScendere

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