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NON CI VOLEVA MICA TANTO, BASTAVA GUARDARLO IN FACCIA

di Speradisole

LUSI, CHE FACCIA!

Lusi è andato in prigione e, dal carcere, lo hanno interrogato sul fiume di soldi (nostri) che gli è passato per le mani e su quelli che gli sono rimasti attaccati. Strana faccenda, tutti quelli che dovrebbero e potrebbero parlare  prima e dire che cosa ne hanno fatto di quei soldi,  minacciano soltanto e parlano sempre e solo dopo, quando e se vengono messi in carcere.

Segno che la cercerazione preventiva serve a scoprire come stanno veramente le cose.

Anche questa sarà una malattia dei politici, ma insomma accade. Quelli che riescono a farla franca invece, se ne stanno zitti e muti e tutto verrà messo a tacere. Questo paese ha la memoria corta, fa presto a dimenticare.

La parte più curiosa dell’affare Lusi, è quella che riguarda il modo con cui  ha ritenuto di poter o dover coinvolgere il vertice del suo partito. cioè le dichiarazioni successive all’arresto. Un modo sfrontato dal quale traspare che, se restava fuori dal carcere, poteva inquinare le prove o allontanarsi dal paese.

Sul suo volto non è mai apparso il benché minimo segnale di pentimento, per quei soldi rubati, né di vergogna. “Li ho presi perché ne avevo bisogno” , questo è stato il massimo dell’ammissione. Oppure “mi sono passati per le mani decine di milioni di euro e ne ho trattenuti per me solo 20, che c’è di male?”, come se bastasse la quantità dei soldi per giustificare le sue ruberie. L’onestà non c’entra proprio, e neppure la tentazione, ha prevalso l’indifferenza e inverecondia, come se vederseli passare tra la mani fosse una giustificazione sufficiente per tenerli per sé. Non ha mai mostrato disagio di fronte all’opinione pubblica.

E naturalmente manda accuse a destra e a manca nella speranza di far del male a qualcuno, e cioè proprio a quelli che si sono fidati di lui. Probabilmente si è incattivito a causa della mancata riconoscenza da parte di Rutelli e compagnia, per essere rimasto zitto prima, limitandosi a minacciare, nella speranza di non finire in carcere. Poi gli è caduto il mondo addosso.

Le parole di Lusi sono semplici e inquietanti nello stesso tempo. Lasciano trasparire arroganza ed un’impunità. Sono  molto simili a quanto dette da Berlusconi, quando si propone come ministro delle finanze nel prossimo governo. Dopo tutti i fallimenti sia in Italia che in Europa,  un fallito si ripropone come ministro delle finanze, così Lusi, che ha visto tanti soldi passargli davanti non ha esitato a trattenere per sé 20 milioni di euro. La stessa arroganza, la stessa impunità, la stessa faccia tosta di chi non ha coscienza.

Per curiosità, ma forse lo si sapeva anche prima, tutti o quasi coloro che hanno votato contro l’arresto di Lusi, sono indagati:

Sergio De Gregorio (PDL): imputato per associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita, il suo socio Walter Lavitola è in carcere mentre il suo mandato di cattura è rimasto inattuabile in virtù dell’immunità parlamentare decretata  dal voto di 169 senatori durante la seduta del 6 giugno del Senato.

Alberto Tedesco (ex-PD): indagato dalla procura antimafia di Bari, con l’ipotesi di reato di associazione per delinquere e corruzione per gli affari conclusi con l’azienda della moglie durante il suo mandato di assessore alla Sanità della regione Puglia, i magistrati disposero un mandato di cattura nei suoi confronti, ma il 20 luglio 2011 il Senato ha negato l’autorizzazione all’arresto per il senatore.

Marcello Dell’Utri (PDL): la Corte d’appello di Palermo l’ha condannato a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, ma la cassazione ha decreto il rifacimento del dibattimento. Ha patteggiato una pena di due anni e tre mesi per frode fiscale ed è imputato per associazione a delinquere nell’ambito dell’inchiesta sulla P3.

Piergiorgio Stiffoni (LEGA): segretario amministrativo del gruppo parlamentare Lega Nord-Padania al Senato, è indagato per frode e peculato nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri della lega gestiti dal tesoriere Belsito.

Diana De Feo (PDL) : Proprietaria della storica Villa Lucia nel quartiere collinare del Vomero a Napoli. Il 4 maggio 2006, su denuncia di Italia Nostra, i vigili antiabusivismo del Comune di Napoli appongono i sigilli alla villa, scoprendo e bloccando lavori abusivi in corso e aprendo un procedimento penale nei suoi confronti.

Piero Longo (PDL) non è direttamente un criminale, ma un difensore storico di ogni tipo di criminale, dai tangentisti della prima repubblica fino agli stragisti della destra neofascista. Difensore storico degli intrallazzi criminosi di Berlusconi, dal suo studio legale è venuto fuori un giovane rampante avvocato di nome Nicolò Ghedini.

Antonio Del Pennino (PDL), l’ultimo dei moicani-repubblicani sopravvissuti. Da 41 anni in Parlamento, è stato coinvolto negli scandali di Tangentopoli della prima repubblica. Ha subìto tre processi, uno per finanziamento illecito Enimont, uno per finanziamenti illeciti alla S.p.A. Metropolitana di Milano e uno per tangenti sulle forniture di autobus dell’ATM, dove ha sempre patteggiato condanne di pochi anni di carcere.

Infine Valerio Carrara (PDL), è solo un imbroglione .  Eletto al Senato con l’Italia dei Valori, il primo giorno di legislatura annuncia di aderire a Forza Italia nel 1996. Da quel giorno non si è più mosso da lì. Per lui nessun rilievo penale, perchè ha saputo fregare e imbrogliare gli elettori e i cittadini italiani. “Onestamente”.
Fonte: I segreti della casta.it

http://speradisole.wordpress.com/2012/07/10/non-ci-voleva-mica-tanto-bastava-guardarlo-in-faccia/

Articolo preso da Informare per Resistere

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