Cosa è
XYRM?




FiascoJob attende
Il prossimo perielio
Nel Fine Luglio 2061
Per L'osservazione della
cometa di Halley.

Eccidio di Tolosa: ancora un altro matto?

Eccidio di Tolosa: ancora un altro matto?

Dopo gli eccidi di Utoya, Firenze e Liegi un altro matto solitario che spara sulla folla ed ammazza un rabbino e tre bambini.
Torno a chiedermi: sono solo matti? So che molti lettori reagiranno male, mi accuseranno di essere un dietrologo se non peggio (e, naturalmente, qualcuno sarà anche abbastanza maleducato, ma io non censuro mai alcun commento per cui passeranno anche loro, anche se, per principio, non rispondo ai tangheri), ma credo che dobbiamo porci qualche domanda. Con una premessa per capirci: le ipotesi sono ipotesi e le analisi sono analisi, anche se fra le due cose c’è un nesso e spesso le ipotesi preparano le analisi: per fare le analisi ci vogliono dati certi e sufficienti, quando questi mancano si procede per ipotesi (è un procedimento scientifico abbastanza normale), l’importante è sapere non dare per verità acquisita quello che è solo una ipotesi da testare. Le ipotesi possono anche essere molto azzardate, non è questo ciò che conta: ci sarà poi tempo per vedere se sono del tutto infondate, se hanno colto qualche elemento interessante o hanno centrato l’obbiettivo ed è normalissimo che ci sia una certa percentuale di ipotesi fallite -sarebbe troppo bello il contrario-, ma anche le ipotesi falsificate (e qualche volta ad esserlo non sono solo quelle azzardate, ma anche di quelle molto ben fondate che, però , non reggono alla prova finale) non sono affatto inutili, sia perché restringono il campo, sia perché contribuiscono ad acquisire indirettamente elementi utili. Quindi niente di male se si fanno ipotesi e le si dichiara come tali e, magari, si cerca di valutare il margine di rischio che comportano. Poi se qualcuno ha un metodo scientifico migliore da proporre lo faccia: l’Umanità gliene sarà grata, anche perché, da secoli, nessuno è riuscito a trovare di meglio che procedere in questo modo.
In attesa di essere illuminati da qualche grande scienziato, procediamo umilmente con l’unico metodo che conosciamo.
Primo punto: formulare il problema e individuarne i termini.
In meno di un anno si sono verificati quattro episodi di strage in Europa. Considerato che le stragi sono avvenimenti -per fortuna- piuttosto rari, considerato l’arco di tempo assai ristretto (8 mesi circa) sorge la domanda: “si tratta di una pura casualità o ci sono nessi da indagare e, nel caso affermativo, di che natura sarebbero questi nessi?”. E di qui: “siamo di fronte ad una nuova strategia della tensione?”

I quattro episodi accadono ciascuno in un paese diverso di Europa, hanno protagonisti abbastanza diversi per nazionalità, età, estrazione sociale, collocazione politica.
Peraltro, se per i primi tre casi è facile parlare di patologia mentale, nel quarto caso, abbiamo di fronte quello che potremmo definire, piuttosto, un “terrorista individuale” che ha agito con una sua razionalità politica (per quanto aberrante essa sia).
Anche le vittime sono (relativamente diverse fra loro): giovani socialdemocratici norvegesi, immigrati senegalesi, ebrei francesi, pacifici cittadini di Liegi.
Dunque casi per molti versi dissimili fra loro. Quel che farebbe propendere per la casualità, per cui, pur essendo le stragi in genere avvenimenti abbastanza rari, ne sono accadute diverse in un breve periodo per puro caso. Può darsi, ma ci sono anche somiglianze ricorrenti che rendono meno probabile la casualità:

a- in tre casi le vittime non sono indiscriminate ma individuate come appartenenti ad un particolare gruppo politico o sociale (Utoya, Firenze, Tolosa) mentre questo dato non appare così chiaro nel caso di Liegi (a meno di non pensare che l’attentatore ce l’avesse con gli abitanti della città in quanto appartenenti ad una comunità dalla quale si sarebbe sentito escluso).

b- In tutti i casi il gesto rivela un odio totale per le vittime che non è detto possa essere spiegato solo con accessi di follia individuale, potendo anche considerarsi come una sorta di ricaduta di atteggiamenti da “guerra totale” o di annientamento

c-in tre casi (Firenze Tolosa, Liegi) l’azione si conclude con la morte dell’autore (due suicidi, uno ucciso)

d-in tutti i casi la tecnica è quella del cecchinaggio (nel caso di Utoya anche con l’uso di esplosivi) che ricordano molto da vicino quelle tecniche di “guerra tra la folla” di cui si parlò molto al tempo della dottrina sulla “guerra rivoluzionaria”

e-in almeno tre casi (Firenze, Tolosa, Liegi) si sarebbe trattato di persone con precedenti di vario tipo (psichiatrico o politico) per cui erano noti alle forze di polizia e sorvegliati, ma questo non gli ha impedito di trovare le armi di cui avevano bisogno ed, in qualche caso, si è trattato di una vera e propria armeria.

f-in diversi casi l’episodio si è verificato in un momento politico delicato (Italia a ridosso della crisi di governo, Belgio in un passaggio delicato dell’eterna crisi di governo, Francia elezioni politiche)

Dunque, ce n’ è abbastanza per cercare spiegazioni di ordine non casuale, anche se è evidente che mancano elementi tali da trattare il problema in termini di certezza e tocca spingersi sul terreno delle ipotesi. C’è un primo ordine di spiegazioni “non casuali” ma di tipo “oggettivo”: i nessi sono da cercare nel particolare momento che viviamo che miscela odi etnico-razziali e crisi economica più che in una matrice soggettiva comune. In questo senso andava un articolo di Adriano Sofri a novembre (di cui abbiamo parlato) e, più o meno sulla stessa lunghezza d’onda si è collocato un intervento web di Annamaria Rivera. Ipotesi più che plausibile, con elevato grado di probabilità di essere esatta: la crisi spinge a comportamenti esasperati (ad esempio in Grecia c’è una impennata di suicidi) d’altro canto c’è un terreno preparato da circa venti anni di veleni xenofobi e di problemi dell’immigrazione mal gestiti, dunque una “precipitazione chimica” dei sue elementi ha ottime probabilità di ottenere effetti simili a quelli di cui parliamo. Questo non spiegherebbe le troppe similitudini nella tecnica degli attentati, ma anche questo può avere una spiegazione di tipo “oggettivo”: la sindrome imitativa per cui, se il giornale dà notizia di un tale che si è buttato dalla Tour Eiffel, è molto probabile che nelle settimane successive altri faranno la stessa cosa e nello stesso modo.

D’altro canto, gli attentatori di Liegi e soprattutto Firenze, presentano sintomi di squilibrio reale, per cui la sindrome imitativa (rispetto al primo caso, quello di Utoya) potrebbe benissimo essere la spiegazione del loro gesto. Questo però va meno bene nel caso di Tolosa dove abbiamo di fronte un guerrigliero esperto, non uno psicolabile spinto da pulsioni imitative. Ma Tolosa lasciamola per un attimo da parte.
Dunque delle spiegazioni non casuali ed oggettive ci sono e coprono una buona parte degli elementi su sui abbiamo appuntato la nostra attenzione.

Adesso poniamoci un problema nel problema: valutato come molto probabile (ma non sicuro) che la spiegazione di questi episodi sia da cercare nel particolare clima sociale e politico che arma la mano di soggetti psichicamente deboli, questo basta a spiegare tutto o si tratta solo delle condizioni oggettive delle quali qualcuno ha approfittato operando in una o più occasioni, per fare qualche operazione (a proposito: si chiamano “operazioni di intelligence” o “politiche” non complotti, il termine complotto lasciamolo alle chiacchiere fra analfabeti al bar dello sport).

Sia chiaro che qui stiamo muovendoci su una lastra di ghiaccio molto più sottile della precedente, con margini di rischio molto più alti. Quindi ragioniamo sapendo di stare facendo ipotesi azzardate che possono essere facilmente smentire in tutto i in parte, disponendo di dati di conoscenza ancora troppo limitati.
I punti più inquietanti che ci spingono a prendere in considerazione questa ipotesi sono: l’eccessiva facilità con cui questi soggetti si sono procurati le armi ed hanno preparato la loro azione (meno male che li sorvegliavano!), i diversi punti oscuri delle ricostruzioni, per cui c’è sempre qualcosa che non convince ed il tempismo politico di questi attentati. In particolare il caso di Tolosa c’è chi sostiene, con qualche dato di fatto attendibile:

1-l’attentatore era nella lista nera dei super controllati dei servizi americani, a suo tempo comunicata agli altri servizi. E a che serve tenere uno nella lista dei super controllati, se poi riesce a fare quello che ha fatto Mohammed Merah?

2-Merah sembra fosse “coltivato” dai servizi francesi che speravano di farne un proprio infiltrato per cui, come dice il “Foglio” si tratterebbe di una “operazione di intelligence finita male”

3-Merah aveva un livello di vita molto dispendioso con continui viaggi in medio oriente, acquisto di armi ecc e non si capisce da dove prendesse i soldi

4-Sembra che l’uomo avesse rapporti non occasionali con ambienti jiadisti

Dunque, l’ipotesi del fondamentalista islamico che si è fatto da solo e che ad un certo punto ha deciso e fatto la strage tutto da solo non convince molto.
Peraltro: in un primo momento la polizia aveva parlato di un suicidio dell’attentatore che si era volontariamente gettato nel vuoto da una finestra sfracellandosi al suolo, dopo, invece, la polizia ha ammesso di aver abbattuto Merah con colpi sparati alla testa da tiratori scelti (ma non si era detto che lo volevamo vivo?). Infime, il punto più scabroso di tutti: ammesso che l’uomo abbia deciso in perfetta solitudine di fare quell’ignobile mattanza, come mai decide di farlo proprio in Francia a cinque settimane dal primo turno di presidenziali che vedono il presidente uscente in forte affanno? Tutto è possibile, ma, insomma, la coincidenza merita d’essere rimarcata.
Insieme al caso di Utoya, quello di Tolosa è il caso con più aspetti politici inquietanti.
Dunque, le spiegazioni “oggettive” fanno certamente parte di una ricostruzione complessiva possibile, ma non sembrano del tutto soddisfacenti e l’ipotesi di qualche mano “occulta” ha dalla sua parte diversi elementi per essere presa in considerazione.
E si tratta di una ipotesi che si sfiocca in due sotto-ipotesi:

a-tutte le stragi hanno un’unica regia e puntano ad un risultato preciso (questa sarebbe l’ipotesi classica della “strategia della tensione”)

b-siamo di fronte ad un misto di situazioni diverse in cui un episodio è il gesto solitario di un folle, un altro è l’esecuzione di un’operazione decisa da una centrale terroristica (magari di destra o jiadista), un altro è il frutto di una azione coperta di un servizio segreto. E magari in qualche caso si sovrappongono più mani.

Il primo tipo di ipotesi è il più debole sia perché ci sono troppo pochi elementi per sospettare ciò in modo fondato, sia perché riesce difficile individuare con esattezza un movente che possa spiegare il tutto. Comunque, per correttezza, tutte le ipotesi con non siano al di sotto di una soglia minima di plausibilità, vanno prese in esame. Qui il dato da cui partire è che queste stragi concentrate nel tempo si verificano in paesi diversi (quindi è sotto la soglia di plausibilità una pista “nazionale) però tutti dell’area Euro.
Dunque, la logica sottostante potrebbe essere quella di una destabilizzazione socio politica finalizzata alla destabilizzazione della moneta. Ci si può lavorare per capire cosa ci sia di vero tanto nella linea principale di ragionamento (se qualcuno ha interesse e sino a che punto a destabilizzare l’Euro; il che sembra meno probabile di quanto poteva apparire in autunno) e su quella secondaria (se davvero ci siano nessi fra quella strategia e queste stragi).
A questo punto, direi che si tratta di una ipotesi che – pur meritando attenzione- non è molto promettente.

Più promettente puo’ essere la seconda sotto ipotesi che suddivide i singoli casi. Può anche darsi che la stessa mano abbia potuto operare anche in un paio di casi, ma ogni caso farebbe un po’ storia a sé stante ed, al massimo, l’eventuale intervento di qualche servizio di intelligence potrebbe aver sfruttato la copertura offerta dalla coincidenza con gli altri casi (una sorta di “nebbia di guerra” oggettiva nella quale qualcuno ha cercato di affogare anche la sua operazione). Non è da escludere neppure una “sovrapposizione” di mani diverse in uno stesso caso: ad esempio a Tolosa potremmo trovarci di fronte ad un caso di azione terroristica di un gruppo jiadiststa consentito (o forse anche stimolato) dai servizi francesi ad uso interno. Ad Utoya potremmo trovarci davanti ad una operazione di quel particolare mondo a cavallo fra internazionale nera e xenofobia non specificamente fascista. Qui potrebbe essersi inserito qualcuno che ha interesse ad infiammare il nervo della convivenza fra immigrati ed europei, magari solo con lo scopo di guadagnarsi un ruolo di maggiore rilievo: in fondo anche i servizi hanno il problema di difendere il proprio posto di lavoro “stimolando la domanda” dei propri “prodotti” sul mercato. Ognuno si procura il lavoro come può e con i mezzi consentiti dal proprio livello morale e, quello dei servizi, è spesso molto basso.
Scusate il cinismo di questa frase, ma, forse è il modo migliore per capirsi.

Insomma c’è da lavorare ancora molto e non è il caso di dare per chiusa nessuna ipotesi. Salvo che per le piste lapalissianamente inconsistenti, la decisione di abbandonarle o meno può essere presa solo dopo un certo percorso di indagine. In fondo, le indagini si fanno proprio per questo e la sicumera di chi dà per scontato qualcosa a monte dell’indagine, è sempre una dimostrazione di stupidità, sia che lo si faccia per sostenere una ipotesi sia che lo si faccia per dichiararne sbagliata un’altra.

aldogiannuli.it

Articolo Preso dal Blog di Cadoinpiedi

, , , ,

No comments yet.

Lascia un Commento